I14910339_565016123706139_7009742548738197056_nl sisma non ha fermato i tanti volontari che lo scorso fine settimana si sono messi all’opera per concretizzare l’iniziativa “Un pasto al giorno”. Nelle giornate di sabato 29 e domenica 30 ottobre, infatti, l’Associazione Comunità papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi nel 1968, si è data appuntamento nelle parrocchie per offrire, in cambio di un’offerta libera, un pacco di pasta da poco più di 100 grammi: una vera e propria porzione, il pasto di un giorno.

“La dignità parte da qui”, era lo slogan della campagna promossa per permettere ancora all’Associazione di garantire un aiuto agli oltre 41mila fratelli in difficoltà, gli ultimi, che ogni giorno mette a tavola nelle sue oltre 600 realtà di accoglienza (tra case famiglia, Capanne di Betlemme per i senza dimora, Centri nutrizionali) in 38 paesi del mondo.

Lotta alla fame piatto dopo piatto, dunque, salvando un fratello e una sorella per volta: è questa la mission dell’iniziativa. 
Solidarietà, responsabilità e dignità sono le chiavi per riequilibrare questo sbilanciamento, creando da un lato una nuova cultura del riutilizzo e attribuendo dall’altro una dignità nuova sia a chi ha bisogno di aiuto sia a chi lo sostiene attestando un protagonismo attivo di entrambi e stabilendo tra loro una forte connessione: la fraternità. In questo senso, il “pacco di pasta” assume il significato di un abbraccio dato da lontano a chi è in difficoltà. Cibo è stare insieme, è mettere in comune, è espressione della generosità di Dio. Lo spiega anche il Vangelo, dall’ultima cena alle Nozze di Caana, fino all’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci o alla parabola del Figliol Prodigo.

Lo “scarto” del cibo, dunque, diventa metafora dell’abbandono di chi è più in difficoltà, come gli anziani, i disabili, considerati gli ultimi della società. Lo spiega il responsabile della APG23, Giovanni Ramonda: «La facilità di “buttar via” è sinonimo di indifferenze ed insensibilità, gli stessi atteggiamenti che portano all’emarginazione di tanti nostri concittadini, lasciati soli ad affrontare i problemi e le difficoltà della vita. Il nostro “pacco di pasta”, dunque, vuol essere il simbolo di un nuovo patto sociale, che consente di accrescere se stessi aiutando gli altri, tutelare il diritto al cibo: uno dei diritti umani fondamentali».

Considerato che nel 2015 i poveri nel nostro Paese hanno superato i 4 milioni e mezzo, si coglie come il miglioramento delle condizioni di vita può passare anche da una lotta alla cultura delle eccedenze. La APG23 prova a opporsi allo spreco alimentare attraverso un piccolo ricettario, con le istruzioni per preparare dei piatti sfiziosi utilizzando gli avanzi del giorno prima, oppure le parti di ortaggi e verdure che solitamente si buttano via, come le bucce di mela o d’anguria. Il problema dello spreco, infatti, ha un riflesso economico molto rilevante. «Anche attraverso il cibo – spiega ancora Ramonda – si realizza la dignità dell’uomo». E una nuova chiave, più responsabile, del suo impiego, può migliorare la qualità della vita di tanti.

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito www.unpastoalgiorno.org.

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