Una Veglia di Avvento nel segno della riflessione e della preghiera condivisa a partire da quel termine su cui si fonda la sua recente Lettera pastorale e che, ieri sera, ha costituito il fulcro del dialogo tra lui e i giovani: la carità.

Nella gremita chiesa di sant’Agostino a Recanati, una delle strutture “superstiti” non lesionate dal terremoto, il 13 dicembre il vescovo Nazzareno Marconi ha presieduto il tradizionale momento, organizzato come ogni anno dalla Pastorale giovanile della vicaria, che precede il Natale offrendo l’opportunità di un incontro del tutto particolare.

(foto Francesco Cantarini)
(foto Francesco Cantarini)

Ad introdurre la serata dando il benvenuto a giovani e giovanissimi è stato don Alejandro Gonzales Parrilla, parroco di san Domenico. Quindi la preghiera iniziale, guidata da don David Josè Malavè, referente per la Pg recanatese, che ha preceduto la lettura di un brano del Vangelo “ispirato” al tema della serata. E proprio sulla scia di quelle frasi così conosciute – «ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» -, che spesso riecheggiano nelle omelie, nella lezioni del catechismo o negli incontri di formazione, ogni gruppo parrocchiale ha voluto compiere un gesto simbolico per rappresentare il significato della carità nella vita di ogni giorno. Dal volto della solidarietà al desiderio di aiutare, dalla volontà di superare la solitudine al modello esemplare di Madre Teresa di Calcutta, tra intenzioni scritte e scenette, i ragazzi con impegno e creatività hanno mostrato a don Nazzareno la tenerezza ma anche la maturità della propria età, fatta di attese, di speranze e di piccole, grandi esperienze già maturate nel volontariato.

Un volontariato che, specialmente in questo tempo così tormentato per la nostra terra marchigiana, si è espresso attraverso la testimonianza degli Scout di Porto Recanati che, non poca emozione, hanno raccontato la fatica ma anche la bellezza del farsi “prossimi”, attenti e premurosi, verso i fratelli sfollati ospitati nei tre camping della riviera subito dopo il devastante sisma.

(foto Francesco Cantarini)
(foto Francesco Cantarini)

Di questo esempio di carità sperimentata nell’emergenza si è fatto poi interprete anche il vescovo stesso, ricordando all’assemblea come, nel 1976, andò a prestare aiuto ai terremotati del Friuli. Un gesto che, come ha sottolineato il Pastore stesso, ha segnato fortemente la sua vocazione, perchè «saper stare accanto a chi vive nel disagio aiuta a crescere». Dunque, l’invito rivolto ai suoi uditori speciali: «Non perdete l’occasione di fare il bene in prima persona, e di farlo con il cuore, poichè in questo risiede una grazia speciale».

(foto Francesco Cantarini)
Il vescovo Nazzareno spiega ai giovani di Recanati il senso della carità (foto Francesco Cantarini)

Un approccio caritativo che si è subito reso concreto, grazie alle offerte raccolte dai giovani della vicaria di Recanati che saranno donate ai coetanei di Tolentino, il comune della diocesi più colpito dalle scosse, a motivo di una “staffetta” solidale che mette in circolo un bene autentico, con lo scopo che l’oratorio e le sue attività possano tornare il prima possibile alla normalità.

Riferendosi poi ai versetti dell’evangelista Matteo, il vescovo Marconi ha più volte rimarcato l’essenzialità di un concetto così mastodontico. «La carità, ragazzi, nasce tutta dallo sguardo – ha detto – e per metterla in pratica abbiamo bisogno di un occhio contemplativo, che ci permetta di arrivare fino in fondo alle cose».

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Monsignor Marconi accanto, alla sua destra, al responsabile della Pastorale giovanile di Recanati, don David Malavè e, alla sinistra, il diacono Valentino Morotti (foto Francesco Cantarini)

Come si compie il primo «passo» della carità? «In ginocchio – ha aggiunto don Nazzareno -, perchè la carità si impara pregando. Imparate a crescere scorgendo il bisogno di chi vi è accanto». E, nel giorno in cui la Chiesa ricorda e onora Santa Lucia, ecco arrivare il secondo incoraggiamento: «Senza la vista del cuore non esiste la carità, e se mi guardo attorno e non vedo nessuno da amare, nessuno da comprendere o da aiutare, allora il cieco sono io: voi non siate ciechi!».

(foto Francesco Cantarini)
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Parole che hanno sicuramente raggiunto il cuore dei ragazzi, degli educatori e dei parroci presenti, perchè ora più che mai, nell’avvicinarsi della festa più bella, ciascuno custodisca e metta a frutto il messaggio finale del vescovo di Macerata: «La carità si muove con lo sguardo, se siamo capaci di osservare nel profondo, se siamo in grado di vedere le esigenze o le paure dell’altro che ho di fronte. Cari giovani, sappiate scorgere bene il valore delle persone. Questa è la vera radice della carità».

(foto Francesco Cantarini)
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