Giorgio Meschini: Barbara, «la mia Presidente»

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di Giorgio Meschini

Ricordare Barbara Pojaghi, che io preferivo chiamare “la mia Presidente” perché lo era stata del Consiglio Comunale di Macerata durante il mio primo mandato da Sindaco dal 2000 al 2005, è per me tristissimo soprattutto in questi giorni in cui siamo tutti un po’ destabilizzati dal terremoto.

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È un altro scossone allo spirito, oltre quello sismico, che fa male perché per me inaspettato nonostante sapessi della sua malattia, ma non era passato molto tempo che ci eravamo scambiati alcuni messaggi su Facebook.

Con Barbara abbiamo vissuto cinque anni di intenso lavoro per il bene della nostra comunità e questo lavoro fianco a fianco ci ha fatto conoscere ed apprezzare reciprocamente nonostante qualche diffidenza iniziale: venivamo da due storie politiche e culturali diverse, ma avevamo lo stesso obiettivo di servire al meglio delle nostre capacità Macerata.

Di lei Presidente ricordo soprattutto il rispetto rigoroso delle regole da cui non derogava per nessuno, amici o avversari che fossero, anche quando il dibattito diventava molto acceso, il che significava essere realmente un arbitro imparziale e il suo alto senso delle istituzioni, fossero quelle civili o quelle universitarie, anche quando le sue idee non collimavano con chi aveva le maggiori responsabilità in quel momento.

Di lei persona mi ha sempre colpito molto la sua dirittura morale da cui non derogava mai e la passione per le sue idee che sapeva difendere con tenacia e convinzione ma nello stesso tempo sapeva riconoscere e rispettare le convinzioni degli altri soprattutto se appartenevano ad un diffuso sentimento nella città: emblematico in questo senso il suo impegno come Presidente del Consiglio per le celebrazioni in città del 50° anniversario della dedicazione della nostra città alla Madonna della Misericordia.

Pur essendo notoriamente non credente, sapeva che quel gesto era importante per una parte significativa della città e questo era sufficiente per impegnarla andando oltre le sue stesse convinzioni.

La perdita della “mia Presidente” è grave per la città perché perde una persona di cultura, di senso civico e di grande onestà intellettuale.

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