In merito alle affermazioni di padre Giovanni Cavalcoli durante una trasmissione di Radio Maria, monsignor Nazzareno Marconi offre una riflessione

Padre Calvalcoli ha detto che: «Le disgrazie sono conseguenze del peccato originale» appellandosi alla Bibbia ed in particolare a Sapienza 2,23-24:«Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono».

Questa visione che spiega il male come conseguenza del peccato, è una verità di fede, può però portare a interpretazioni distorte, che fanno pensare Dio come una divinità vendicativa e sempre pronta a punire chi sbaglia. Contro questa idea già il Salmo 102 diceva: «Buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Egli non continua a contestare e non conserva per sempre il suo sdegno. Non ci tratta secondo i nostri peccati, non ci ripaga secondo le nostre colpe».

Ancora di più nel Vangelo Gesù ha condannato espressamente la lettura delle disgrazie come una punizione del peccato, parlando proprio delle 18 vittime di un terremoto che aveva fatto crollare una torre di Gerusalemme, la torre di Siloe, diffondendo tra il popolino l’idea che fossero stati puniti per i loro peccati.

Gesù disse: «Quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». (Lc 13,3-4). Gesù nega chiaramente il legame disgrazia-castigo divino. Poi nella frase seguente:«Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» non intende che: chi non si converte morirà per una disgrazia, contraddicendosi, ma che la morte può giungere improvvisamente e trovarci, se non convertiti, degni di un giudizio negativo.

Questa spiegazione non è una teoria moderna, la sostiene già S. Agostino (Disc 110/a).
Di fatto padre Cavalcoli, come molti, ha letto in questo caso in maniera parziale e preconcetta la Bibbia, senza farsi guidare prima di tutto dal Vangelo e dall’esempio di Gesù, come invece mi sembra faccia molto chiaramente Papa Francesco.

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