Le favole e le storie raccontate ai bambini come “strumento” utile anche ai grandi per leggere le dinamiche del nostro vivere quotidiano e della società in cui abitiamo. Dopo il seguitissimo «Pinocchio» (leggi Qui), che con le sue vicissitudini e i suoi compagni di avventura rappresenta ancora oggi un modello di attuale pedagogia, viene ora affrontato uno dei racconti più amati nato dalla geniale penna di Antoine de Saint-Exupéry. Che il “viaggio”, allora, abbia inizio!

*Dario Di Giosia

La vita è faticosa anche nel mondo del Piccolo Principe. Che stress!! Il ragazzo è in crisi. Viaggia e vaga tra i pianeti alla ricerca di soluzioni.

La crisi è lì, dietro l’ultimo successo. E il mondo è pieno di insidie. Da una parte, l’avidità opprimente dei grandi baobab. Gente che pensa solo a rendere più grande sé stessa. Dall’altra, la consapevolezza che le persone sono talvolta come funghi. Il materialismo, di chi pensa solo a contare i soldi, è altrettanto deludente. E un fungo è quello che «non ha mai respirato un fiore. Non ha mai guardato una stella. Non ha mai voluto bene a nessuno».

Il Principe invece un fiore ce l’ha. Ha una rosa, un affetto unico nell’universo. Ci tiene tanto: «Se qualcuno ama un fiore, di cui esiste un solo esemplare in milioni e milioni di stelle, questo basta a farlo felice quando lo guarda». Di fatto, l’amore riempie la vita di una persona, sia quando si tratta di un’altra persona amata, della propria famiglia, degli amici, sia quando si tratta di lavoro, sport, hobby o altro ancora. Gli affetti sono importanti. Anche se non tutti gli affetti sono uguali.

Il cuore, poi, può portare anche fuori strada e rendere la vita difficile, talvolta impossibile. Nel suo viaggio, infatti, il Principe mostra di aver perso le certezze che aveva sull’amore, la vita, il futuro. Le complicazioni del cuore, le troppe vanità, le troppe esigenze lo hanno fatto venire via. «Non ho saputo capire niente allora», dice sconsolato.

Di fatto, l’amore riempie la vita di una persona, sia quando si tratta di un’altra persona amata, della propria famiglia, degli amici, sia quando si tratta di lavoro, sport, hobby o altro ancora. Gli affetti sono importanti. Anche se non tutti gli affetti sono uguali

Insieme a questo, c’è anche qualche rimpianto: ci voleva forse più comprensione! Bisognava saper leggere, tra le parole vane, i gesti più profondi! Si poteva dare più valore ad una presenza! Soprattutto, nei pensieri del ragazzo, c’è una consapevolezza: «Ero troppo giovane per saperlo amare».

Beata gioventù! Audace e ingenua. Appassionata e incostante. Così, viaggiando, il Principe cresce un po’, matura e trova anche un nome per il suo fiore. Lo trova. È una rosa. Lo trova perché trova un giardino di fiori uguali al suo. Scopre il nome, ma scopre anche che il suo fiore non è più “unico” nell’universo. Ce ne sono tanti altri. Ci sono migliaia di rose. Migliaia che lo rallegrano tanto. Tante rose, tanto amore. Tanto subito, però, cambia anche il suo umore. Ora sa di non avere niente di speciale. Tutto è uguale. Piange.

Vaga. Errante e confuso, si confronta con altri mondi, stili di vita e affetti. Il re, il vanitoso, l’ubriacone, il contabile, il lucerniere, il cartografo. Nessun conforto. Nessun sollievo, fino alla volpe. L’amico volpe. L’amico che gli svela il significato dei legami del cuore. Inutile vagare senza riferimenti, incontrare senza conoscere: «Non si conosce se non ciò che si è addomesticato», dice la volpe, e «addomesticare» vuol dire «creare dei legami».

La poesia dell’incontro con la volpe cambia il cuore del Principe. Ci vorrebbero più volpi, in questo mondo allo sbando. Con le sue parole, descrive le persone addomesticate che giocano insieme, si riconoscono nella folla, dal rumore dei passi, dal colore dei capelli. Essere addomesticati vuol dire essere legati e, se si è legati, si appartiene l’uno all’altro. La volpe è pronta ad essere addomesticata dal Principe, anche se questo lo farà soffrire al momento della sua partenza, al momento del distacco.

La poesia dell’incontro con la volpe cambia il cuore del Principe. Ci vorrebbero più volpi, in questo mondo allo sbando

«Che ci guadagni?» chiede il ragazzo. Qual è il valore dei legami? Perché soffrirne? Le domande di tutti. La volpe guarda lontano: «Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo». La vita senza legami è monotona. Insieme, invece, è piena di luce. Raggiante.

Tempo e pazienza, appuntamenti e attenzioni, costruiscono la fiducia, l’amicizia e l’amore. Il principe comprende: «C’è un fiore… credo che mi abbia addomesticato…». L’amicizia della volpe è come se lo avesse rinnovato. Di fronte alla sua disponibilità a soffrire per la bellezza di essere «addomesticata», di avere legami e, con questi, guadagnare il colore della vita, il Principe ritrova sé stesso e le sue scelte, e il suo fiore.

Ora vede che la sua rosa non è affatto uguale alle altre. Queste nessuno le ha addomesticate, quella, invece, lui l’ha annaffiata, protetta, ascoltata. «È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante», dice la volpe. Tempo prezioso, perciò, quello donato. Tempo che deve essere ben valutato: «Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…».

«È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante», dice la volpe. Tempo prezioso, perciò, quello donato. Tempo che deve essere ben valutato…

Non tutte le crisi della vita saranno superabili allo stesso modo. Non sempre è possibile una riconciliazione, un ritrovarsi, un ricominciare. Qui però le cose vanno proprio così. Il Principe comprende che «non si vede bene che col cuore». Il ragazzo confuso e fuggiasco, torna a casa dal suo amore. Ha trovato il significato dei suoi sacrifici e, ciò che prima aveva fatto spontaneamente, ora lo farà con più convinzione.

La storia unica e irripetibile di ogni persona si gioca su poche parole: amore, fiducia, responsabilità, tempo perduto e sacrificio. Il resto è vanità, noia, perdizione. La bellezza di costruire e ricostruire amicizie, la gioia dell’amore che sa riconoscere i passi e il colore dei capelli, l’avventura della famiglia, della città, e della Chiesa anche, sono il terreno mai totalmente coltivato e annaffiato della vita. Vedere con il cuore, vuol dire saper intendere l’affetto e l’amore. «Si rischia di piangere un poco se ci si è lasciati addomesticare…» conclude il Piccolo Principe, ma tutto dice che sono lacrime che vale la pena piangere.

*Congregazione della Passione di Gesù Cristo

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