Si è parlato di «crisi», si è trattato il delicato tema dell’errore. Stavolta l’autore nel suo originale ciclo di riflessioni che, a partire da una favola, offrono l’input agli adulti per scoprire le dinamiche relazionali della quotidianità, si cimenta con un termine tanto adoperato quanto “trascurato”: l’incontro.

*Dario Di Giosia

Il racconto del Piccolo Principe è scritto come testimonianza di un incontro tra amici. L’autore è il pilota-pittore, il luogo il deserto del Sahara, l’incontro è quello straordinario con un ragazzo. Una favola in verità, ma non solo per bambini, perché i significati educativi richiedono l’impegno, non immediato, di decifrare contenuti e di lasciarsi colpire da provocazioni continue.

Giovani e adulti vi trovano molto da imparare e i bambini molti motivi per giocare. Una pagina pedagogica perciò l’autore la spende subito, come in un lamento autobiografico. Voleva fare il pittore. Ha tentato alcuni disegni, ma nessuno gli ha dato retta: «I grandi non capiscono mai niente da soli…». L’espediente letterario serve certamente a far convergere l’attenzione al valore artistico delle espressioni umane, al mondo spirituale, ai sogni e alle ragioni del cuore, ma vuole anche intendere che talvolta si ha poca attenzione alle inclinazioni naturali, ai desideri, e si educa (e ci si educa) seguendo più le attese degli altri che la possibilità di esprimere talenti. «Fu così che a sei anni rinunziai a quella che avrebbe potuto essere la mia gloriosa carriera di pittore» dice ironicamente, e un po’ melanconico, l’autore. Mai scoraggiare l’iniziativa di un bambino.

Il nuovo mestiere di pilota di aerei gli consente tuttavia di incontrare tanta gente. Antoine de Saint-Exupéry, autore mai nominatosi nel testo ma nella vita realmente pilota, in questa finzione di “diario personale”, scrive così di aver avuto molti incontri, però, osserva che pochi sono stati quelli con persone di «mente aperta». Li ha cercati, con una sorta di test psicologico fatto coi suoi disegni, ma non ha trovato molta comprensione. I discorsi sono spesso rimasti in superficie, sui temi del gioco, della politica, dei vestiti. Lui è stato comunque attento a tutti. Tutti lo hanno trovato sensibile; con tutti ha comunque parlato. Nondimeno conclude: «Ho trascorso la mia vita solo, senza nessuno con cui parlare». Gli incontri non sono perciò tutti uguali. Se, con la mente e con il cuore, non si scende più in profondità, lì dove e possibile condividere la verità e gli affetti, allora si rischia di essere soli.

Antoine de Saint-Exupéry, autore mai nominatosi nel testo ma nella vita realmente pilota, in una sorta di “diario personale”, scrive di aver avuto molti incontri, però, osserva che pochi sono stati quelli con persone di «mente aperta»…

L’incontro dunque, il vero incontro, è il tema pedagogico della fiaba. L’incontro che genera amicizia, prossimità, apertura, dialogo sincero, è il luogo della crescita e della vita e della felicità. Il pilota-pittore incontra finalmente una «straordinaria personcina» che sembra comprenderlo, che sa capire il valore dei suoi disegni, anzi gliene chiede uno. È il Piccolo Principe. Intorno a questo incontro si gioca tutto. Il pilota e il Principe divengono qui come padre e figlio che si incontrano e si raccontano. I giorni che passano sono l’occasione del gioco e della conoscenza. La stessa favola, con i personaggi bizzarri quali l’astronomo turco o il limpionaio, è parte di questo momento, strumento di lettura e di complicità familiare.

Il Piccolo Principe è occasione di incontro e di educazione all’incontro. Non come fanno alcuni grandi, quelli che si interessano solo di età, stato di famiglia e patrimonio. Di un nuovo amico si deve comprendere l’animo: «Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?». Momento dopo momento il racconto fa crescere la fiducia, l’affetto, la conoscenza dei sentimenti, la conoscenza delle fragilità: «il paese delle lacrime è così misterioso».

Il Piccolo Principe è occasione di incontro e di educazione all’incontro. Non come fanno alcuni grandi, quelli che si interessano solo di età, stato di famiglia e patrimonio. Di un nuovo amico si deve comprendere l’animo

È la pedagogia descritta della volpe, l’amico volpe, che il Principe, a sua volta, ha già incontrato. È la pedagogia che risponde al bisogno di amicizia e appartiene a chi si fa compagno di cammino. Anche il nostro ragazzo ha bisogno di amicizia, cerca qualcuno con cui parlare, ma non sa come si fa. Ha troppa fretta e rischia di non conoscere e non comprendere. La volpe “selvatico”, allo stesso tempo, ha bisogno anche lui di essere “addomesticato”, per fidarsi e giocare col suo nuovo amico. Così lo istruisce e istruisce anche il lettore: «Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici».

Grande accusa alla cultura diventata materialista e consumista. Vi mancano i sentimenti e l’educazione ai sentimenti. La volpe perciò si fa maestro di prossimità e confidenza: «In principio tu sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla… Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino». Prima lontano, in attesa, poi più vicino, studiandosi con la coda dell’occhio, l’amicizia cresce e si fa insostituibile gioia. Attenzioni da imparare, a tutte le età, sono la fedeltà e la quotidianità di momenti comuni che divengono eccezionali: «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice».

La volpe si fa maestro di prossimità e confidenza: «In principio tu sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla… Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino»

Gli insegnamenti della volpe sono quelli che il pilota-pittore si trova a vivere eccezionalmente. Ormai anche lui è diventato amico “addomesticato” del Principe. Il suo era stato un incontro casuale, dettato dalla rottura del motore del suo aereo, ma ora sente di dovere gratitudine a quel deserto e a quel momento. Egli comprende che anche il “deserto” di un uomo può nascondere un “pozzo”, una ricchezza; comprende che il mistero di una casa è dato dal “tesoro” che nasconde nel cuore.

Chissà che il motore freddo della società non abbia ad incepparsi un po’ per tutti, sì che abbiamo a riscoprire il valore dell’amicizia, della prossimità, degli affetti, ma anche della paternità e maternità, più attenti al tempo dell’incontro e della condivisione.

*Congregazione della Passione di Gesù Cristo

Leggi anche i primi due Commenti sul Piccolo principe:

La crisi del Piccolo Principe

I peccati del Piccolo Principe

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