«Oltre la paura», un incontro per essere Insieme in Sicurezza

All’inizio dell'incontro il ricordo della prof.ssa Barbara Pojaghi, vice presidente dell’Associazione e socia fondatrice

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Sold-out il 16 novembre alla Sala Convegni dell’Hotel Claudiani per l’incontro con la cittadinanza organizzato dall’Associazione Insieme in Sicurezza sul tema “Oltre la paura”, con relatori il prof Sebastiano Porcu dell’Università di Macerata e il medico Mohamed Tarakji, Imam di Macerata, moderatore Giorgio Iacobone, presidente onorario dell’Associazione.

All’inizio il ricordo della prof.ssa Barbara Pojaghi, vice presidente dell’Associazione, e socia fondatrice, recentemente scomparsa (leggi qui l’articolo). Proiettata una sua intervista dello scorso luglio in occasione dell’incontro sulla criminalità, nella quale la Pojaghi sosteneva la validità del concetto di mutualità di vicinato, come antidoto alla percezione di insicurezza. E proprio sulla differenza tra la sicurezza reale e la percezione della sicurezza ha incentrato il suo intervento il prof Porcu, che ha individuato 4 punti collegati alla deleteria percezione di insicurezza, non corrispondente ad episodi criminali effettivamente avvenuti. È così che “viene meno la fiducia nel prossimo”, con la scomparsa della solidarietà orizzontale e con maggiori diseguaglianze sociale; è così che aumenta la solitudine con sempre più nuclei famigliari costituiti da una sola persona; è così che i modelli culturali tradizionali, fondati molto sulla religione o anche su partiti di massa o su sindacati, hanno lasciato il campo ad una società nella quale impera l’individualismo; è così che con i sempre più diffusi e moderni mezzi di comunicazione si registra una maggiore tendenza all’impressionare e si genera una incontrollata percezione di insicurezza.

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L’Imam Tarakji ha sottolineato due diversi aspetti della paura quale sentimento, uno principale che si determina quando un evento imprevisto genera una paura generalizzata, obiettiva, che coinvolge tutti, l’altro detto secondario, che è soggettivo, cambia da persona a persona: può restare nell’ambito fisiologico generando nostalgia, timore, ansia oppure può degenerare in forme patologiche, come la fobia, quando un fatto di lieve entità genera una sproporzionata paura, il panico, quando un fatto toglie la ragione, il terrore quando una generalità di persone perde il controllo di se stesso. È proprio trasmettere il terrore è quello che vogliono chi commette attentati. La nostra risposta – ha sostenuto Tarakji – deve essere di condanna, di gridare a voce alta che non si può uccidere in nome della religione, ma la cosa più importante è di non lasciarci intimidire, di continuare a vivere con il nostro ritmo quotidiano, questo vale per la paura del terrorismo, ma anche per la paura del terremoto: se uno ha la casa agibile non può vivere in auto o in campagna, deve vincere quella paura che è ingiustificata.

img-20161118-wa0005Il dibattito è stato molto vivace: il consigliere comunale Enrico Marcolini ha espresso la convinzione che viviamo in un momento difficile, con radicali mutamenti della società, non c’è più “l’ascensore sociale”, ma ora la società è fatta a piramide e l’incertezza determina insicurezza e una chiusura in se stesso. Ottimismo ha trasmesso Franco Malagrida che ha continuato a tenere viva ed ad espandere la sua azienda nonostante la concorrenza agguerrita e gli anni di forte crisi. Il prof Paolo Matcovich ha chiesto in modo diretto ai due relatori cosa in concreto dalla loro posizione ritenessero di poter fare per andare “oltre la Paura”.

img-20161118-wa0006L’imam Tarakji ha risposto che nelle Moschee si predica la pace e si sottolinea come il Corano esprima amore e non odio. Inoltre ogni giovane che frequenta la Moschea è indirizzato verso la strada del bene, evita occasioni di drogarsi, di ubriacarsi, di commettere reati, quindi forte è il contributo che si dà alla sicurezza. Il prof. Sebastiano Porcu ha evidenziato come l’Università produca ricerca e spesso la ricerca scientifica riesce a confutare tante paure fondate sul niente, che determinano errate percezioni di insicurezza. Ha raccontato come durante la costruzione della linea ferroviaria di alta velocità Bologna Firenze i paesi dell’Appennino venissero invasi dagli operai dei vari cantieri, determinando uno scossone alla routine quotidiana, con fantasiose dicerie di un aumento di reati. È bastato coinvolgere con cene ed incontri al bar gli indigeni e gli operai, a farli conoscere ed integrare per ottenere il ritorno alla serenità, che sembrava persa. Quindi conoscersi e frequentarsi antidoti ad andare “Oltre la paura”. 

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