Ed ecco a voi Elisabetta

«Col servizio Civile in Caritas ho fatto la scelta giusta, nel progetto Solidarietà diffusa 2 ho trovato il mio posto»

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Qelisabettauando ho fatto domanda per il servizio civile per la prima volta ho deciso di avvalermi della Caritas diocesana, perché nonostante non conoscessi a fondo questo organismo ero convinta che avesse nel suo arsenale una molteplicità di iniziative utili alla società. Tra i diversi progetti ne avevo scelto uno denominato “Il mondo che vorrei”, ma alla fine non sono stata presa. Ne rimasi molto delusa, perché desideravo fare questa esperienza a tutti i costi; molti me ne avevano parlato ed erano rimasti contenti, si erano arricchiti tantissimo nel corso dell’anno previsto, avevano dei ricordi molto positivi.

«Perché non sono entrata?» – non facevo che chiedermelo. Per fortuna non ho mollato la presa: la volta successiva, infatti, ho rifatto domanda, ma stavolta mi sono concentrata su un altro progetto, “Solidarietà diffusa 2”. All’inizio mi spaventava, perché avevo letto che trattava tematiche molto complesse nell’ambito del disagio adulto, ma allo stesso tempo mi incuriosiva per la tanta voglia che avevo di mettermi in gioco con qualcosa di nuovo.

Quando, tempo dopo, ho saputo che la mia domanda era stata accettata, sono impazzita di gioia. Avevo capito: il progetto precedente non era adatto a me. Vengo da un corso di laurea in Scienze della Comunicazione, attualmente sono all’ultimo anno di magistrale in Comunicazione e culture digitali, perciò sentivo già da prima, ma lo confermo anche oggi, che “Solidarietà diffusa 2” si avvicinava di più alle mie attitudini personali e esperienziali.

Oggi sono passati circa due mese dall’inizio di questo anno di servizio civile e sinceramente non sono mai stata più soddisfatta. Il mio gruppo è composto da altre tre ragazze con le quali ho già fatto amicizia. Insieme ci occupiamo di diverse attività, dalla formazione con il nostro OLP a quella con gli altri tre progetti, dal servizio in sede, all’essere collocate in vari centri all’interno della diocesi di Macerata. Abbiamo imparato ad utilizzare il database Ospoweb, un software in cui confluiscono tutti i dati personali degli utenti che hanno a
che fare con i vari centri di ascolto. A turno poi affianchiamo i volontari che, nelle varie realtà dei centri, incontrano persone di tutti i tipi che chiedono di essere aiutate. Le assistiamo nell’ascolto, nella distribuzione del vestiario o dei beni alimentari, indirizzando coloro che si rivolgono a noi verso sedi adatte a loro, in cui possono trovare quello che cercano ed essere assistiti.

È qualcosa di straordinario, che arricchisce e dona molto, ma allo stesso tempo si tratta di realtà complesse che ogni giorno ti propongono una sfida, uno stimolo che ti aiuta a guardare le cose da un’altra prospettiva.

Spero di essere degna di quello che faccio, di migliorare e di soddisfare le mie aspettative. Mi auguro che possa essere davvero un’esperienza formativa, un anno di crescita personale di cui in questo momento ho molto bisogno. Le aspettative sono molte, le difficoltà altrettante. Cosa mi aspetta? Ancora non lo so, ma sono molto curiosa e motivata al massimo a scoprirlo. Quindi auguri, e un grande in bocca al lupo a me e alle mie colleghe!

Buon servizio civile a tutte!

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