Raccontare una notizia che coinvolge da vicino, anzi da molto vicino, non è mai facile. Neppure se il fatto è di quelli che lasciano… sorprendentemente senza parole. Il 9 gennaio Recanati, o meglio il popoloso rione Le Grazie, ai piedi del centro storico leopardiano e da sempre “intraprendente” cuna della vitalità cittadina, è balzata nuovamente agli onori della cronaca. Proprio nei giorni in cui si sono svolte a Roma le audizioni per la presentazione della candidatura dell’Ermo Colle a Capitale italiana della Cultura 2018, dall’America, durante la consegna dei Golden Globe di quest’anno ci ha pensato l’abito griffato di Meryl Streep a far brillare di una straordinaria e inaspettata luce la terra marchigiana. Fiaccata dalle scosse di terremoto, ma fieramente ingegnosa e sempre pronta a tessere i fili delle novità.

(foto Givenchy)

Gli specchietti cuciti ad arte sulla mise realizzata da Givenchy, infatti, sono stati realizzati dalla Fa.Bo.Re, che da mesi collabora con la maison di Parigi ma che non si aspettava di certo un clamore così strepitoso. Hanno immediatamente fatto il giro del mondo e del Web le foto dell’attrice statunitense cui è andato il prestigioso riconoscimento alla carriera.

Lei, icona di bravura scenica e di innegabile glamour, l’irresistibile “Miranda” de «Il diavolo veste Prada» (a chi non è subito venuto in mente quel film?) con naturale eleganza indossava un vestito nero a sirena tempestato di quei pezzetti di colore sapientemente lucidati a mano dall’impresa recanatese, oggi gestita dai fratelli Paolo e Rossana Arbotto, che con i loro due collaboratori Gabriele Messi e Luciana Eusebi tengono fede ai princìpi che, da sempre, animano questa piccola, grande attività artigiana: serietà, passione e creatività.

Devono essere stati questi, evidentemente, gli ingredienti che hanno conquistato il plauso della giovane stilista che tiene i contatti con la Fa.Bo.Re per conto della casa di alta moda parigina e che, l’8 dicembre scorso, approfittando di un tour in Italia (dove, tra l’altro, avviene parte della produzione manifatturiera), è voluta venire appositamente nel nostro borgo per rendersi conto, di persona, del tipo di materiali utilizzati nel laboratorio che sorge all’inizio del quartiere. «La designer si era già mostrata entusiasta fin dalle prime corrispondenze avvenute tramite posta elettronica – ricorda Rossana –, ma non abbiamo potuto non scorgere nel suo sguardo una meraviglia autentica nello scrutare il nostro campionario e nell’ammirare lo stile tipicamente italiano».

Riccardo Tisci, direttore creativo di Givenchy

Non potrebbe essere altrimenti, d’altronde, considerando che italiano è anche l’attuale direttore creativo del brand, Riccardo Tisci, che si è detto «letteralmente innamorato di quei campioni». Nato a Taranto e trasferitosi da bambino in Lombardia, classe 1974, lo stilista si è formato a Londra diplomandosi alla Central Saint Martin, una delle scuole più prestigiose per il settore moda. Quindi, l’incontro con Givenchy che ben presto, in un sodalizio destinato a rafforzarsi nel tempo, gli affida il timone per pret-a-porter, haute couture e accessori. Tisci è particolarmente quotato per la sua linea pulita ma comunque ricercata e sempre attenta al dettaglio più sofisticato. Ora, dopo il trionfo targato Hollywood, un’altra soddisfazione per il nostro connazionale: sarà proprio lui, infatti, a vestire Maria De Filippi, attesa conduttrice assieme a Carlo Conti al prossimo Festival di Sanremo, che ha pubblicamente elogiato il direttore dal talento “esportato” all’estero ma con l’animo legato all’Italia.

Lunedì scorso, ad accorgersi che su quel palco – reso ancora più celebre dal duro attacco politico che l’amatissima Streep, 15 volte premio Oscar come interprete protagonista, ha rivolto al presidente degli Usa Donald Trump – a farla da padrone era una rifinitura decisamente familiare è stato il minore dei due titolari. «Ero sul divano quando ho sentito nominare il suo nome al telegiornale – spiega Paolo – e subito l’occhio è andato sugli specchietti, i nostri specchietti!». Pochi minuti dopo, la conferma via mail firmata da Givenchy, con tanto di immagini scattate a Beverly Hills. Immagini che hanno subito catalizzato l’attenzione dei media nazionali e locali, incuriositi da questa realtà locale nata come fabbrica di bottoni, subito dopo la Seconda Guerra mondiale.

