Del suono delle campane la scrittrice Dolores Prato ha fatto tesoro per descrivere rintocchi quotidianità nel Maceratese tra le due guerre (leggi qui l’articolo sull’autrice romana). Terre che, scongiurate le vicende belliche, come è purtroppo noto oggi si trovano ad affrontare le paure e ad aggrapparsi a speranze di ricostruzione dopo il terremoto. Tra queste, il suono delle campane, come una sorta di preghiera spontanea rivolti con gli occhi al cielo, rappresenta anch’esso un segno di rinascita.

Il suono delle campane rappresenta un segno di rinascita

L'altare del Santuario del Santissimo Crocifisso di Treia
L’altare del Santuario dopo il terremoto

Data la chiusura di molte chiese e alcune misure precauzionali, a Treia come nei paesi coinvolti si stanno cercando soluzioni a questo inusuale silenzio. Se a Sangiocondo (ovvero San Ginesio nel romanzo della Prato) è il prete “don Pacì” ad affrontare, con piglio anticonformista, crispianii problemi della sua comunità, ai piedi dell’area di San Lorenzo, nel monastero del Santissimo Crocifisso, sono invece padre Luciano Genga e l’intero ordine dei frati minori a mobilitarsi per superare le difficoltà del momento (leggi qui l’articolo). A fianco del loro impegno la solidarietà concreta dei maceratesi, ma anche gesti, non scontati, giunti da fuori regione.

Il terremoto ha causato anche il silenzio dei campanili

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Padre Luciano Genga

Venuta a conoscenza della situazione, la parrocchia di San Carlo in Cazzago Brabbia, Comune in provincia di Varese, appartenente alla Diocesi di Milano, ha voluto testimoniare la propria vicinanza legando il suo nome proprio al destino delle campane del Santuario.
funzionamento-campane-3In tempo per il Natale, infatti, una delegazione inviata dal parroco don Valter Sosio e dal vicario don Emilio Casartelli ha consegnato questa mattina, giovedì 22 dicembre, il loro speciale dono, avendo raccolto tra i suoi circa 800 abitanti le risorse necessarie per offrire una nuova amplificazione digitale (dotata di ben quattro trombe) al fine di poter far risuonare ancora nelle campagne treiesi «la voce di Dio».

Da Cazzago Brabbia a Treia per far risuonare ancora la voce di Dio

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Rosella Orsenigo

«Alcuni di noi avevano già visitato Treia durante la Disfida del Bracciale – ha raccontato la signora Rosella Orsenigo – e tramite Emmausonline siamo venuti poi a conoscenza delle difficoltà del Santuario dopo il terremoto. Ci è sembrato naturale, visto che avevamo ricevuto qualcosa di bello dalla città poter restituire qualcosa. funzionamento-campane-2Abbiamo raccolto delle offerte e, parlando con lui, padre Luciano ci ha detto che mancava la voce di Dio: il nostro paese ha una storia legata alle campane, in quanto, nel 1870, con la caduta del potere temporale della Chiesa, queste risuonarono a festa facendo passare dei guai al sacerdote dell’epoca, fervente patriota. Durante la Seconda Guerra mondiale, invece – ha continuato, commossa, la Orsenigo -, il parroco si barricò in chiesa impedendone la dismissione proprio per la loro valenza storica. All’epoca suonarono per tutti matrimoni della zona e, in fondo, mi piace pensare che lo stesso accadrà anche a Treia».

«Volevamo restituire qualcosa alla città dopo i bei momenti passati alla Disfida del Bracciale»

15540740_1197218260359683_2355628999251298929_oNel siglare lo speciale gemellaggio e ringraziare la comunità varesina, padre Luciano Genga ha poi ricordato come il ritrovato suono delle campane accompagnerà le funzioni natalizie e le varie attività che torneranno in questi giorni a contraddistinguere la vita del monastero. «Stiamo allestendo la tradizionale esposizione dei presepi nel cortile del monastero (dal 25 dicembre) e terminando le operazioni per il funzionamento di quello meccanizzato – ha affermato -, a ciò si aggiunge il concerto previsto per la sera di Santo Stefano, alle ore 21. Il mio augurio – ha concluso padre Luciano – è questo Natale sia vissuto con gioia e speranza, certo che il Signore ci darà sempre tanta forza, come in questo momento, per rinascere e ripartire».

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