Gesti Concreti: l’azienda Mazzieri avviata con il Progetto Policoro

L'intervista al giovane che, abbandonato il lavoro in fabbrica, ha seguito le sue passioni scommettendo su se stesso e puntando sull'amore per la terra e la tradizione

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Il Progetto Policoro della diocesi di Macerata in questi 4 anni di attività ha visto avviare tre Gesti Concreti: imprese nate dall’entusiasmo di giovani volenterosi di mettersi in gioco, valorizzare le proprie risorse personali e scommettere su un futuro di segno positivo.

Tra queste, l’Azienda Agricola Biologica di Matteo Mazzieri, a Treia, che è stata da qualche giorno registrata come Gesto Concreto nel sito ufficiale del Progetto Policoro. Matteo era un giovane operaio poco più che trentenne con la passione per la birra artigianale. Il Progetto Policoro dal 2014 lo ha sostenuto nelle sue scelte di vita quando, dopo 10 anni di lavoro in fabbrica, è passato da un impiego fisso, stabile e ripetitivo ed un lavoro creativo, fortemente dinamico. Ora la sua vita è diversa: Matteo gestisce la sua azienda agricola biologica in prima persona e si è assunto pienamente la responsabilità del suo progetto. Ha riscoperto e rimesso in funzione gli attrezzi utilizzati dal nonno in un’ottica di recupero delle tradizioni e di amore per la propria terra. Il lavoro che svolge è coerente con i suoi valori: l’amore per la natura e l’ambiente contro lo sfruttamento del terreno, relazioni lavorative fondate sulla fiducia ed il rispetto reciproco.

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Mazzieri, cosa l’ha spinta a compiere questa scelta di vita?
Diciamo che non è stato facile fare questa scelta, lasciare un lavoro che facevo da undici anni con un buono stipendio e in un’azienda solida, ma di sicuro tra i primi motivi c’è la salute fisica e psichica perché il lavoro in fabbrica, ripetitivo e in un ambiente che spesso non ti aiuta, mi stava logorando. Poi, essendo cresciuto in campagna con un nonno agricoltore e avendo passato gran parte della mia infanzia all’aria aperta diciamo che mi sentivo un po’ soffocato. In questa decisione, comunque, hanno influito in particolar modo alcune esperienze spirituali, tra cui il cammino di Santiago nel 2010 e la convivenza di due anni fa: sono state un’iniezione di fiducia. Non posso infine tralasciare l’enciclica “Laudato sì” che è stato un ulteriore stimolo a fare un lavoro che non sia solo sostentamento ma che faccia anche del bene all’ambiente che mi circonda.

A cosa ha rinunciato e cosa pensa di aver invece guadagnato?
Beh, la rinuncia più grande sicuramente è stata quella della sicurezza economica che mi dava il vecchio lavoro e per questo ho ricevuto spesso critiche, fortunatamente non dai miei familiari che mi hanno sempre appoggiato e aiutato in questa scelta. I benefici sono, però, sicuramente maggiori; ho ritrovato il contatto con la natura che tanto mi mancava e che mi affascina giorno dopo giorno, anche la salute indubbiamente ne ha tratto giovamento. Poi è vero che ci sono difficoltà perché ora è tutto sulle mie spalle, ma la soddisfazione che mi da vedere i frutti della cooperazione tra l’uomo e la natura, quando fatto con amore e rispetto, è enorme.

In cosa l’ha aiutata il Progetto Policoro?
Il progetto Policoro mi ha sempre affiancato fin dall’inizio, in particolare Emanuele Severini (in quegli anni Animatore di Comunità). Lui mi ha aiutato a conoscere e mi ha messo in contatto con varie realtà del settore che mi hanno permesso di pianificare al meglio la mia attività. Sono consapevole che la scelta che ho fatto richiede molto sacrificio ma con un po’ di fede e l’aiuto delle persone che mi vogliono bene, in particolare la mia fidanzata Lucia, spero di raggiungere passo dopo passo il mio obiettivo, di creare una piccola realtà che possa essere virtuosa e di esempio per gli altri.

Cosa può suggerire a un giovane senza lavoro o non soddisfatto della propria occupazione?
Ai giovani di questo tempo consiglio, come dice sempre papa Francesco, in primis di non perdere la speranza e di lottare in prima persona per il proprio futuro. Già a partire dalla mia generazione, ci siamo adagiati troppo sul benessere che avevano costruito i nostri genitori e quelli prima di loro, ora dobbiamo riguadagnarcelo. Il nostro paese, se pur pieno di problemi e con una classe dirigente che usa la parola “giovani” solo per riempirsi la bocca, è pieno di ricchezze che non sono utilizzate. La bellezza dei nostri paesaggi e la biodiversità che rischiamo di perdere, il nostro sconfinato patrimonio artistico e culturale, stanno li a portata di mano e aspettano solo di essere custoditi e valorizzati, con la possibilità magari di attrarre un turismo che c’è ma rischia di scomparire. Le possibilità ci sono, dobbiamo solo trovare il coraggio di scommettere su noi stessi e rimboccarci un po’ le maniche.

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