«Vi porto anzitutto i saluti e la gratitudine da parte della Chiesa di Milano per la testimonianza che state dando, con serenità e coraggio, a seguito di questo terremoto che vi sta cambiando la vita». Esordisce così monsignor Luca Bressan, secondo ospite, in questo 23 novembre, del ciclo di incontri «Chiesa sinodale e ministeriale che testimonia la carità», pensati per la formazione di tutti gli operatori pastorali della Diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia. Esattamente un mese fa – era la sera del primo appuntamento con Luca Diotallevi -, sempre all’Aula sinodale oltre all’ascolto, ci fu la “condivisione” della seconda delle devastanti scosse che hanno fiaccato nelle mura ma non negli animi la nostra terra marchigiana.

Anche stavolta è stata la sicurezza antisismica dell’Aula sinodale ad accogliere l’intervento del vicario episcopale della Chiesa di Milano per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione Sociale, incentrato su un titolo impegnativo quanto coinvolgente: «La Chiesa è una comunità che annuncia-celebra-testimonia la carità».

Il vescovo Nazzareno Marconi, al centro, con monsignor Luca Bressan, a destra, e il direttore della Caritas diocesana di Macerata, Mario Bettucci
Il vescovo Nazzareno Marconi, al centro, con monsignor Luca Bressan, a destra, e il direttore della Caritas diocesana di Macerata, Mario Bettucci

Ad introdurre l’articolata e appassionata riflessione, sotto la guida del vescovo Nazzareno Marconi che non ha mancato di elogiare il relatore («Da docente qualificato che è, gli riconoscevo una spiccata capacità di chiarezza, che spero possiate apprezzare anche voi», ha detto ai presenti), la lettura di un brano del Sinodo diocesano e un testo dell’«Evangelii Gaudium», oltre ad un passo degli Atti degli Apostoli in cui si può evincere come, ha precisato monsignor Marconi anticipando il contributo di Bressan, «la comunione ecclesiale può essere vissuta nella distinzione ma non nella contrapposizione, e ogni volta che nella nostra Chiesa “esasperiamo” un solo aspetto senza farci comunità, perdiamo qualcosa di importante».

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Quindi, la parola al presidente della Caritas Ambrosiana, con l’attenzione mirata a «quei tre trattini che indicano tre realtà distinte ma unite». Monsignor Bressan, nel corso della sua dissertazione, ha più volte fatto riferimento alla storia della Chiesa universale e ai Pontefici che, nei secoli, in epoche attraversate da problematiche sociali differenti, hanno saputo comunicare il senso autentico della carità. Inevitabile e attualissimo, il rimando alla realtà milanese in cui l’integrazione e l’apertura ad un contesto sempre più multietnico è la nuova “scommessa” pastorale su cui laici e religiosi devono e possono impegnarsi.

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«Il nostro compito primario – ha spiegato – è approfondire le parole che il Papa ci ha consegnato nel Convegno di Firenze, riappropriandoci di un sogno. Dobbiamo infatti tornare a sognare la Chiesa, stiamo vivendo un periodo di stanchezza e, dopo il Concilio Vaticano II, fatichiamo a comprendere la misura del cambiamento che attraversa il mondo. Il pensiero teologico registra un momento di incertezza e afasia, il mondo della povertà sta subendo profonde trasformazioni. Ecco in questo clima irrompe il vento liberatore di papa Francesco e della “Evangelii Gaudium”». Uno strumento per fare «memoria», ossia «riscoprire le radici ecclesiali di un’attitudine e il senso di una scelta», e per cogliere le «azioni con cui affrontare le prospettive future». Anche di fronte a questa Europa “distratta” e impaurita al cospetto del nuovo che avanza.

(foto Alessandra Tarantino)
(foto Alessandra Tarantino)

