Il rumore del ventilatore acceso mi sorprende ogni mattina insieme al canto ben ritmato della prima messa, alla voce squillante che intona la canora preghiera musulmana e ai lontani rumori di strada. Ma il mio corpo è ancora immobile, incapace di accogliere il calore del nuovo giorno. Fa proprio caldo in questo periodo in Africa. E la mia memoria notturna ogni volta cancella il ricordo dell’afa che ti assale ogni giorno. Ma al risveglio sai subito che terra ti attende. Solo qualche istante più tardi, al suono minaccioso della mia sveglia, gli occhi si aprono e tutto di me riprende vita. In Africa la vita inizia presto. E ti abbraccia forte col suo calore. Alle 4.00 tutto è già in pieno movimento. Ancora un po’ assonnata scendo le scale che mi portano alla cappella. I frati sono sempre già pronti per le lodi e la messa, che condividiamo insieme ogni giorno, prima di disperderci tra le vie di Lomè.

2016-10-19-07-27-19Da più di un mese, le mie mattine si affacciano sulla terra togolese in questo modo. Ed è per me ormai una piacevole certezza: calore e preghiera sono i primi gustosi ingredienti di ogni giorno. Alle 6.30 mi precipito in cucina: preparo la mia tazza di latte in polvere e cacao con acqua rigorosamente bollente, mangio uno spicchio di papaia se c’è, un bel pezzo di pane, a volte fresco a volte no, intinto di burro e marmellata, e la giornata comincia davvero con tutto il suo buon sapore. Alle 7.15 sono già in strada, rosario in mano, zaino in spalla. Strada. Mi piace percorrere a piedi la via che mi conduce alla Pouponniere. Dopo i primi inizi un po’ incerti ora i miei passi procedono sicuri e i miei occhi riconoscono e precedono ogni volto, ogni casa, ogni baracca, ogni bancone che anima quella strada. Per arrivare attraverso un piccolo mercato di frutta pieno di gente che grida e di schiamazzi di bambini che si rincorrono, nelle loro divise marroni, verso la scuola. Dei binari, che diresti abbandonati, mi fanno ogni tanto trasalire.

2016-10-17-17-28-08Il treno infatti può arrivare all’improvviso preceduto da un suono lugubre che senti a distanza. Solo allora capisci che c’è sempre una vita che arriva da lontano. Ogni tanto mi perdo a inseguire con lo sguardo il vagone che si allontana, mentre il cuore prende le ali leggere dei pensieri che vanno lontano. Lungo la strada, siamo ormai quasi tutti amici. I bambini più piccoli mi corrono spesso incontro per salutarmi con il loro sempre rinnovato entusiasmo. Le donne, con i loro cesti sulla testa, mi regalano un sorriso, spesso si fermano a chiedermi come va. La donna bianca che tutti i giorni attraversa quel tratto di strada non passa mai inosservata. Ogni giorno sei lì ed esisti per qualcuno. Qualcuno ti sorride, qualcuno ti scruta, qualcuno ti sfiora, qualcuno ti osserva curioso, qualcuno ti attende, qualcuno si chiede chi sei, per qualcuno sei anche un dono di Dio e ti viene ad abbracciare. Mi mette un’immensa pace camminare tra la gente.

«La donna bianca che tutti i giorni attraversa quel tratto di strada non passa mai inosservata. Ogni giorno sei lì ed esisti per qualcuno. Qualcuno ti sorride, qualcuno ti scruta, per qualcuno sei anche un dono di Dio e ti viene ad abbracciare. Mi mette un’immensa pace camminare tra la gente»

E quei volti aperti che attraversano la tua vita mi danno sempre il senso di essere a casa. Anche se il mio incedere sicuro a volte fatica un po’ a cercare il pezzo di strada meno sporco su cui poggiare i piedi già pieni di polvere. Vana fatica. Ogni tanto il passo inciampa nel fango e nella melma. La strada, che si apre oltre il mercato e che conduce alla Pouponniere, è una strada asfaltata e piena di macchine e moto. Un gran rumore di clacson ti assale. Stordisce un po’. Ma il rosario in mano mi aiuta a purificare ogni pensiero, ad affidare ogni sguardo incrociato, a custodire la terra che calpesto e quella che porto nel cuore. La mia terra, i miei affetti. E in questi giorni scossi dal tremore dell’incerto che avanza, quella terra si muove anche dentro di me e mi fa dire può forte: «Signore proteggi la loro vita».

