La speranza che i danni non avessero seriamente compromesso la sicurezza delle strutture c’era ma, gli ultimi sopralluoghi di oggi, con relative verifiche tecniche, hanno confermato l’entità delle lesioni riportate in sei chiese di Recanati, andando così ad accrescere la già amara conta con cui la diocesi maceratese, come le altre nelle Marche, dovrà misurarsi di qui in avanti circa l’attività delle parrocchie, nonchè il patrimonio artistico e architettonico di decisamente compromesso.

Contrariamente alle notizie che circolavano ieri, è stata dichiarata inagibile la chiesa di San Francesco, nell’omonimo rione: nell’edificio i tecnici hanno riscontrato problemi in particolare all’abside e all’ingresso.

La storica chiesa di San Vito
La storica chiesa di San Vito

Inutilizzabili anche altre strutture storiche, come la chiesa S. Maria dei Mercanti, la chiesa S. Maria Assunta in Castelnuovo e la chiesa di San Vito.

A confrontarsi con la situazione di emergenza e le conseguenti “novità” di adattamento che il sisma sta generando anche da un punto di vista logistico per la pastorale e la liturgia sono anche i giovani sacerdoti alla guida delle comunità del centro storico e non solo.

Nel quartiere Le Grazie, stando ai controlli effettuati dai tecnici comunali, è al momento inagibile la chiesa conventuale Santa Maria della Pietà, retta dai Padri Passionisti: dopo l’ultima, deleteria scossa di domenica 30 ottobre, è stato padre Anthony Masciantonio a fotografare di persona i calcinacci caduti nell’antico edificio. Tempestivamente, già per la festività di Ognissanti e la commemorazione dei Defunti, è stata individuata una soluzione alternativa, approfittando del tempo ancora non troppo rigido. Il tendone allestito nell’adiacente campo sportivo, infatti, sede di momenti ricreativi e di aggregazione, come in diverse zone del Maceratese, si è trasformato, racconta il religioso, in una «Basilica da campo, dove poter celebrare la messa o vivere insieme l’Adorazione eucaristica, come abbiamo fatto ieri sera».

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Un’immagine scattata dopo la violenta scossa di domenica scorsa, che ha compromesso per ora l’utilizzo della chiesa dei Padri Passionisti

«Il terremoto non ha causato danni strutturali, ma l’abside, l’unica parte nono soggetta agli ultimi lavori di ristrutturazione, riporta diverse crepe ed è lesionato», spiega don Alejandro Gonzalez Parrilla, parroco nella chiesa di San Domenico, nel cuore del borgo leopardiano. Un velo di tristezza è inevitabile, ma non manca il sorriso per reagire alle circostanze forzate. «Ci siamo trasferiti nella chiesa di Sant’Agostino – spiega –, mantenendo gli stessi orari per le messe nel sabato e nella domenica. Durante la settimana, invece, dal lunedì al venerdì, sia alle 8 del mattino che alle 18 celebriamo l’Eucaristia nella ristrutturata chiesa di Sant’Anna, lungo corso Persiani. Dobbiamo farci forza, perchè la Chiesa viva la facciamo noi, e non i mattoni».

La chiesa di San Domenico, in piazza Giacomo Leopardi, è stata dichiarata inagibile
La chiesa di San Domenico, in piazza Giacomo Leopardi, dichiarata inagibile

Secondo i dati trasmessi dal Comune, risultano invece agibili, con provvedimenti, la Concattedrale di San Flaviano (riaperta nel 2011, dopo i danni del terremoto del 1997 e attualmente inagibile nelle due navate laterali) e la chiesa di San Filippo Neri (con divieto di utilizzo dell’altare principale e del primo altare a sinistra dell’ingresso). Agibili invece – oltre alle già citate Sant’Agostino e Sant’Anna – la chiesa dei Frati Cappuccini e quelle di Santa Maria in Montemorello, San Pietro, Chiarino, Cristo Redentore, Maria Santissima Addolorata e Montefiore.

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