Dopo la crisi (leggi Qui), è la volta degli “inciampi”. Quali sono i peccati del biondo protagonista creato dalla geniale mente di Antoine de Saint-Exupéry? Scopriamolo insieme….

*Dario Di Giosia

Il racconto del Piccolo Principe fa alzare lo sguardo, educando ad una lettura approfondita delle cose, fino a comprendere che esistono significati importanti nascosti, oltre le apparenze immediate. I disegni del boa che ha ingoiato un elefante, della pecora dentro la scatola, solo gli occhi di un bambino possono vederli. I grandi sono presi dal mondo, dalle cifre, dai numeri, dalla sola ragione. Il Principe spinge perciò più in là: «L’essenziale è invisibile agli occhi».

Viaggia. E nel suo viaggio il confronto con il mondo dei grandi è importante. Ciò avviene con una certa ironia e, talvolta, con vera canzonatura. Il racconto è una critica ai modelli di vita con cui il giovane lettore è chiamato a commisurarsi, anche se questo risulta senza tante polemiche, perché, dice il Principe, si deve essere «indulgenti coi grandi». Viene però da chiedersi se questi grandi sono disposti a restare comunque uguali a sé stessi, quando, leggendosi, perché anche i grandi leggono le favole, abbiano a riconoscersi in certi volti così poco attraenti. Vediamoli.

Il Principe, innanzitutto, ha una missione da compiere: trovare una soluzione per i baobab che infestano il suo pianeta. Per questo si fa disegnare dal pittore una pecora che possa mangiare gli arbusti, una pecora che porterà con sé affinché mangi i germogli di baobab quando ancora sono piccoli. I baobab infatti crescono e divengono troppo grandi, infestano il piccolo pianeta del Principe e lo fanno scoppiare. «Fate attenzione ai baobab», dice il racconto, con un evidente rimando a tutto ciò che cresce troppo, dalle singole persone alle multinazionali. È palese, lungo la narrazione, un’accusa all’avidità che caratterizza talvolta le persone. Si vuole tutto. Si vuole troppo. E si consuma egoisticamente il mondo. Primo confronto.

I baobab divengono troppo grandi, infestano il piccolo pianeta del Principe e lo fanno scoppiare. «Fate attenzione ai baobab», dice il racconto, con un evidente rimando a tutto ciò che cresce troppo. Lungo la narrazione, emerge un’accusa all’avidità che caratterizza talvolta le persone. Si vuole tutto. Si vuole troppo. E si consuma egoisticamente il mondo

Migrando, poi, come in un itinerario alla scoperta della vita, il Principe incontra nuovi mondi e nuove personalità. Sul pianeta più vicino c’è un re in attesa di sudditi. A questo re piace comandare. Gli piace così tanto che è pronto anche ad aspettare il “momento favorevole” pur di essere obbedito. Fa coincidere l’ordinario accadere delle cose con i suoi comandi, oppure trasforma le richieste degli altri in sue disposizioni: «Ti ordino di interrogarmi». È ridicolo nel giustificare il suo presunto potere, ma non può farne a meno. Così quando il Principe, annoiato, se ne va, il re lo nomina suo ambasciatore. Di fatto, è solo sul suo pianeta e ha bisogno di ricorrere a tanta fantasia per darsi un tono. Quanta fatica devono fare alcuni per stare “sopra” gli altri. Ne vale la pena? Altro confronto.

Il secondo pianeta è quello del vanitoso. «I vanitosi non sentono altro che le lodi», dice il racconto. Cercano ammirazione, plauso. Quello di questo pianeta ha un cappello strano che solleva ad ogni battito di mani per salutare i suoi ammiratori. Il Piccolo Principe chiede che cosa se ne farà mai dell’ammirazione degli altri. E conclude: «Decisamente i grandi sono ben bizzarri». Come dargli torto quando, pur di apparire, si è pronti a vendere tutto? Lui deride questa vanità. E il lettore o la lettrice, lo faranno? Può essere difficile riconoscersi in certe debolezze, ma lo specchio è limpido.

Giunto al pianeta successivo, il terzo, vi trova l’ubriacone. Il piacere di bere alcool lo ha reso schiavo. Poco importano le motivazioni psicologiche di poca autostima, con cui ha cominciato, ormai è perso in un circolo vizioso: beve per dimenticare la vergogna e si vergogna di essere un bevitore. L’alcool lo ha distrutto, gli ha tolto la felicità. Il piacere cercato non è mai raggiunto. Dimenticare è come non esistere e non esistere non rende felici. Triste destino. Il Principe se ne va, perplesso.

