Brandine, coperte e pasti caldi, oltre 200 persone dalla forte scossa di domenica, magnitudo 6.5, hanno trovato rifugio nella chiesa dello Spirito Santo di Tolentino, accanto all’ospedale cittadino. Una struttura moderna, del 1988, che non ha riportato danni dopo il sisma e già dopo la scossa del 26 ottobre scorso ha accolto sfollati e persone che hanno paura di tornare nelle proprie case. Uomini e donne che «hanno trovato le porte aperte», come ci spiega il parroco don Sergio Fraticelli.

tmp_21913-img-20161101-wa0005-382414575«Da mercoledì scorso abbiamo accolto una cinquantina di persone che ci hanno chiesto aiuto e abbiamo sistemato nelle aule sopra la chiesa – dice don Sergio – poi, dopo la terribile scossa di domenica, siamo arrivati a 220 persone che abbiamo sistemato all’interno della chiesa che non ha riportato crepe. Non volevamo escludere nessuno e tutti ci hanno aiutato dal Comune alla Protezione civile».

img-20161101-wa0016Sempre da domenica è stata attivata la mensa con volontarie della parrocchia che cucinano. Oggi hanno preparato: penne alla boscagliola, affettati, finocchi gratinati e frutta. «C’è un clima positivo – sottolinea don Sergio – c’è stata una bella risposta da tutta la comunità civile e religiosa».

img-20161101-wa0023La chiesa dello Spirito Santo è tra le poche in Diocesi rimaste agibili e per questo moltiplica gli orari delle Messe, grazie anche alla collaborazione con don Gianni Carraro di San Catervo: 9, 18 e 19 (feriale), 9.30, 10.30, 11.30, 18 e 19 (festivo). Se il tempo sarà buono, nei festivi la Messa si celebrerà all’aperto, altrimenti all’interno della Cappellina o al Cine-teatro, completamente a norma è in grado di accogliere trecento persone.

img-20161101-wa0019«Si tratta di un momento particolare – continua don Sergio – siamo felici di aiutare, con Comune e Protezione civile, attraverso azioni concrete oltre che con la preghiera. Solo con i volontari della parrocchia non riusciremo però a far fronte a tutte le esigenze. Serve qualcuno che sappia gestire la situazione a tempo pieno – conclude -, finora c’è stata la massima disponibilità e troveremo insieme la soluzione più idonea».

 

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