La Chiesa italiana tra Evangelii Gaudium, Firenze 2015, Amoris laetitia e un nuovo stile

Nel lessico delle lettere pastorali dei vescovi ritornano alcune parole-chiave: missione, uscita, sinodalità, misericordia, gioia, Vangelo, tenerezza, accompagnamento, annuncio, comunione, discernimento, giovani, famiglia, ultimi, poveri… Sono termini che, messi uno accanto all’altro, esprimono lo sforzo a divenire realmente e sempre di più missionari, aperti a tutti. Non c’è dubbio: è uno stile nuovo, aperto, dinamico, sinodale

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di Vincenzo Corrado

Le diocesi sono cantieri che non chiudono mai, sempre pronte a “osare”, a “mettersi in cammino”, a “ricominciare da capo”, ogni anno, secondo progetti ben precisi. E, di solito, è l’autunno il tempo in cui si fa sintesi delle idee per poi riprendere i lavori e risalire sulle impalcature.

C’è una vitalità inaspettata percorrendo, da Nord a Sud, il territorio: un lavorio che sa di rituale e di ripetitivo, ma che in realtà cresce e si sviluppa con grande creatività.

Ciò che più affascina è la comunanza di pensieri e riflessioni che rimandano a un disegno architettonico chiaro e definito. Già, perché i progetti e le idee dei 225 cantieri (tante sono le diocesi) nascono da un dinamismo ricco e condiviso. Si tratta degli Orientamenti pastorali per questo decennio (2010-2020) “Educare alla vita buona del Vangelo”, delle priorità emerse al 5° Convegno ecclesiale nazionale, vissuto giusto un anno fa a Firenze, sul tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”, delle indicazioni offerte dalle Esortazioni apostoliche “Evangelii Gaudium” e “Amoris laetitia”.
Ecco, dunque, dove sta andando la Chiesa italiana! Non è una risposta di convenienza a chi continua a parlare di comunità divise, ripiegate su se stesse, in disaccordo con Papa Francesco. Certo, le difficoltà non mancano, ma – come sostiene Bergoglio – “la realtà è superiore all’idea” (EG 231-233). E, in questo caso, la realtà è suffragata da numeri precisi ricavati da un censimento sulle lettere dei vescovi, sulle assemblee diocesane e sui convegni che, di solito, segnano l’avvio del nuovo anno pastorale.

I dati: su 225, le diocesi prese in esame sono circa 180 (quindi ben oltre la metà) sono quelle che hanno già dato notizia del proprio programma per il 2016/2017, pubblicandolo sul sito o diffondendolo attraverso i propri media.

Quali i temi ricorrenti? “Evangelii Gaudium” (70), “Amoris laetitia” (40), Firenze 2015 (20), misericordia (20), iniziazione cristiana (15), sinodalità (15).
Non si tratta di una classifica dal più al meno gettonato, ma di una visione d’insieme di quel famoso dinamismo già evocato. Anche perché ogni tema richiama l’altro e tutti si tengono insieme.

Il punto focale – secondo la consegna di Papa Francesco ai delegati al Convegno di Firenze – è l’“Evangelii Gaudium”. «Per i prossimi anni – ha detto il Santo Padre nel suo discorso programmatico – in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento dell’Evangelii Gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni, specialmente sulle tre o quattro priorità che avrete individuato in questo convegno».

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Insomma, “alla scuola dell’Evangelii Gaudium”, si potrebbe sintetizzare prendendo a prestito il titolo dell’assemblea della diocesi di Casale Monferrato. Ma non solo… Sulla stessa lunghezza d’onda anche le altre 70 diocesi (censite) che stanno dedicando questo anno pastorale all’Esortazione di Francesco. Per citarne alcune (una per ogni Regione ecclesiastica): Lanciano-Ortona, Tursi-Lagonegro, Cassano all’Jonio, Pozzuoli, Faenza-Modigliana, Latina-Terracina-Sezze-Priverno, Tortona, Bergamo, Senigallia, Aosta, Cerignola-Ascoli Satriano, Nuoro, Acireale, Pisa, Belluno-Feltre, Spoleto-Norcia. Senza dimenticare tutte le altre realtà che hanno già dedicato o stanno dedicando momenti di riflessione e approfondimento. O le tante altre in cui è intervenuto il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, con relazioni ad hoc.

Quello che emerge è un filo rosso che unisce pensieri e attenzioni innovative per costruire quel “nuovo umanesimo” i cui tratti, “preannunciati” in qualche modo negli Orientamenti pastorali decennali, sono stati via via delineati prima, durante e dopo Firenze 2015. Ora, come ha affermato più volte Galantino, si tratta di «proseguire il cammino insieme alle persone, a contatto con la storia e nel riferimento costante alla persona e all’esempio di Cristo. Come Chiesa si tratta – riprendendo le cinque vie del Convegno tratte dall’Evangelii Gaudium – di uscire, non solo verso ogni periferia geografica ed esistenziale, ma dalla retorica, dai luoghi comuni e dal politicamente corretto; annunciare che l’uomo non è solo, ma è oggetto di un disegno di grazia; abitare questo mondo, assumendone le sfide; educare i fratelli a vivere secondo la logica del Vangelo; trasfigurare le relazioni mediante la pratica della misericordia, che sola – ci insegna quest’Anno Santo – dà senso e pienezza alla vita umana». È lo stesso percorso – volendo – tracciato dal Papa nell’Amoris laetitia, il documento post-sinodale “sull’amore nella famiglia”.

Dall’Evangelii Gaudium all’Amoris laetitia non c’è contrapposizione ma continuità. E le Chiese locali, forse ancora non tutte, percepiscono che il rinnovamento richiesto da Francesco tocca tutti gli aspetti della vita della Chiesa. È un rinnovamento profondo, che non mira a rivedere una singola struttura ecclesiale, ma lo stile con cui si fanno tutte le cose e s’incontrano le persone. È una Chiesa che vive “in uscita”; una Chiesa chiamata a ripensare se stessa e gli strumenti che le sono necessari per un compito che ne definisce l’identità. Una Chiesa che ripensa anche il suo “vocabolario”.

Non è un caso che nel lessico delle lettere pastorali dei nostri vescovi ritornino alcune parole-chiave: missione, uscita, sinodalità, misericordia, gioia, Vangelo, tenerezza, accompagnamento, annuncio, comunione, discernimento, giovani, famiglia, ultimi, poveri…

Sono termini che, messi uno accanto all’altro, esprimono lo sforzo a divenire realmente e sempre di più missionari, aperti a tutti. Non è un caso che ci siano in corso tante visite pastorali e altrettanti Sinodi diocesani.

Non c’è dubbio: è uno stile nuovo, aperto, dinamico, sinodale.

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