Il Piccolo Principe chiede che cosa se ne farà mai dell’ammirazione degli altri. E conclude: «Decisamente i grandi sono ben bizzarri». Come dargli torto quando, pur di apparire, si è pronti a vendere tutto? Lui deride questa vanità. E il lettore o la lettrice, lo faranno?

Sul quarto pianeta vi è un altro “drogato”, non di stupefacenti però, ma di possesso. Un serio uomo d’affari passa tutto il suo tempo a contare i suoi beni: le stelle. È così preso dal contare che odia essere disturbato. Il suo scopo è il patrimonio, essere ricco di beni per poter comprare altri beni. Il confronto con il Principe si gioca perciò con uno stile molto fine. Anche il nostro ragazzo possiede una rosa e tre vulcani, ma il suo possesso si esprime attraverso una cura, la cura dell’acqua e della pulizia. Il possesso di questo uomo, padrone delle stelle, non ha invece alcun significato se non l’accumulo in banca. «Tu non sei utile alle stelle», dice il Principe.

L’abitante del quinto pianeta ha un desiderio sopra tutti gli altri desideri: dormire. Si era trovato un lavoro di tutto riposo che gli permetteva di rilassarsi di giorno e di notte. Bastava che accendesse il suo lampione alla sera e lo spegnesse al mattino. Ora però è vittima di un cambio di orario, per cui la giornata dura un minuto, e lui deve accendere e spegnere in continuazione. Non può non essere fedele al suo lavoro, ma non c’è neanche soluzione per coltivare la pigrizia che tanto ama. Vittima del sistema. Al Principe, quest’uomo sembra più simpatico dei precedenti, più disinteressato degli altri, tuttavia neanche passare la vita a dormire sembra essere possibile. «Non sei fortunato» gli dice il Principe.

Gli incontri successivi descrivono ancora personaggi bizzarri, ma non troppo, per chi sa leggere tra le righe. E tutti i “bambini” lo sanno fare. Il sesto pianeta è infatti quello del geografo. Un uomo che non vive se non per sentito dire. Conosce solo ciò che gli raccontano gli esploratori. Non apprezza il fiore del Piccolo Principe perché è effimero, non rientra nei suoi interessi di ufficio. Sembra, la sua, una vita fatta di carta. Non apprezza i sentimenti e, quindi, non apprezza nulla. Non ama, non viaggia, non vive. Il nostro ragazzo, perciò, non ci mette molto a farsi indicare un altro pianeta.

Gli incontri successivi descrivono ancora personaggi bizzarri, ma non troppo, per chi sa leggere tra le righe. E tutti i “bambini” lo sanno fare…

La Terra, dice il geografo, «ha una buona reputazione». Quando il Principe vi arriva, però, vi trova migliaia di re, vanitosi, ubriaconi e lampionai. Il settimo pianeta del suo viaggio è una babilonia. Ci sono anche gli scontenti viaggiatori, quelli che hanno fretta, che non sanno dove vanno, che non guardano neanche dal finestrino. «Non si è mai contenti dove si sta» dice il controllore del treno. C’è perfino un mercante di pillole, fatte per non avere più sete e risparmiare il tempo necessario per andare a bere alla fontana. Ma, osserva il Principe, questo tempo risparmiato, per cosa impegnarlo meglio se non per una passeggiata fino ad una bella fontana?

In conclusione. La favola rivela i volti stravaganti di una umanità che si lascia assorbire facilmente da interessi e passioni distruttive. Se si scende a fondo, vi si vedono i tratti dei vizi o peccati capitali: avidità, vanagloria, invidia, gola, pigrizia, ira… Peccati e peccatori descritti con sapienza. Senza moralismi, senza condanne affrettate, il Principe però ne prende le distanze.

Questi volti, questi modelli di vita osservati nei grandi, non lo hanno convinto affatto. E certo qualche dubbio lo hanno lasciato anche al lettore. I giovani vi troveranno motivi per riflettere, i grandi per fare un esame di coscienza. Le scelte del Principe saranno comunque sostenute da incontri positivi. La volpe, in particolare, lo aiuterà a capire il valore dell’amore.

*Congregazione della Passione di Gesù Cristo

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