Un momento vissuto all’insegna della vicinanza e della sobrietà, anche nel rispetto di quanti, nei mesi scorsi, hanno perduto i propri affetti o i beni più cari. Così tre vescovi della Conferenza episcopale marchigiana, dopo i commenti espressi alla vigilia dell’evento (leggi Qui), affiancati dal cardinale Edoardo Menichelli, descrivono, a caldo, l’udienza pontificia di stamane nella gremita Aula Paolo VI, in Vaticano, in cui papa Francesco ha incontrato le popolazioni del Centro Italia colpite dal terremoto del 24 agosto e del 26 e 30 ottobre scorsi.

Oltre ai presuli di Lazio, MarcheUmbria e Abruzzo anche i parroci e i sindaci dei comuni gravemente danneggiati dalle scosse la cui magnitudo ha letteralmente sconvolto il tessuto sociale e lavorativo su cui si basa questa fetta d’Italia. «Ricostruire, ricominciare sì, ma anche ricominciare senza perdere la capacità di sognare, di riprendersi. Avere il coraggio di sognare una volta in più». Questo è l’invito rivolto dal Papa, come eco delle due storie ascoltate oggi in Sala Nervi, facendo poi riferimento alle «parole che più hanno toccato» il suo cuore (leggi il servizio del Sir).

(foto Agensir)

Ad emozionare il vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, monsignor Nazzareno Marconi, è stato il «clima con cui il Papa ha dialogato con le persone». «Bergoglio – spiega – ha parlato lentamente e in silenzio fatto di attenzione e condivisione. Ci sono stati pochi applausi ma non per mancanza di partecipazione da parte dei terremotati, bensì per la scelta di uno stile più autentico: non dimentichiamo che questo sisma ha causato la morte di numerose persone, tra cui diversi bambini». L’aspetto più significativo di questa particolare udienza pontificia, prosegue inoltre Marconi, sta nel fatto che «il Santo Padre ha espresso il proprio “colloquio” con le popolazioni ferite dalle scosse non attraverso discorsi ufficiali ma riprendendo le testimonianze di una coppia e di un parroco terremotati e rimasti senza una casa».

(foto Angelo Emma/LaPresse)

Da parte di papa Francesco, dunque, «è emerso l’atteggiamento più opportuno, che in situazioni del genere non contempla prediche ma abbraccia con sincera attenzione il dolore e l’esperienza di chi ha vissuto sulla propria pelle una tragedia». Per quanto riguarda le zone della diocesi maceratese più interessate dalle lesioni, il Pontefice, come riferito dal vescovo, «ha voluto espressamente conoscere i numeri degli sfollati attualmente privi di un’abitazione, per rendersi meglio conto della portate del fenomeno: tra i frati di Treia e i religiosi di Tolentino, dove le persone senza casa sono 7mila, in tutto parliamo di circa 45 sfollati».

Il Santo Padre con il vescovo Nazzareno

«Il Santo Padre ha ascoltato e fatto proprie le parole di quanti hanno personalmente testimoniato questo dramma, ma anche di coloro che non hanno avuto l’opportunità di esprimersi – fa sapere invece monsignor Francesco Giovanni Brugnaro, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, come si sa la più lesionata delle diocesi marchigiane -, andando oltre il pensiero della gente che ha manifestato con la propria presenza il desiderio di essere accolti: come gli amministratori pubblici, che meritano di essere onorato e si sono fatti interpreti delle esigenze dei propri cittadini».

Monsignor Brugnaro non nasconde la gratitudine per «la cordialità con cui Francesco si è soffermato a salutare quante più persone possibili, benedicendo gli umili e gli ammalati: il Pontefice ha davvero mostrato una premurosa paternità che ci ha infuso quella speranza che è cosa ben diversa, come lui stesso ha sottolineato, dall’ottimismo». La speranza che alberga nell’animo di tutti, infatti, sottolinea ancora l’arcivescovo camerte, entusiasta di questa adesione «decisamente superiore alle aspettative», «è che le nostre comunità possano risorgere e che i nostri capolavori architettonici e artistici possano essere restaurati secondo giustizia». Ora, conclude, occorrono «un cuore capace di guardare lontano e una mano operosa che, illuminata dal cuore stesso, porti a compimento opere di bene».

(foto Antonio Nardi)

Esprime soddisfazione per l’incontro svoltosi a Roma il giorno che precede la festa dell’Epifania anche monsignor Stefano Russo, vescovo di Fabriano-Matelica. «E’ stato un momento molto familiare – racconta –, aspettavamo questo appuntamento come anche le parole di Francesco, che non ci ha rivolto: Sua Santità ha preso spunto dal nostro vissuto concreto. Che umanità! Alcuni della nostra diocesi sono riusciti anche a salutarlo, rendendo anche più indimenticabile la giornata. E’ proprio vero – aggiunge Russo – che bisogna ripartire dalla ricostruzione dei cuori, delle nostre persone per poter poi passare alla rimessa a nuovo delle case. Ma i rapporti interpersonali, i legami di solidarietà e di amicizia sono decisivi per creare le basi per una “struttura” in grado di reggere nel tempo…».

(foto Luca Maria Cristini)
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