Il Parlamento Ue sceglie il nuovo presidente

L'euroassemblea rinnova le cariche interne. Si voterà martedì 17 gennaio nel corso della plenaria di Strasburgo. Un importante passaggio democratico, che però - occorre riconoscerlo - non riesce a coinvolgere l'attenzione dell'opinione pubblica. Sette i candidati in lista, per ora: i due pretendenti più quotati a succedere al tedesco Schulz sono gli italiani Pittella e Tajani

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Le trattative sono in corso, ma restano “affare di pochi”. Relegate finora in alcuni uffici, nei corridoi e fra i tavolini dei bar presenti nella sede del Parlamento europeo a Bruxelles. Poi, da lunedì 16 gennaio, tutto il Parlamento (deputati, assistenti, funzionari, con al seguito i giornalisti) si trasferirà a Strasburgo, sede ufficiale dell’Assemblea comunitaria, per la plenaria, che si dipanerà fino al 19 gennaio. Una sessione particolarmente intensa che prevede, in primo luogo, l’elezione del presidente del Parlamento e il rinnovo di tutte le cariche interne e la composizione delle 22 commissioni parlamentari permanenti.

Schulz passa il testimone. La carica di presidente del Parlamento europeo è una tra le più ambite in sede Ue, perché assegna grande visibilità politica e mediatica al deputato eletto, il quale organizza e governa i lavori interni, rappresenta l’istituzione presso gli altri organismi Ue, verso i cittadini e l’opinione pubblica e nei riguardi dei parlamenti nazionali dei Paesi aderenti. Interviene al Consiglio europeo (riunione periodica dei 28 capi di Stato e di governo Ue) portando il punto di vista del Parlamento sulle principali questioni politiche del momento. Inoltre, il presidente firma il bilancio europeo ed è co-firmatario, assieme al presidente della Commissione, dei disegni di legge varati in sede comunitaria. Negli ultimi cinque anni, per due mandati consecutivi, la carica è stata ricoperta dal tedesco Martin Schulz, esponente dei Socialisti e democratici. È la prima volta che accade una riconferma, perché tradizionalmente il ruolo di presidente è ricoperto per due anni e mezzo, ovvero metà della legislatura. A metà della quale, come avverrà settimana prossima, si rimettono in gioco tutte le cariche dell’Assemblea.

Sette candidati, fra cui tre italiani. Lunedì 16 gennaio, dunque, alle 18 nell’emiciclo di Strasburgo, saranno resi noti i nomi dei candidati alla carica. Al momento sono sette: Eleonora Forenza, italiana, esponente del gruppo Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica; Jean Lambert, britannico, dei Verdi/Alleanza libera europea; Gianni Pittella, italiano, Alleanza progressista di Socialisti e democratici; Laurenţiu Rebega, esponente del gruppo Europa delle Nazioni e della libertà; Helga Stevens, Conservatori e riformisti europei; Antonio Tajani, Partito popolare europeo; Guy Verhofstadt, Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa. I due candidati che, ai nastri di partenza, sembrano avere maggiori opportunità di vincere lo scatto verso la presidenza, sono gli italiani Tajani e Pittella (un italiano in questo ruolo manca dagli anni ’70, l’ultimo fu Emilio Colombo), i quali devono però raggranellare voti sufficienti oltre che nel proprio partito anche negli altri gruppi politici, per giungere alla maggioranza dei voti. I deputati sono in totale 751. I giochi vengono considerati aperti e potrebbero giungere delle sorprese.

«Nuove candidature potrebbero emergere nel corso di uno qualsiasi dei primi tre scrutini», spiega Marjory Van de Broeke, da poche settimane alla guida del servizio stampa dell’Europarlamento. «Qualora nessun candidato avesse ottenuto la maggioranza assoluta dei voti validi espressi nei primi tre scrutini, il presidente sarà eletto a maggioranza semplice durante un quarto e ultimo turno di votazione, che vedrà al ballottaggio i due candidati che hanno ottenuto più voti nel terzo scrutinio». Dunque nella giornata di martedì 17 è prevista una breve autopresentazione dei candidati (precisamente 3 minuti a testa), poi si passerà alle votazioni.

«L’elezione incomincia martedì alle 9 e viene effettuata a scrutinio segreto. I parlamentari scrivono la loro preferenza su un foglio e lo inseriscono nell’urna, supervisionata da 8 deputati. Se un candidato raggiunge la maggioranza assoluta dei voti (50%+1) è immediatamente eletto. Le schede bianche o nulle non vengono contate». Se non c’è un vincitore dopo il primo scrutinio, “gli stessi candidati o altri”, sostenuti almeno da 38 deputati o espressi da un gruppo politico, «possono essere nominati per un secondo round con le stesse condizioni. La procedura può essere ripetuta fino a tre volte secondo necessità». Se ancora nessuno risultasse eletto alla terza votazione, «i due candidati più votati si sfidano», nel pomeriggio di martedì, «in una quarta votazione in cui il vincitore è scelto dalla maggioranza semplice. In caso di pareggio, risulterà vincitore il candidato più anziano». Così entro il tardo pomeriggio di martedì prossimo il Parlamento europeo dovrebbe avere il successore di Schulz.

Il neo eletto dovrebbe rivolgere un discorso programmatico in emiciclo. Vicepresidenti e questori. Nella stessa giornata del 17 si procederà con la votazione dei 14 vicepresidenti, mentre nella mattinata di mercoledì 18 gennaio si passerà al voto dei 5 questori (responsabili per materie amministrative e finanziarie che interessano i deputati) e alla nomina delle commissioni parlamentari. La plenaria proseguirà poi con un dibattito tra i deputati e Joseph Muscat, premier maltese e presidente di turno del Consiglio Ue e un altro dibattito con Jean-Claude Juncker (Commissione) e Donald Tusk (Consiglio) sulle sfide del 2017.

Gianni Borsa

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