«Le nostre certezze possono diventare un muro che imprigiona lo Spirito Santo». Le parole di papa Francesco risuonano quasi “provvidenziali”, in questo giovedì 27 ottobre così particolare, in cui i termini «muri», «calcinacci» e «danni» sono ritornati, purtroppo, all’ordine del giorno delle priorità per la Chiesa di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, che oggi ha visto il clero diocesano riunirsi per il consueto incontro mensile, svoltosi presso il Seminario missionario «Redemptoris Mater» con la relazione del professor Luca Diotallevi che ha inaugurato il percorso formativo rivolto a operatori pastorali e presbiteri.
Inevitabilmente, l’attenzione dei lavori è stata richiamata dalle conseguenze lasciate dalle violente scosse (lo ricordiamo, la prima alle 19.10 di ieri sera con magnitudo 5.4, seguita da quella di 138 secondi alle 21.58 con magnitudio 5.9, fino alle ultime registrate anche all’alba e nella mattinata odierne, con una magnitudo media di 4.4)che, da ieri sera, hanno fatto ripiombare nell’incubo il Centro Italia e in particolare i comuni dell’entroterra maceratese (Qui il servizio di èTvMacerata).
Un'immagine emblematica: il portone chiuso dell'Abbadia di Fiastra (foto Piero Chinellato)
Un’immagine emblematica: il portone chiuso dell’Abbadia di Fiastra
(foto Piero Chinellato)

Dopo la decisione ufficiale di chiudere, a scopo cautelativo, le chiese del territorio diocesano per le opportune verifiche, inevitabile da parte dei parroci e dei religiosi la preoccupazione per le lesioni registrate, specialmente nelle strutture già compromesse dal sisma del 24 agosto scorso.

Un’analisi, quella del docente di sociologia, che tra le righe ha saputo offrire anche una traccia di collegamento con la situazione drammatica che stanno affrontando le nostre terre, la nostra e la vicina diocesi di Camerino – sedi, tra l’altro, di due importanti Atenei – e le comunità che qui abitano, di nuovo alle prese con una durissima prova che rischia di compromettere il tessuto sociale, le risorse turistiche e un patrimonio architettonico unico.
«La vocazione cristiana segue sempre la via stretta e oggi ai credenti – ha spiegato Diotallevi – viene chiesto un “di più”, per essere forgiati dall’intelligenza della fede»: una constatazione valida ora più che mai per i sacerdoti e per tutti i laici, da sperimentare anche e soprattutto in momenti di emergenza come quello attuale».
A richiamare poi la delicatezza del momento è stato il vescovo Nazzareno Marconi, che infondendo sicurezza in tutti, lui che, da umbro, ben conosce le dinamiche che “fratello terremoto” scatena, ha sottolineato il valore di questa instabilità, negli edifici e nelle anime. «Essere una Chiesa provvisoria non ci fa male. Anzi, dobbiamo essere vicini alla nostra gente che la precarietà la vive ogni giorno sulla propria pelle. Non ci scandalizziamo dunque – ha detto il Pastore di Macerata ai preti – di fronte alle liturgie provvisorie dettate dalle circostanze, quando sono le persone che per prime fanno i conti con la caducità della vita e non sanno se possono rientrare nelle proprie abitazioni…».
Un momento dell'incontro del clero svoltosi stamattina a Macerata
Un momento dell’incontro del clero svoltosi stamattina a Macerata (foto Andrea Mozzoni)
A margine dell’incontro, poi, un messaggio da parte di don Nazzareno a tutti i fedeli, per fare il punto sulla situazione strutturale relativa ai danni – «ci sono molte chiese seriamente pericolose», ha dichiarato il presule -, con un invito alla speranza da condividere insieme:

(video Andrea Mozzoni)

La mattinata ha rappresentato anche l’occasione per due comunicazioni importanti sugli imminenti eventi diocesani. Stante il monitoraggio dell’agibilità dei cimiteri nei diversi comuni in vista della Commemorazione dei Defunti, verrà spostata la celebrazione per l’ordinazione diaconale di don Francesco Zambelli e don Pietro Micheletti (leggi Qui).

Inizialmente prevista nella Cattedrale di Macerata, come noto inagibile, la liturgia era stata programmata presso la parrocchia di San Catervo, a Tolentino, che però ora risulta inutilizzabile. Nello “sconquasso”, al momento la soluzione più idonea sarebbe l’Aula Sinodale, «si tratta di una scelta obbligata, ma è l’area più capiente e antisismica che abbiamo per ospitare un avvenimento del genere». Rimane comunque confermato l’orario della Santa Messa, alle ore 18, in cui monsignor Marconi imporrà le mani sui due nuovi diaconi.

Per quanto riguarda invece la data del 13 novembre, domenica in cui si chiuderà in Diocesi l’Anno della Misericordia, la decisione sul luogo della celebrazione (per ora fissata all’Abbadia di Fiastra) sarà rimandata ai prossimi giorni, compatibilmente con l’evolversi dello sciame sismico. «Quel che rimane confermato – ha concluso don Nazzareno – è che vengono sospese tutte le messe pomeridiane nelle altre chiese: il popolo di Dio non si senta privato della ricchezza nella fede con questa decisione, bensì colga in questo convenire il segno di un’unità pastorale come frutto del Giubileo».

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