Venerdì 18 novembre, il terzo incontro per coppie che si stanno preparando al Matrimonio cristiano inizia nell’oratorio di Appignano con una platea brulicante di fronte a un tavolo da cui arriva quest’invito in sottofondo: «Venite! Venite! Accostatevi tutti qui avanti!». Per introdurre il tema su cui si riflette durante la serata, don Gabriele dà una definizione del Matrimonio per negazione: questo non è un’usanza, non è un patto sociale, non è una convenzione. Allora, cos’è il Matrimonio? A cucire una risposta ci guida padre Luciano Genga, che propone quattro noti testi della Sacra Scrittura. Infatti, il Matrimonio nasce nella mente di Dio, è un suo desiderio per noi. Come tra due persone, l’uno può capire l’altro comunicando, così tra l’uomo e Dio, il primo può scoprire il pensiero dell’Altro attraverso la sua Parola.

I testi presi in considerazione li sintetizziamo così: 1. Dalla Genesi, la radice dell’amore; 2. Dal libro di Tobia, l’intimità dell’amore per sempre; 3. Dal Cantico dei Cantici, la passione dell’amore; 4. Dalla Lettera di San Paolo ai Corinzi, le caratteristiche dell’amore. Padre Luciano fa per noi un’analisi del testo, ben più piacevole di quella che aleggia nei nostri ricordi delle scuole medie.

21. Nella Genesi c’è come Dio pensa l’uomo all’interno della creazione. Egli dice: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza». Il plurale svela che Dio sta parlando con Qualcuno; Dio crea l’umanità in relazione con Qualcuno. Quindi, sta per creare qualcuno con riferimento a una relazione, una comunione, una condivisione, che è un rapporto d’Amore. L’umanità, essendo a sua immagine, non può essere individualista, l’uomo e la donna nel Matrimonio sono in comunione. «Maschio e femmina li creò». Qui viene fuori la diversità dei due. La radice del Matrimonio nel pensiero di Dio è mettere in comunione due esseri diversi, perché la relazione si realizza solo nella diversità. Nella Trinità, il Padre non è il Figlio, che non è lo Spirito Santo ma tutti e tre sono Dio, perciò la natura divina si realizza nella relazione e nella diversità. Con le parole di Sant’Agostino: 4«Questo Spirito Santo, secondo la Sacra Scrittura, non è lo Spirito soltanto del Padre, né soltanto del Figlio, ma di ambedue, e perciò fa pensare alla Carità comune con la quale si amano vicendevolmente il Padre e il Figlio». Ancora nella Genesi, leggiamo: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». Appena Dio crea l’uomo, si accorge che la sua creatura non può vivere sola, cioè con uno stile autoreferenziale e in una forma di egoismo o sfruttamento degli altri. È bene, invece, che realizzi la comunione con qualcuno che non sia il suo calco ma che gli corrisponda. Perciò, Dio crea la donna che è osso dalle ossa dell’uomo e carne dalla carne dell’uomo. La donna è in un fedele rapporto reciproco con l’uomo; i due saranno un’unica carne, cioè vivranno profondamente in una relazione di unità ma non di fusione.

12. Nel libro di Tobia, si racconta la prima notte di nozze di Tobia e Sara. La circostanza è la più intima e segreta che ci possa essere tra i due sposi. E questi sposi la vivono chiedendo a Dio di essere tra loro per sempre. Tobia si alza dal letto e invita Sara ad alzarsi e fare con lui una preghiera di ringraziamento e di richiesta di salvezza. I due riconoscono la bellezza della fantasia che ha avuto il Signore nel creare, per questo iniziano la loro prima notte di nozze ringraziando Dio. Tobia prende in sposa Sara non per lussuria ma per giungere insieme alla vecchiaia. Dio esulta per la bellezza dell’intimità, senza scandalizzarsi, e così anche l’uomo.

3. Il Cantico dei Cantici inneggia alla passione dell’amore, elemento imprescindibile affinché la relazione sia piena e durevole. Non solo, il Cantico indugia nella descrizione di particolari fisici, che i due amanti mettono in risalto verbale e ripetono a ritmo allegro: “Una voce! L’amato mio! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline. […] Alzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto! O mia colomba, […] mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è incantevole”. Questo ci ammonisce su un’azione troppo spesso evitata, perché banale o vergognosamente sdolcinata, ossia che la bellezza fisica va notata e comunicata nella coppia. «Forte come la morte è l’amore, […] le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina!». Quindi, un amore degno di essere tale è acceso e ardente. E se le vampe si fiaccano e si estinguono? La fiamma si può riaccendere da Dio, dall’origine, infatti «Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo».

54. San Paolo nella lettera ai Corinzi ci indica che desiderare intensamente i carismi più grandi significa alimentare la fiamma dell’amore. Come? Mettendo in atto le caratteristiche della carità. «La carità è magnanima, è benevola la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta». Insomma, nel Matrimonio pensato da Dio regna la benevolenza, non prevale lo sposo sulla sposa né viceversa; nessuno dei due lotta per gli allori, l’invidia non riesce a farsi posto, entrambi sono abili, ciascuno con i suoi doni e le sue peculiarità; l’orgoglio e la gelosia morbosa vanno bruciate con la fiamma stessa dell’amore, così anche la gabbia dell’ira va tagliata; gli sposi sono diversi e per questo si rispettano, la loro condivisione è disinteressata. Infine, la caratteristica più alta dell’amore è il perdono. Come si fa a perdonare? Chiedendo aiuto alla Radice dell’amore, all’Autore del progetto insieme, a Chi ha creato il desiderio di vivere nel Matrimonio.

 

Josephin e Riccardo

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