2016-10-17-17-28-08Alle 7.45, in genere, percorro l’ultimo tratto polveroso che costeggia una scuola e il muro della casa delle suore francescane. Sono già al quinto mistero: lo dedico ai bambini con cui trascorrerò la mattinata, alle donne che se ne prendono cura ogni giorno instancabilmente, alle suore che non smettono di sognare il futuro di questi piccoli. Quando entro nel viale che conduce all’ingresso il sole ha già bruciato la mia pelle e molti pensieri. Meglio così. Entrare, ogni volta, è un colpo al cuore. L’istante in cui mi tolgo i sandali e apro la porta per toccare il pavimento a piedi nudi, sento freddo anche nel cuore. Un cuore nudo come i piedi, senza protezione. Un cuore che vorrebbe piangere e urlare la sua pena per quelle vite che qualcuno ha abbandonato, ma che invece inizia a battere forte chiedendo il coraggio di non scappare. E’ un istante, intenso di emozioni, che come un fragile specchio, cadono in mille pezzi sotto i passi sonori dei piccoli che arrivano alla spicciolata nella grande sala dei giochi.

«Entrare, ogni volta, è un colpo al cuore. L’istante in cui mi tolgo i sandali e apro la porta per toccare il pavimento a piedi nudi, sento freddo anche nel cuore. Un cuore nudo come i piedi, senza protezione…»

Qui li attendo ogni giorno insieme a Marene, la giovane ragazza francese, capelli biondi, sorriso aperto, occhi celestissimi, che da tre mesi sta facendo uno stage come educatrice. Quando sei dentro, sei proprio dentro e non puoi che restare, mentre Cocun ti viene incontro con il suo radioso sorriso e ti si butta addosso senza freni, certo che le tue braccia lo accoglieranno. Invece Marina, con le scarpette di copale marroni, una benda su un occhio e i piccoli occhiali sempre un po’ storti, ti guarda sospettosa e poi ti sorride. Non riesci quasi mai ad agganciare il suo sorriso. Ma quando arriva ti avvolge di simpatia. E poi c’è Augustin: alto e magro cammina barcollando sulle sue esili gambe. Insieme a Cociù sono i piccoli teppisti del gruppo, ladri di coccole e di carezze ma sempre pronti a difendere il loro primato con i pugni chiusi. Ignace è il più piccolino insieme a Giusten. Anche loro arrivano barcollando, hanno iniziato a camminare da poco e spesso li ritrovi a terra che lottano l’uno sull’altro. Arrivano tutti profumati e puliti, ogni giorno un vestitino diverso e colorato, che spicca sulla lucida piccola pelle nera spolverata di talco.

2016-10-19-07-22-41Dimenticavo le piccole donne della casa: Victoire, Odrette e Marie Bruno. Sono le tre inseparabili amiche, spesso si abbracciano, si scambiano giochi, più spesso si lanciano schiaffi e si prendono a morsi. La convivenza non è affatto facile nella sala dei giochi. In ognuno di loro c’è una vita che esplode insieme ad un bisogno immenso di attenzione, di cura, di tenerezza. Non che non ne ricevano. Le mamà che si occupano di loro, seppur con molta discrezione, li coccolano con dolcezza. Ma ogni volta che sono con loro sento tutta la forza che si sprigiona da quei fragili corpi e che grida affetto. Corpi che non smettono di saltarti addosso, di toccarti, di pretendere in un istante tutto quello che la vita ha rubato loro da sempre. Le tre ore che passo con loro, alle 11.45 sono già sulla strada di casa, sono un tempo senza tempo. A volte sono come dentro una centrifuga di voci, canti, salti, capitomboli, giochi lanciati per aria, corse nel viale a piedi nudi. Sono lì cercando di capire come stare accanto ad ognuno, senza tradire il lavoro attento e delicato di chi non smette da tempo di custodire quelle vite. Osservo, ogni tanto qualche stentata parola in francese cerca di captare una risposta. Non sempre arriva chiara. E allora continuo a scrutare i bambini, e le mamà africane, per rubare il segreto dell’amore.

«Sono lì cercando di capire come stare accanto ad ognuno, senza tradire il lavoro attento e delicato di chi non smette da tempo di custodire quelle vite»

2016-10-19-11-35-23Il mio cuore continua a sentirsi nudo, nella casa dei bambini. Ma è una strana e nuova sensazione che scende in profondità e fa bene a chi troppo spesso sì è rivestito di solide certezze. Tra questi piccoli posso solo imparare la difficile strada della piccolezza e cercare di attraversare ogni giorno con più coraggio e umiltà la porta stretta delle loro indecifrabili vite. Un cuore nudo può solo accogliere, per farsi sempre più sensibile e pronto a captare ogni piccolo segnale, perchè possa semplicemente restituire un po’ di bene. A piedi nudi riprendo la strada del ritorno. Fuori il sole continua a bruciare. Quel calore mi scalda, mi scioglie e mi rafforza. Mentre cammino, con passo stanco, sento che l’amore è anche una via di fango che oggi sono chiamata a calpestare fino in fondo. Serve davvero tanto amore per chi chiede e ruba un amore che non ha mai conosciuto.

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