«Un’esperienza straordinaria, ricca di rapporti di amicizia e stima davvero consolanti per un impegno che chiede molto, ma restituisce in misura di gran lunga superiore». Così Francesco Zanotti, presidente uscente della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), ha espresso la propria gratitudine per i sei anni di presidenza (2011-2016), aprendo ieri, giovedì 24 novembre, a Roma i lavori della XVIII assemblea nazionale elettiva, durante la quale verrà eletto il nuovo Consiglio nazionale.

Il Consiglio nazionale della Fisc ricevuto dal Capo dello Stato Sergio Mattarella
La delegazione della Fisc ricevuta dal Capo dello Stato Sergio Mattarella

«Saremo sempre debitori ai padri della Fisc per la loro incredibile intuizione», ha sottolineato Zanotti. Tra pochi giorni (il 26 novembre), infatti, «ricorrono i 50 anni di fondazione. Non possiamo che essere immensamente grati a quanti ci hanno preceduto, per l’intuizione avuta e per l’eredità lasciataci prima nella Fisc e poi nel Sir». Il presidente uscente ha citato i nomi dei presidenti Fisc: don Aldo Gobbi (poi vescovo di Imola), dal 1966 al 1968; don Franco Peradotto, dal 1968 al 1980; don Giuseppe Cacciami, dal 1981 al 1986; don Gilberto Donnini, dal 1987 al 1992; don Duilio Corgnali, dal 1993 al 1998; don Vincenzo Rini, dal 1999 al 2004; don Giorgio Zucchelli, dal 2005 al 2010.

«Una esperienza straordinaria», così ha definito Zanotti i suoi sei anni di presidenza della Fisc

fisc50anni«In questi anni – ha sintetizzato il primo presidente laico della Fisc – abbiamo attraversato e stiamo tuttora attraversando momenti difficilissimi per l’editoria, con un calo generalizzato di vendite, pubblicità e contribuzione pubblica. Nonostante qualche chiusura, noi però non ci abbattiamo e continuiamo ad andare avanti con entusiasmo sia nelle edizioni cartacee sia nelle proposte online». Ad oggi, ha proseguito presentando lo “stato di salute della Federazione”, «aderiscono alla Fisc 191 testate – per 8-900mila copie a settimana – (1 quotidiano, 2 bisettimanali, 125 settimanali, 17 quindicinali, 31 mensili, 5 all’estero, 9 online, 1 agenzia) nelle quali lavorano oltre 500 dipendenti, di cui oltre la metà sono giornalisti, tra professionisti e pubblicisti. A migliaia si contano i collaboratori. I direttori sono 156 di cui 91 laici (76 uomini e 17 donne), 63 sacerdoti e 2 diaconi permanenti. Nell’ultimo triennio si sono iscritte 9 nuove testate e 5 testate hanno sospeso o chiuso le pubblicazioni». Certo, ha constatato, «la crisi della carta stampata c’interroga e ci riguarda da vicino, anche se i giornali locali tengono ancora bene. Al momento nessuno conosce il futuro dell’informazione. Per questo, consigliamo a tutti di non abbandonare il certo per l’incerto, con fughe in avanti di dubbia sostenibilità».

Oggi aderiscono alla Fisc 191 testate nelle quali lavorano oltre 500 dipendenti, di cui oltre la metà sono giornalisti, tra professionisti e pubblicisti

«Il recapito postale a singhiozzo – a scacchiera, come lo abbiamo definito noi, e non a giorni alterni, come dice Poste Italiane – da tempo pone notevoli problemi», ha ribadito Zanotti. «L’abbonato è per noi un valore aggiunto preziosissimo, che molti ci invidiano. Rischiamo di perderne tanti e non per causa nostra. Se la riforma dell’editoria, approvata di recente e ora al vaglio dei decreti attuativi, pare aprire spiragli positivi, le difficoltà postali potrebbero rendere vani i nuovi sostegni al pluralismo informativo. In una parola: lo Stato non può con una mano dare e con l’altra togliere». Detto questo, ha proseguito il presidente uscente, «noi avremo un futuro se aiuteremo i nostri lettori a essere non solo informati, ma anche più consapevoli. Avremo un futuro se saremo giornalisti credibili, parafrasando Papa Francesco “con l’odore dei lettori”».

Tra i problemi maggiori i costi dell’editoria e il recapito postale a singhiozzo

Zanotti è poi ritornato sulla riforma dell’editoria, sottolineando che «questa risponde a due principi che la Fisc porta avanti da tempo: rigore ed equità. E di questo siamo contenti. Saremo tutti trattati nello stesso modo e con maggiore rigorosità. Auspichiamo – come ripetiamo da anni – che lo Stato sostenga editori non profit che favoriscono il pluralismo. Questa riforma ci pare un buon passo in avanti. Ora tocca a noi stare nei paletti richiesti. Un’altra sfida… ma ormai siamo abituati».

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