Partendo appunto dal significato della memoria, il vicario ha individuato nei verbi «riconoscersi, stare, testimoniare» l’impegno che la Chiesa tramite i suoi vescovi deve assumersi per comunicare «guardando alla realtà con gli occhi dell’amore di Dio», perchè «la carità inizia dagli occhi, passa per la mente e diventa poi mano generosa»: un passaggio «limitato» per le dinamiche sociali di oggi, in cui spesso «manca il tempo giusto per la riflessione». Costante, inoltre, da parte del sacerdote lombardo il riferimento ai migranti e ai profughi a cui «dobbiamo rivolgere uno sguardo diverso, in grado di leggere le fasi della storia a partire dal disegno di Dio» (con più di un esempio al panorama meneghino, in cui la conoscenza, e dunque il rispetto, di chi è «diverso da noi» può esprimersi a partire dai gesti più semplici e naturali). Di seguito, il rimando alla delicata attività delle «caritas parrocchiali, che hanno quattro compiti precisi». Anzitutto, essere «luogo di discernimento, che ci aiutino a vedere i fatti». Quindi, Caritas «come dilatatori della memoria, per ricordarci che Dio prima di tutto è amore» e come «istituzione che ci consente di costruire “ponti”, legami tra noi e il mondo che cambia».

imgresAltro compito è quello di «promuovere un’esperienza di risveglio attraverso la cultura mediatica contemporanea, con manifestazioni che permettono alla gente di elaborare un pensiero». L’obiettivo di tutto ciò? «La trasformazione della Chiesa locale in cui abitiamo e la capacità di vedere i bisogni, tenendo unite parola e testimonianza concreta: è così che si accende il sogno». In questo modo, ha aggiunto don Luca Bressan, prima di rispondere alle domande stimolate nel dibattito, si manifesta la «Chiesa che annuncia, celebra e testimonia la carità».

Tre i mezzi per attuare questo progetto e incarnare «una carità che traduce il volto profondo della fede cristiana»: «il concetto di conversione pastorale, l’imparare a rimanere tra i poveri, il saper custodire la differenza cristiana». Per descrivere il primo strumento, è stato citato l’insegnamento di papa Giovanni Paolo II al Convegno ecclesiale di Palermo, nel 1995. «Capire la conversione – ha precisato il relatore – significa trovare la giusta interpretazione culturale per affermare che Gesù viene prima di tutti gli affetti e dei legami simbiotici legati ai nuovi mezzi di comunicazione. La conversione non è solo un rifacimento delle strutture: la Chiesa in uscita è il legame tra Cristo e gli uomini e anche da questa difficile situazione generata dal sisma anche voi potrete rinascere “ricostruiti”».

imageInoltre, occorre rammentare che «l’essenziale per la Chiesa italiana è ripartire dagli ultimi, da quelli che chiamiamo poveri, nell’ottica di una, detto nella lingua ecclesiale italiana, “promozione umana”». Infine, «il primato e l’obiettivo dell’evangelizzazione», poichè è fondamentale «custodire la differenza cristiana». Due Papi diversi, come Bergoglio e Ratzinger, in momenti diversi, sostiene Bressan, «hanno detto alla Caritas la stessa cosa: è compito della mano aprire la mente, affinchè veda il mondo con gli occhi di Dio. La caritas, pertanto, è un pungolo che permette alla comunità di essere evangelizzata su questo».

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«Sta a noi mostrare come la fede ci ha trasfigurato, come nel quotidiano sappiamo reinterpretare le domande fondamentali per far capire al prossimo che, davvero, Gesù è la vera risposta: questo è il modo di essere testimoni della carità», ha asserito poi il sacerdote, ricordando che «siamo cristiani, non facciamo proselitismo» e, con attraente ironia, che «saremmo dei perfetti ingenui a pensare che le differenze non ci fanno paura». A tal proposito, in chiusura, il geniale collegamento tra la definizione di «meticciato», con la capacità, ciascuno nel contesto in cui opera, «di costruire relazioni a partire dall’intuizione dei luoghi di comunione e di intravedere le diversità con quanti vivono una cultura o una religione diversa dalla nostra», e gli «esercizi di contaminazione da accendere», in quanto «la nostra fede raccoglie le differenze facendole diventare una cosa sola: San Paolo è specializzato in questo “unum necessarium” e proprio lui ci insegna il carisma dell’unificazione di una Chiesa che disegna e annuncia il mosaico di amore che Dio ha realizzato nella storia della Salvezza.

Ecco allora, conclude il vicario ambrosiano, che il «nostro impegno di riaccendere il sogno con cui abbiamo aperto questa serata si riassume nell’amore». «Scaldiamo il cuore, questo è l’augurio che vi rivolgo – ha detto Bressan -, perchè è solo così che la carità può riunificarci come Chiesa e permetterci di annunciare bene il Vangelo». Specialmente in questi mesi di prova per il nostro territorio, i nostri Pastori, la nostra gente.

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