Con questa ultima “puntata” terminano le riflessioni (leggi Qui l’ultimo contributo pubblicato, con il rimando ai precedenti) legate alla favola di Pinocchio, per suscitare in grandi e piccoli qualche insegnamento in più per costruire un’intelligente «alleanza educativa»!

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Lucignolo. Un amico a cui Pinocchio teneva molto. Tra i suoi cari è quello che ama di più. Romeo è il suo vero nome. Pelle e ossa. È stato chiamato «lumino della notte». Oscuro. Svogliato. Malizioso. Ha il fascino del ribelle. A casa sua non risponde nessuno. Lui stesso non c’è mai. Pinocchio che lo cerca lo trova nascosto. Lucignolo-Lucifero. Figlio reietto. Dannato alla nascita, vuole vendetta, rivincita, dalla sua condizione. È parte di quel mondo dark che ha in Hellboy il suo supereroe. Un figlio dell’inferno che si spunta costantemente le corna per essere più umano. Pinocchio vuole bene a Lucignolo. Non allontana la “cattiva” compagnia. La segue.

«I bisogni oscuri fanno parte di me. Dì al mondo che sto cadendo dal cielo». Cantano così i Red Hot Chili Peppers nel loro Dark Necessities, Oscure necessità. «Dark necessities are part of my design. Tell the world that I’m falling from the sky». Non è inconsueto cogliere motivi di oscurità nella cultura, nella musica come nei comportamenti, di giovani e grandi. Bad boys, bad girl, la marginalità e l’aspirazione di una vita alternativa alla vita “per bene”, apre una prospettiva che comprende dalla semplice tendenza a trasgredire le regole fino alla cultura della violenza per la violenza. Sport estremo, piercing estremo, sesso estremo.

C’è tutto un immaginario da contemplare. L’angelo caduto dal cielo è uno di questi. È un’immagine dall’evidente sapore biblico che ricorre spesso, insieme ad altre icone della ribellione e della corruzione, che però si propongono come modelli positivi, come possibilità di una vita comunque riuscita. Il rock ha elaborato i suoi modelli sulla base del principio di presunta “immortalità”.

L’apice della gloria è in una morte prematura piena di rimpianto nei fans. Così è stato per Elvis Presley, Jim Morrison, Kurt Cobain, Emy Winehouse. Ugualmente è accaduto nel cinema con James Dean, Marilyn Monroe e altri ancora. Stars. Fortunatamente negli ultimi tempi sono alla ribalta anche divi della trasgressione con una certa longevità. Mick Jagger, Madonna, Clint Eastwood, Maryl Streep, Vasco Rossi sono icone di bad boys e bad girls resistenti nel tempo. Non è necessario morire giovani dunque per rimanere nella storia. Anche se essere bad per così tanto tempo è “faticoso”.

«C’è tutto un immaginario da contemplare. L’angelo caduto dal cielo è uno di questi. È un’immagine dall’evidente sapore biblico che ricorre spesso, insieme ad altre icone della ribellione e della corruzione, che però si propongono come modelli positivi, come possibilità di una vita comunque riuscita…»

L’importante è godere. Senza fare finta. Godere. Non importa neanche come ci sei arrivato ad un certo stile di vita. Se puoi permettertelo allora è ok. Se puoi dar da bere champagne ai pesci allora è ok. Questa è vita da Rich Kids, da bambini ricchi. Vita che finisce in tv. E fa audience.

Il fascino oscuro della trasgressione è abitato da tutte le classi sociali. Ma la storia pregressa di ognuno fa la differenza anche al fine del godimento. Si ricorderà che Lucignolo non voleva altro che divertirsi. Aveva saputo che c’era un paese totalmente dedicato al divertimento e voleva raggiungerlo. Il Paese dei Balocchi riassume in sé tutte le possibilità ludiche del nostro tempo. A Lucignolo non interessa lavoro, scuola, carriera, politica, economia, rivoluzione. Lucignolo vuole godere. Vuole provare tutti i giochi. Lucignolo vuole vivere bad. Solo che il poveretto non sa che, per vivere bad a lungo, ti ci vuole un’equipe di medici e psicologi al seguito che all’occorrenza ti resuscitano dal baratro. Lucignolo non è un Rich Kids. Il rischio ha il suo fascino. Lucignolo lo segue e ci muore. Dose letale. Una morte rock? No. Una morte senza gloria.

