Da «isola sigillata» a «luogo colmo di bellezza regalato al popolo». E’ l’appartamento pontificio del Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, com’era fino a ieri e com’è oggi, nelle parole di Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, pronunciate durante l’anteprima dell’apertura al pubblico, riservata a un gruppo di 170 giornalisti e operatori accreditati presso la Sala Stampa della Santa Sede.

Da ora in poi, infatti, la «reggia di campagna» del Papa, per secoli privatissimo rifugio estivo dei Pontefici, per volontà di papa Francesco diventa un Museo, spalancando le porte della sua ala più intima e riservata. Le Ville Pontificie, dopo l’apertura dei Giardini di Villa Barberini e degli spazi museali della Galleria dei Ritratti dei Pontefici, diventano così ancora più accessibili a turisti, curiosi e appassionati, grazie a un percorso espositivo ricco di storia e curiosità, ideato e gestito dai Musei Vaticani. Ogni giorno, dal lunedì al venerdì (ore 9-13) e il sabato dalle 9 alle 16.30, ha annunciato Osvaldo Gianoli, direttore delle Ville Pontificie, si potranno prenotare le visite tramite il sito dei Musei Vaticani o recandosi direttamente alla biglietteria allestita “in loco”.

Arte e natura. «Chi varcherà il portone del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo – ha assicurato Paolucci – incontrerà la pura bellezza. Arrivato al grande terrazzo vedrà sotto di lui l’occhio azzurro del lago e i monti ricoperti di intatti boschi che lo circondano. Attraversando le stanze dell’appartamento apostolico ascolterà il brusio della storia». Camminando, si sente e si vede quello che il direttore dei Musei Vaticani definisce «l’armonico rispecchiamento fra la bellezza dei tesori d’arte custoditi dentro e la bellezza della natura che sta fuori»: il territorio delle Ville Pontificie, proprio per la presenza del Pontefice, è uno dei pochissimi luoghi d’Italia rimasti paesaggisticamente intatti e incontaminati.

Qui la grande storia si mescola con la storia di ogni giorno. Basta pensare al 1944, quando gli Alleati sbarcati da Anzio e Nettuno risalivano verso Roma, mentre le truppe tedesche arrivavano, in uno dei momenti più drammatici della seconda guerra mondiale. La Camera da Letto del Papa – uno dei gioielli della nuova ala aperta al pubblico, con il letto rivolto verso il lago che fa capolino maestoso dalla finestra – è celebre per essere stata riservata da Pio XII alle partorienti: donne incinte che, non sapendo dove trovare rifugio, hanno partorito nel letto dei papi, e per riconoscenza hanno battezzato i loro bambini con il nome di Eugenio. Alcuni dei quaranta bambini nati allora, che la gente chiamava «i figli del Papa», sono ancora vivi. Nella Cappella privata, in cui campeggia l’immagine della Madonna nera di Czestochowa, tanto cara a San Giovanni Paolo II, per la prima volta nella storia due pontefici – Benedetto XVI e il neo eletto Francesco – hanno pregato insieme, inginocchiati.

Gli spazi più strettamente riservati all’uso esclusivo del Pontefice comprendono anche la Biblioteca, dove molti papi hanno scritto le loro encicliche, e lo studiolo privato, attorno al cui tavolo, uno di fronte all’altro, separati soltanto da un voluminoso scatolone bianco, si sono seduti il Papa emerito e il Papa regnante. Poi gli uffici del Segretario particolare e del Segretario aggiunto, dove trovava posto anche il Cameriere particolare di Sua Santità. La visita, però, comincia dal Salone degli Svizzeri, dove un tempo montava servizio l’omonimo corpo di guardia, per proseguire con la Sala del Trono e quella del Concistoro, anticamera degli appartamenti privati pontifici. «Da Clemente VIII, che alla fine del Cinquecento requisì il palazzo alla famiglia Savelli – senza però mai risiedervi – soltanto 15 papi, su 33, hanno risieduto a Castel Gandolfo: gli altri non ci sono mai venuti».

A spiegare ai giornalisti che Francesco non è stato il primo Papa a non risiedere qui è stato Sandro Barbagallo, curatore del Reparto collezioni storiche dei Musei Vaticani, puntualizzando come «la non presenza di papa Bergoglio a Castel Gandolfo non è uno sorpresa, né uno scandalo: rientra perfettamente nella storia di questo palazzo e nella sensibilità personale di ogni Pontefice». Papa Francesco, inoltre, non ha abolito per il palazzo di Castel Gandolfo il titolo di Villa Pontificia: «Ha solo permesso a tutti di visitarla». Nessuna ipoteca, dunque, per il futuro: «Quella di Bergoglio sarà una decisione permanente fino a quando un Pontefice vorrà che sia così».

(foto Agensir)
(foto Agensir)

Dal Latino alla Cina. Per celebrare l’inaugurazione, è stato offerto ai giornalisti e a tutti i presenti un breve concerto di musica popolare cinese intitolato «La bellezza ci unisce», realizzato dal comparto musicale della Guangzhou Opera House. L’intenzione, ha spiegato il cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, è di promuovere, sulla scia della definizione coniata dal Santo Padre, «il ruolo dell’arte come ambasciatrice per la creazione di un grande ponte culturale da Pechino a Roma». Per sottolineare come il linguaggio artistico possa essere portavoce di pace tra i popoli del monto l’artista Cui Zimo, grande maestro dell’antica tradizione dell’arte calligrafica cinese, ha realizzato durante lo spettacolo musicale una sua interpretazione calligrafica di «Anima Mundi», l’idea che ha ispirato il nuovo riallestimento delle collezioni del Museo Etnologico dei Musei Vaticani contenente le testimonianze artistiche di tutti i popoli, le culture e le culture del mondo.

M. Michela Nicolais

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