Accoglienza e solidarietà contro «il mostro della montagna»

Dopo il terremoto del 30 ottobre, la città ha accolto le persone rimaste senza una casa nelle varie strutture ricettive

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Padre Roberto Zorzolo, parroco di san Giovanni Battista (foto Fabrizio Carbonetti)
Padre Roberto Zorzolo, parroco di san Giovanni Battista
(foto Fabrizio Carbonetti)

Roberto Zorzolo

Porto Recanati è una ridente città della costa marchigiana, abituata ad accogliere turisti nel periodo estivo e ad offrir loro svago e benessere. L’accoglienza, tuttavia, è ormai diventata un tratto distintivo di questa città anche per la presenza di immigrati che, ormai da diversi anni, si sono stabiliti all’Hotel House, grande palazzo con quasi cinquecento appartamenti, situato nella periferia sud della città.

Potremmo dire che è un vero e proprio porto di mare, anche se il porto non c’è. Con l’evento sismico iniziato fin dal 24 agosto scorso e proseguito con altri eventi distruttivi che hanno coinvolto un’ampia area della nostra regione, la città ha accolto tante persone che non avevano scelto liberamente Porto Recanati per le vacanze estive o per svolgere attività lavorative, ma per la presenza di strutture ricettive in grado di offrire una sistemazione, sia pure temporanea, a chi aveva perso tutto (leggi qui l’articolo).

«Il mostro della montagna», come lo ha definito il sindaco di Ussita, li ha portati qui come si trovavano, dopo la furiosa scossa di terremoto, alle 7.40, del 30 ottobre scorso che ha distrutto le loro case, le loro attività, il lavoro di una vita. Oggi sono tutti alloggiati nelle strutture turistiche del paese, per lo più nei camping Bellamare, la Medusa e Pineta. Possiamo tutti immaginare lo smarrimento, la paura, langoscia di queste persone così provate dagli eventi, ma dopo i primi momenti di sconcerto, un intero Paese si è mobilitato per soccorrere queste persone in una gara di solidarietà che non ha precedenti.

Le priorità sono tante: le ricette mediche per i medicinali rimasti a casa, indumenti invernali, biancheria intima. Alcuni di loro sono scappati dalle abitazioni con indosso una semplice tuta, senza avere la possibilità di poter rientrare nelle case perché situate nella zona rossa. È un tam tam di sms e in poco tempo le associazioni di volontariato o semplici cittadini privati raccolgono indumenti, prodotti per l’igiene e quanto altro sia necessario. Non si trascura neanche l’aspetto psicologico di anziani e bambini che hanno vissuto esperienze inimmaginabili, ed è per questo che tanti volontari, preposti all’ascolto nelle associazioni parrocchiali, si offrono per soccorrere l’animo e lo spirito di chi si sente perduto e inerme davanti a tanta rovina.

Non sono mancate le manifestazioni individualistiche (peraltro comuni in situazioni di questo genere), di chi antepone l’esibizione personale all’interesse collettivo, tuttavia quello che emerge è una grande dimostrazione di solidarietà che non può essere minimamente sminuita da sporadiche forme di personalismo.

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