di Flaviano D‘Ercoli*

Per Maria e Giuseppe è stato praticamente un terremoto. Lo possiamo dire senza timore di smentita. Un matrimonio sostanzialmente pronto ma che rischia di andare all’aria fragorosamente. I legami nel villaggio sconquassati da mille voci, non del tutto ingiustificate. I sogni dei genitori infranti da un non ben precisato Arcangelo. Diciamo che prima del terremoto che riguarda la terra, ne esiste un altro che ha l’epicentro nell’anima. E aggiungiamo anche che, se quello delle case segna in profondità lo spirito, il terremoto dell’anima incide molto concretamente sulle abitazioni.

L’oratorio è la “casa dell’anima”. In fondo perché si chiamerebbe oratorio (luogo in cui si prega) se non fosse la sorgente di mille “annunciazioni”? È nella preghiera che l’anima si dispone a essere fecondata dalle buone notizie che provengono dal cielo: sia dalle buone notizie, che dalle missioni più impegnative, intendiamoci. L’oratorio si chiama così perché, fondamentalmente, punta anch’esso a sconquassare l’anima dei giovani come l’Angelo ha sconquassato l’anima di Maria e Giuseppe e, a seguire, quella di tutti noi.

Il terremoto ha sconquassato l’oratorio? Come in tutte le situazioni della vita ha portato le sue grandi novità. Le più immediate sono violente: stanze e chiesa inagibili, paura diffusa ovunque, lavori scomodi e polverosi, questioni economiche… Ma poi, se si riesce ad andare oltre tutto questo, è possibile accorgersi di molto altro. Le relazioni ricominciano a fiorire.

Allora succede che, per due settimane, l’oratorio si riempia ogni mattina di duecentocinquanta ragazzini che sono stanchi di stare a casa da soli e vogliono fare come quando si andava a scuola! Che bello.

Succede anche che i più grandi cerchino un posto per studiare e fare merenda insieme! Che bello.

Succede che la gente più grande voglia dare una mano perché non si può stare tutto il giorno a pensare alle cose brutte: occorre sapere che la vita va avanti. Che bello.

Succede che le famiglie vengano a cercare un luogo in cui stare insieme per cena o per pranzo, o dopo cena e dopo pranzo. Che bello.

Succede che le associazioni della città abbiano bisogno di luoghi in cui svolgere le attività sociali e, guarda un L’oratorio salesiano si lascia sorprendere dal Natale po’, non erano mai entrate in oratorio e scoprono nuove possibilità. Che bello.

Insomma, succede di tutto. E non tutto è negativo. Anzi, succede che le cose che non dipendono da noi sono delle vere e autentiche sorprese che possono cambiare la nostra prospettiva sulla vita.

Viva il Natale, allora, e viva lo sconquasso che può creare nell’anima, come in famiglia, come all’oratorio.

Diciamocelo chiaramente: il Natale può essere il vero terremoto dell’anima e un terremoto con l’epicentro nell’anima può diventare sorgente di vita nuova per tutti. In oratorio stiamo tutti bene. Per quelli che stanno male l’oratorio si sta rivelando un luogo di vita. Benediciamo il Signore!

*direttore dell’Oratorio Salesiano di Macerata

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