L’hashtag stampato in quelle magliette create immediatamente dopo il sisma hanno fatto il giro del mondo, a raccontare l’unicità di un Ateneo che il mostro ha messo in ginocchio, ma non ha certo spezzato. Un messaggio, quel #ilfuturonon crolla, orgogliosamente “indossato” prima di tutto dal rettore, Flavio Corradini, che con la caparbia e lo slancio che tutti conoscono sta infondendo speranza agli studenti, ai docenti e a quanti vivono, letteralmente, l’Università di Camerino, polo di eccellenza formativa e vanto accademico di tutta la regione marchigiana.

fullsizerender-2«Unicam non teme i terremoti», ha dichiarato il professore e nel suo profilo Facebook è già comparso un post, per avvisare che l’attività didattica riprenderà il 2 novembre e ribadire che, nonostante la città ducale abbia subito un colpo durissimo, è forte la volontà di riprendere quanto prima la via della normalità. Come risaputo, le strutture universitarie ubicate fuori dalla zona rossa non hanno subito danni, mentre la situazione risulta decisamente preoccupante per il Rettorato e le due sedi, assieme alla segreteria per gli allievi, situate nel pieno centro storico.

E loro, gli studenti, “protagonisti” che animano uno dei templi del sapere e della cultura più antichi d’Italia? Li hanno definiti «universitari in fuga» e come da loro torto, quando il mostro, arrivando, nella serata di mercoledì, ha portato con sè il terrore allo stato puro?

Il giovane recanatese Michele Celozzi, matricola iscritta ad Unicam
Il giovane recanatese Michele Celozzi, matricola iscritta ad Unicam

Michele Celozzi, originario della Puglia, vive a Recanati ed è una delle matricole iscritte all’Ateneo camerte. Subito dopo il dramma che si è consumato il 26 ottobre, pur alloggiando nel Campus (una delle aree non interessate dalle lesioni) non ha esitato a fare la valigia e ritornare a casa, come molti altri suoi coetanei.

Il rientro è stato immediato, ma non altrettanto veloce è la capacità di realizzare pienamente cosa è accaduto, scansando la paura per tentare di dormire. E lasciare che il ricordo si trasformi in consapevolezza, raccontando come ha significato per lui e i suoi amici guardare in faccia un sisma che piomba nelle vite senza preavviso.

«Come ogni mercoledì, alle cinque del pomeriggio avevamo appena finito la lezione al polo di Informatica (nella sede dell’ex tribunale), in pieno centro storico – racconta nella sua testimonianza il giovane – e con un gruppo di amici avevamo deciso di ritrovarci a casa di una coetanea per studiare insieme. Lei aveva il suo appartamento vicino al polo, in una struttura abbastanza vecchia nel centro storico al secondo piano e, alle 19 circa, ci stavamo giusto dando l’arrivederci sul pianerottolo… Nel frattempo, un tremendo temporale si era abbattuto su Camerino».

Come si presentava la sera del 26 ottobre Camerino dopo le terribili scosse che hanno messo in ginocchio l'entroterra maceratese
Come si presentava la sera del 26 ottobre Camerino dopo le terribili scosse che hanno messo in ginocchio l’entroterra maceratese

«Mentre discutevamo – prosegue -, dissi al ragazzo al mio fianco di iniziare ad uscire perché altrimenti non avrei fatto in tempo a prendere la circolare per ritornare al Campus. Di colpo, “quel” rumore. Lo studente davanti a me – prosegue Michele – non riusciva a capire come aprire la porta malandata. Tuttavia, l’istinto della sopravvivenza ha prevalso e, in preda all’agitazione, abbiamo iniziato a correre per le scale vecchie e consumate dell’edificio. Tutto senza capire realmente cosa stesse succedendo».

Una volta fuori casa, lo studente e i suoi compagni sono scappati sotto la pioggia che imperversava per le vie, fino alla piazza di Camerino. La gente, intanto, si era riversata in strada spaventata e stupita: «Ricordo ancora lo sguardo di una donna scossa, che si guardava in giro cercando di capacitarsi della situazione...».

imagesNel panico e nella confusione generale, con i cellulari fuori uso, l’universitario recanatese e il suo coinquilino riescono a ritornare, con non poca fatica, all’alloggio, che per fortuna non aveva subìto danni. Ma il sollievo dura il lampo di un attimo. Da lì, infatti, dopo essere riuscito a tranquillizzare i familiari, cercando di capire attraverso i notiziari la portata del terremoto e in attesa di ospitare un amico “sfollato” dal centro storico, per superare insieme quei momenti interminabili, Celozzi sente la seconda, fortissima scossa del terremoto, alle 21.18.

«Il tremore inconfondibile sotto ai piedi e la mia mano che, senza pensarci due volte, afferra la maniglia – dice – per abbandonare immediatamente l’edificio: questi i flash che non dimenticherò mai». Subito, Michele si riversa per strada, dove sente «urla disperate ovunque, mentre la luce era saltata e, complice la maledetta pioggia incessante, i display degli smartphone non erano sufficienti ad indicare le direzioni da prendere». Tutto intorno, rumori di crolli e antifurti che suonavano all’impazzata. Il ragazzo urta più di una persona mentre corre concitato alla ricerca del suo amico: il sisma si è preso la città e il terrore ha invaso tutto. «Tremavamo tutti, e sarà difficile scordare i volti pieni di spavento di stupore di chi ha condiviso questa tragedia: l’importante era scappare via, lontano dagli edifici».

Come sarà il ritorno a Camerino? La domanda è d’obbligo, e la risposta non tarda ad arrivare. «Sarà dura riprendere il corso della normalità – spiega la matricola –, ma non mi lascio abbattere e, con coraggio, come mi auguro faranno anche gli altri universitari fieri del “loro” Ateneo, farò di tutto per vincere la paura che ancora c’è e di ritornare lì, dove il terremoto, in una notte d’autunno, ha scosso la nostra vita e le nostre emozioni».

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