Come è ormai tradizione ho pensato anche per quest’anno di scrivere una favola di Natale. È un tempo particolare questo, segnato dall’emergenza del terremoto, e con questa favola vorrei soprattutto farmi vicino a consolare quanti soffrono la solitudine ed il dolore per aver abbandonato la loro casa.

Abbazia di Fiastra, un momento della Messa nella notte di Natale

In un paese dei nostri territori che non dico, perché potreste riconoscerlo, c’era una piazza con una chiesa e due bar, l’uno di fronte all’altro. I due gestori Marco e Pino avevano una clientela affezionata, divisa anche per fede calcistica, da una parte quelli della Juve, dall’altra il resto del mondo. Ma ciò che soprattutto li divideva era il fatto che uno dei due, nessuno ricorda chi per primo, aveva cominciato a realizzare una piccola pasticceria, facendosi così da sé le paste dolci ed anche i sandwich, che esponeva in bella vista. L’altro l’aveva subito imitato e così le clientele avevano un motivo in più per dividersi: chi faceva le paste più buone?

Su questo argomento di straordinaria importanza si accendevano lunghe discussioni, con il risultato di non arrivare mai a nessuna soluzione definitiva. La cosa diventò ancora più significativa quando per Natale Pino pensò di realizzare una torta speciale, una ricetta nuova inventata per l’occasione. Spinto dai suoi tifosi e per non essere da meno, anche Marco realizzò una torta di Natale. E così tutti, da Natale e fino all’Epifania, ebbero un argomento nuovo per discutere: chi aveva fatto la torta più bella e più buona?

Padre Giovanni Frigerio o.c. introduce la celebrazione della Messa che ha coinciso con la riapertura della chiesa abbaziale dopo la sollecita riparazione dei danni provocati dal terremoto

La disfida delle torte di Natale diventò uno degli argomenti preferiti della discussione paesana: si cominciava a parlarne già a metà novembre e se ne discuteva poi per tutte le feste. Così discutendo di torte e di calcio, il paese trovò ottimi motivi futili per dividersi, senza doversi scontrare su temi importanti.

Poi venne il terremoto, la scossa dell’estate che dette l’avviso e soprattutto quella forte che mandò tantissimi di qua e di là in vari centri di raccolta. Molti del paese e pure Marco e Pino trovarono accoglienza in un campeggio della costa, dove c’era ormai tanto da parlare di problemi davvero seri, ma ora non ce n’era più la voglia. Anche le discussioni sul calcio non duravano più che qualche minuto. Il terremoto più che le case aveva lesionato i cuori e soprattutto ridotta in macerie la speranza.

Si stava avvicinando Natale e qualcuno con nostalgia tirò fuori la storia di quanto era bella la disputa delle torte di Natale. Nessuno dei due pasticcieri si sentiva in animo di pensare una cosa del genere. Poi al campeggio, pur con tutta la buona volontà dei gestori, c’era una sola cucina e non certo programmata per fare torte di alta pasticceria. Ma quando Marco e Pino videro le facce tristi dei bambini del paese e soprattutto di qualche vecchietto che, nonostante il diabete, non aveva mai rinunciato ad un assaggio alla torta di Natale per dare un suo giudizio competente, capirono che non potevano tirarsi indietro.

Cominciarono allora a girare per il campo, a fare qualche puntata in un vicino supermercato, a chiedere la collaborazione dei gestori, e l’aiuto dei responsabili della Protezione civile. Poi la mattina della vigilia di Natale si rinchiusero insieme in cucina. Per molte ore fu tutto sbarrato, nessuno si poteva avvicinare, nemmeno fosse stata la cassaforte d’una banca. Alla fine uscirono, stanchi ma felici, per lasciare alle cuoche il tempo di preparare la cena di Natale. Il frutto del loro lavoro stava accuratamente nascosto in una serie di scatole da dolci e dal numero e dalle dimensioni tutti capirono che c’era abbondantemente una bella fetta di torta a testa, da gustare quella sera.

Quando finalmente fu il momento Marco e Pino giunsero con un grande carrello pieno di tante torte, tutte bellissime e tutte uguali. Per la prima volta in tanti anni, prima di concedersi al giudizio dell’assaggio, i due pasticceri vollero pubblicamente svelare la ricetta segreta di quei capolavori.
«Due parti di collaborazione, tre misure abbondanti di fatica, 1 litro di ascolto e poche gocce di buoni consigli, un segno di croce prima di cominciare ed infine un’abbondante spolverata di scherzi e di risate per tutto il tempo della preparazione».
Questa è la ricetta, non troppo segreta, del dolce della Speranza.

Buon Natale!

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