«Il Paese dei Balocchi riassume in sé tutte le possibilità ludiche del nostro tempo. A Lucignolo non interessa lavoro, scuola, carriera, politica, economia, rivoluzione. Lucignolo vuole godere. Vuole provare tutti i giochi. Lucignolo vuole vivere bad».

Al margine della strada, affascinato dal profeta del piacere c’è anche Pinocchio. Anche lui, a suo modo, è un bad boy. Forse la mancanza di una famiglia solida, forse una troppo giovane tendenza all’autonomia hanno fatto del burattino un frequentatore di “periferie esistenziali” che lo corrompono. Non ha lo spessore morale per fare le scelte sobrie. Non sa resistere a Lucignolo, né convincerlo a fare altre scelte. Pinocchio rischia la vita più volte lungo la sua storia. Rischia, ma proprio non ce la fa a fare una vita “perbene”.

Se dovessimo fare un’indagine sociologica riguardo alle appartenenze buoni-cattivi, perbene-corrotti, good boys-bad boys, forse si resterebbe sorpresi di vedere come questo confine non è così stabile, sorpresi di osservare passaggi frequenti dall’una all’altra parte, sorpresi di contare la sovrabbondanza di bad boys che popolano la società moderna. Essere bad boys, prima ancora che una scelta, per molti è una condizione. Una condizione non voluta ma comunque accettata, integrata. Come per chi fa di necessità virtù, alla fine ci si innamora della propria storia corrotta. E se sopraggiunge una morte rock: tanto meglio!

La storia di Pinocchio sottolinea solo il momento fortunato del suo salvataggio. Il burattino non muore risucchiato dal fascino della trasgressione. Ne comprende la violenza. Evita il peggio. La sua vita non sarà mai più quella di prima. Tante, troppe, cicatrici porta sul corpo e sull’anima. Ma non muore. Nella sua storia c’è perciò un’eco del figlio ribelle della parabola, di quel figlio che prende congedo dalla casa paterna e si dà al divertimento, mentre suo fratello fa il bravo a casa. Bad boy-good boy. Così, quando il ribelle torna a casa, non basta la bontà del padre ad accoglierlo, perché il fratello buono non ci sta.

Un certo interrogativo perciò sorge, ampliando le aspettative del racconto di Pinocchio. Che succede ad una società, ad una Chiesa, costruita per good boys? I molti, sovrabbondanti, maggioritari Pinocchio che popolano questa “periferia” chiamata Terra, hanno ancora diritto di cittadinanza?

Dal fascino oscuro di una morte rock ci si salva anche per la possibilità di continuare ad abitare uno spazio bad legittimato dalla cultura e dalla società. E dalla Chiesa anche! E non è questione di tolleranza, è questione di realismo. Pur essendo ciò che è buono, giusto e santo la meta di ogni uomo veramente realizzato, non si può non prendere sul serio la diversa identità psicologica e sociale dei Lucignolo e dei Pinocchio. Quale pedagogia, diversamente, verrebbe fuori da una attenzione rivolta solo ai buoni? Il confine delle «periferie esistenziali» chiama.

«Dal fascino oscuro di una morte rock ci si salva anche per la possibilità di continuare ad abitare uno spazio bad legittimato dalla cultura e dalla società. E dalla Chiesa anche! E non è questione di tolleranza, è questione di realismo»

Nella favola di Pinocchio non solo la redenzione è possibile ma, per certi versi, solo nella redenzione si diventa davvero uomini. Anche per il Vangelo è così. Pinocchio poi non resta a casa a fare il bravo, come il fratello maggiore della parabola evangelica. Pinocchio “frequenta” il suo amico “cattivo”. Lo frequenta anche se non lo salva. È questo già un passo migliore. Ma si può pensare e fare di più. Si deve farlo. Curare lo spazio bad vuol dire offrire almeno un’alternativa alla morte rock. Solo così i “buoni” saranno veramente buoni, perché un po’ “cattivi”, perché integrano il cattivo e il cattivo, a sua volta, il “buono”.

*Congregazione della Passione di Gesù Cristo

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