Con immenso dispiacere stiamo assistendo in questi giorni, difficili per le nostre comunità duramente colpite, al lento ed inesorabile indebolimento di tanti edifici di culto che costituiscono memoria e testimonianza di fede e di religiosità di tante generazioni. Pensiamo all’Abbazia di Rambona, al Ss. Crocifisso di Treia, alla Cattedrale di S. Giuliano, alla chiesa delle Vergini di Macerata e agli altri luoghi che compongono, purtroppo, un lungo elenco.

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La rimozione è avvenuta nel tardo pomeriggio del 31 ottobre

Risale a ieri, lunedì 31 ottobre, il primo intervento di messa in sicurezza del campanile della chiesa di S. Ubaldo di Passo di Treia, con la rimozione della statua della Madonna Ausiliatrice, ma la situazione più critica è rappresentata dalla stessa chiesa che complessivamente, soprattutto nella parte più antica e nella facciata, presenta serie lesioni (leggi qui l’articolo).

L’edificio risale al terzo decennio del 1800. La sua costruzione fu decisa quando il nuovo tracciato della strada settempedana e l’incremento demografico resero decentrata ed insufficiente la chiesetta già esistente dedicata alla Vergine Annunziata e a s. Ubaldo Vescovo di Gubbio (†1160). Di questo tempio oggi non rimane più traccia dopo la realizzazione della circonvallazione. La nuova chiesa, opera dei muratori treiesi De Mattia, che avevano lavorato anche per il duomo di Treia, fu costruita poco lontano dalla precedente su un terreno di proprietà delle Monache di S. Benedetto di Treia e fu dedicata ugualmente alla Beata Vergine e al Santo Vescovo di Gubbio.

Una antica cartolina della chiesa con il primo campanile
Una antica cartolina della chiesa con il primo campanile

14925737_670323273129154_5143934537406400822_nLe cronache ci tramandano che il tempio, più ampio e rispondente alle esigenze del piccolo centro, che nel 1820 contava 40 abitazioni e circa duecento residenti, secondo lo stato delle anime redatto dal cappellano don Giuseppe Teloni, fu consacrato dal Vescovo di S. Severino Marche mons. Francesco Saverio Grimaldi il 4 ottobre 1839.

L’apertura solenne avvenne il 6 ottobre alla presenza del card. Nicolò Grimaldi, patrizio treiese, il quale, gran benefattore, oltre ad alcuni arredi fece dono anche del quadro della Madonna che oggi si venera nella chiesa del Ponte. In questa occasione non mancarono, come è tradizione, divertimenti popolari, illuminazione e fuochi d’artificio, fu una grande festa. Nel corso degli anni insieme alla chiesa di S. Ubaldo si allinearono lungo la strada settempedana le abitazioni che, con quelle già esistenti intorno alla torre medievale e all’antico ponte, formarono il centro originario di Passo di Treia, oggi sviluppato sia urbanisticamente, che demograficamente (leggi qui l’articolo).

002Costituita una vicaria parrocchiale dipendente dalla Cattedrale di Treia, fu retta da un curato economo fino al 1863 quando fu elevata a parrocchia. Ottenne il fonte battesimale solo nel 1896 per decreto di mons. Celestino del Frate arcivescovo di Camerino e amministratore apostolico di Treia. L’interno dell’edificio, che era a croce greca con una piccola abside e due altari laterali, alla fine dell’Ottocento doveva essere spoglio, privo di decorazioni e malridotto. Per questo don Leopoldo Taruschio, parroco dal 1896, superati «molti insulti, critiche e difficoltà» decise «di sua testa», come si legge in una sua nota manoscritta, di procedere al restauro, i cui lavori furono eseguita tra il 1900 e il 1905 su progetto del prof. Giuseppe Rossi di Fermo, architetto della chiesa dell’Immacolata di Macerata.

004Venne realizzata la calotta centrale, si rinforzarono gli archi e il basamento dei pilastri, si fece all’interno un bel cornicione, e furono eseguite tutte le decorazioni. Vi lavorarono i muratori Giuseppe, Ottavio e Adolfo Lombi e per la tinteggiatura Benedetto Leonardi e Paolo e Marsilio Paoloni. Per il disegno si spesero £. 225 pagate con un prestito concesso dalla Banca Cattolica di Macerata, mentre per il restauro circa £. 4.000. Don Leopoldo alla fine dei lavori annotò con orgoglio che «il celebre pittore Vincenzo (n.d.r. si tratta di Virginio) Monti, romano, che ha dipinto la chiesa dell’Immacolata a Macerata e quella di S. Biagio a Pollenza ha detto che la chiesa è bellissima e ben superiore a quanto si possa desiderare in un villaggio come il Passo di Treia». Delle originarie decorazioni nella calotta centrale rimangono il simbolo dell’Agnello e i quattro Evangelisti.

14925709_1107692269280122_5876045897129799819_nAltri abbellimenti furono eseguiti nel 1938 dal parroco don Otello Patrassi, mentre l’8 settembre 1939 fu consacrato dal Vescovo mons. Ferdinando Longinotti un nuovo altare di marmi policromi donato dalla vedova Italia Migliozzi in memoria del marito Luigi. Con le offerte di tutti i parrocchiani fu elevato di sette metri il campanile benedetto il 1° gennaio 1942, in cima al quale, a protezione del paese, fu posta la statua della Madonna Ausiliatrice con il Santo Bambino, dono della signora Clementina Merlini.

Un'altra immagine prima del passaggio alla Chiesa ortodossa
Un’altra immagine prima dell’officiatura della Chiesa ortodossa romena

Modifiche sostanziali alla struttura furono, invece, eseguite a partire dal 1949 per iniziativa del parroco don Enrico Pettinari: fu modificata la facciata, allineando i due corpi laterali, fu realizzato l’ampliamento dell’abside, trasformando così l’originaria pianta a croce greca. Alla fine degli anni Cinquanta fu ricostruita la canonica e successivamente la chiesa fu abbellita con vetrate policrome e con altari laterali di marmo. Dal 1999, alla vigilia del grande Giubileo, la chiesa non è stata più officiata a seguito della costruzione del nuovo complesso parrocchiale con il nuovo tempio intitolato alla Natività della Beata Vergine Maria nella parrocchia di S. Ubaldo. Dopo i restauri eseguiti nello scorso decennio, che hanno interessato in particolare il tetto, la chiesa è rimasta chiusa fino al 2012, quando, il 4 novembre, è stata autorizzata l’officiatura alla Chiesa ortodossa romena fino alla scossa del 24 agosto.

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