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Dina Broglia Seccardini

Domenica 11 dicembre la parrocchia di S. Croce a Macerata ha festeggiato la cara amica Dina Broglia Seccardini in occasione del suo centesimo compleanno. Nata a Sforzacosta, dove il babbo era casellante delle ferrovie, il 14 dicembre 1916 fu l’ultima di cinque sorelle unite per tutta la vita «come le dita della mano».

Dal babbo, «bravo, buono e molto laborioso, un pò serio e un pò severo ma giusto» e dalla mamma «giovane, allegra, affettuosa, un po’ “scordereccia” ma sempre disponibile a tutto», apprende una fede semplice ma salda fondata sulla devozione allo Spirito Santo che l’ha sempre sostenuta nella sua lunga vita. All’età di sei anni aderisce all’Azione Cattolica e da quel giorno, anno dopo anno, ha sempre rinnovato il suo “si” all’associazione. Impara il mestiere di sarta e suo è il drappo della bara del Cristo morto della parrocchia che pare sia ancora utilizzato nella processione del Venerdì Santo. A venti anni partecipa come crocerossina ad un Treno bianco per Loreto e vivrà la settimana che le ha «cambiato per sempre la vita».

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Da quel momento non smetterà mai di visitare le persone malate, all’inizio girando in bicicletta per le campagne di Sforzacosta, poi con l’Unitalsi a Loreto e Lourdes (l’ultimo pellegrinaggio lo ha fatto 20 anni fa), nelle case di riposo, presso l’ospedale psichiatrico dove l’accompagnò per la prima volta l’amica Anna Ciccarelli. Successivamente si trasferì ad Apiro per seguire il marito dipendente dell’Unes da cui ebbe tre figli: Gabriele, Mario e Giovanni. Qui fu, per molti anni, presidente dell’associazione e animatrice parrocchiale a fianco del parroco don Lino Botticelli.

Torna a Macerata nel 1958 e l’anno dopo perde l’amato sposo in un tragico incidente sul  lavoro. Senza perdersi d’animo e sempre confidando nel Signore prosegue il suo lavoro di sarta e il suo impegno nella parrocchia del Sacro Cuore e poi di San Giovanni. Proprio in quegli anni fu chiamata dal prefetto e dal vescovo dell’epoca (che, non sapendo cosa fare, si erano rivolti ai parroci e all’Azione cattolica) a collaborare, insieme alla delegata Luciana Rastelli Tardella, con il neo-nato Comitato italiano difesa della donna che, in particolare, si occupava del recupero delle ex-prostitute.

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La signora Dina con i rappresentanti dell’Azione Cattolica

Instancabile animatrice del Centro missionario e del Movimento apostolico ciechi al quale devolverà tutte le offerte raccolte in questi giorni di festa. Chi ha collaborato con lei o semplicemente l’ha conosciuta la ricorda ancora con gioia e gratitudine per il suo stile semplice e affabile, ma anche per la sua forte testimonianza di amore ai fratelli e alla Chiesa. Durante la celebrazione Eucaristica, invitata dal parroco don Alberto Forconi, ha rivolto un saluto a tutti i presenti con parole semplici ma toccanti. Le stesse con le quali ha poi intrattenuto gli amici che l’hanno festeggiata a pranzo. Auguri sono giunti dal vescovo mons. Nazzareno Marconi e dal presidente nazionale di Ac Matteo Trufelli con due affettuose lettere dalle quali prendiamo le ultime parole per ringraziare Dina della sua piccola grande testimonianza.

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Don Alberto Forconi legge la lettera del Vescovo durante la festa

Le dice infatti monsignor Marconi: «Spero che Dio Le doni la gioia di annunciare, come sempre ha fatto, la gioia di vivere il vangelo in ogni momento e soprattutto quando le nuove generazioni fanno più fatica a trovare nella fede la forza e il coraggio per vivere e realizzare la volontà di Dio», mentre Matteo Trufelli le dice: «carissima Dina, siamo grati al Signore per il dono della Sua lunga vita e a Lei per essere stata sempre aderente attiva dell’Associazione, dando un mirabile esempio di dedizione nella parrocchia di Santa Croce in Macerata. Grazie cara Dina per la tua Bella storia e per la testimonianza preziosa che offri alla Tua splendida età».

Stefano D’Amico

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