Bella rievocazione a San Firmano nella notte dell’Immacolata, quando la calda suggestione del falò ha coinvolto bambini e adulti. Chi ha qualche decennio di più sulle spalle ricorda quelli di una volta, anzi, i “Focaracci” che l’8 dicembre vedevano l’accesa competizione tra porta Ulpiana, porta Santo Stefano e porta Trebbio: i ragazzi del paese, e anche i bambini, senz’altro più intraprendenti e “selvatici” di quelli di oggi, si impegnavano per settimane nell’allestimento di cataste di “legna buona” per vincere la gara del falò più bello.

Nei “Focaracci” di una volta i giovani del paese si impegnavano nella gara al falò più bello

01Fascine e piccoli tronchi venivano cercati con spedizioni nelle campagne vicine, qualche volta rubati con astuzia, legna buona perché la sera del falò, condizione per vincere la gara, le fiamme dovevano essere alte e con poco fumo. Naturalmente, i boicottaggi erano frequenti: gli “avversari” delle altre porte cercavano nottetempo di nascondere pezzi di copertoni di gomma nelle altrui cataste per causare folate di fumo nel momento meno opportuno, ma interveniva la vigilanza che la sera si intratteneva nella piccola capanna tirata su vicino alla catasta e di giorno ispezionava il tutto per scongiurare l’insidia e, al bisogno, per prepararsi alla vendetta. Non vigeva l’uso di porgere l’altra guancia e la “devozione” passava un po’ in secondo piano.

img-20161211-wa0020La sera della vigilia dell’Immacolata si formava una processione con tanto di parroco, o di cappellano (i preti non mancavano in quei tempi), che, di solito, fungeva da arbitro per la premiazione.

Le polemiche sulla bontà del giudizio finale erano immancabili e andavano avanti per giorni e giorni. Altri tempi, quando i ragazzi erano tanti e bastava poco per divertirsi, per tifare e anche combattere per la porta di appartenenza. Lo focaraccio di San Firmano rievoca anche quel tempo andato e suscita un po’ di nostalgia.

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