Guglielmo Arbotto, a destra, con il suo socio Emilio Marconi

Sono passati oltre settant’anni, difatti, quando Guglielmo Arbotto, nato nel 1925, insieme al suo amico fraterno Emilio Marconi decise di dare forma all’estro che lo contraddistingueva con la fondazione della fabbrica. Lo spunto, nel settembre del ’44, furono i ciondoli, particolarmente in voga. La scarsezza dei mezzi e l’impoverimento che il conflitto avevano causato non giovava di certo, ma i nostri seppero comunque arrangiarsi inventando una fruttuosa attività: i bottoni. Da lì, complice il boom economico, l’arrivo dei primi successi nel campo dell’abbigliamento. Ma, come sempre accade, tra le pagine chiare e le pagine scure dell’esistenza il destino scompiglia le carte e, dopo l’abbandono della società da parte di Emilio per motivi di salute, la scomparsa di Guglielmo, nel 1971, sconvolge ogni piano.

Morire a soli quarantasei anni, lasciando i figli ancora piccoli e un progetto avviato da mandare avanti: all’epoca sembrò impossibile, eppure la tenacia e lo spirito di sacrificio inculcata dall’imprenditore recanatese nei suoi ragazzi e in sua moglie Nella fece germogliare i frutti, anche grazie all’aiuto prezioso dei parenti più stretti e degli operai. Negli anni Ottanta, i bottoni lasciarono spazio alla lavorazione di materie plastiche e agli accessori per calzature, fino alle fiches per importanti casino e agli originali tasti per strumenti musicali.

Guglielmo con la moglie Nella Pepa e i figli Rossana e Paolo nel 1965

«Pochi istanti prima di lasciarci – rammenta commossa Rossana – nostro padre ci lasciò come testamento morale una sola, indimenticata parola: onestà. E su quella abbiamo sempre cercato di proseguire il nostro lavoro ma di coltivare, prima di tutto, la nostra coscienza».

Passato e presente sembrano oggi incrociarsi, nelle pieghe inaspettate dell’esistenza. Di Riccardo Tisci, anche lui orfano di padre a nove anni e con ben otto sorelle, delle sue origini umili che lo hanno portato a tenere sempre i piedi piantati a terra e distaccato dal fashion system, c’è una frase che spicca sulle altre: «L’onestà è quello che cerco negli altri». Sarà forse per questa sensibilità, apparentemente inconsueta nel mondo delle star, che qualche mese fa Rossana e Paolo si sono visti recapitare in ditta un mazzo di fiori da parte della maison, che ringraziava i due fratelli per la professionalità, il tempismo e la dedizione nel lavoro svolto. Quell’omaggio, racconta la maggiore degli Arbotto, «lo abbiamo portato al camposanto dai nostri genitori, perchè siamo certi che da Lassù, anche dopo tanti anni, continuano a vegliare su di noi». Nonostante la crisi che attanaglia le piccole e medie imprese delle Marche, nonostante i segnali non sempre incoraggianti che arrivano dal territorio spesso incapace di cogliere e valorizzare le caratteristiche vincenti degli articoli.

Per i due titolari, adesso, assieme alla gratificazione giunta dall’estero, il “premio” più bello ai tanti sforzi che questo lavoro comporta è stato senz’altro l’attestato di stima unito all’affetto sincero che si è subito manifestato in Città, dove entrambi sono molto conosciuti. «Vogliamo esprimere il nostro grazie – dichiarano i due fratelli, impegnati in questi giorni a portare a termine le consegne dirette in Francia – a quanti, con telefonate e messaggi, ci hanno fatto sentire la propria vicinanza, condividendo questa gioia che non può che incoraggiarci a proseguire fiduciosi». E chissà che per loro non arrivino traguardi ancora più “brillanti” e forieri di altre sorprese…

Scrivere di qualcosa che tocca la storia della propria famiglia non è mai semplice, no, e la memoria corre indietro al mio primo articolo scritto proprio sulla Fa.Bo.Re. Sulla fabbrica di mia madre e mio zio, ma soprattutto di Guglielmo, quel nonno adorato che non ho mai conosciuto ma il cui esempio ha sempre abitato nei nostri cuori.

La sede della fabbrica

Guarda anche il servizio VIDEO realizzato da è Tv Macerata:

VIDEO – A Hollywood «brilla» l’artigianato della Fa.Bo.Re di Recanati

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