Sabato 17 settembre è stato inaugurato il nuovo presbiterio della chiesa romanico-bizantina di San Firmano di Montelupone (leggi qui l’articolo). A presiedere la messa di consacrazione dei nuovi arredi liturgici è stato mons. Nazzareno Marconi, Vescovo della Diocesi di Macerata alla presenza di numerosi fedeli, tra cui studenti che hanno riempito i diciassette gradini che salgono all’antico presbiterio che sovrasta l’abside, cuore dell’abbazia costruita 1200 anni fa, e che vide nel 986 padre Firmano da Acquacanina, suo primo abate.

La benedizione del nuovo altare è avvenuta secondo un cerimoniale che prevede il posizionamento delle reliquie del santo patrono e dei martiri all’interno dell’altare stesso. Il progetto, avallato dalla diocesi di Macerata è stato fortemente voluto dall’Amministratore parrocchiale don Grigorij Linnik e dal comitato “L’Abbadia” di San Firmano con l’aiuto di artigiani locali e imprese come la Cosmo3 di Francesco Batocco, che ha donato tutte le strutture metalliche su misura; iGuzzini Illuminazione nella persona di Adolfo Guzzini, che ha donato i nuovi corpi illuminanti a led in memoria di Castagnari Enzo; il suolificio del Papa di Petrelli Gianluca che ha donato la pavimentazione in cuoio, insieme ai contributi delle famiglie Latini e Castagnari ed altre aziende che hanno collaborato.

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Mons. Nazzareno Marconi (Foto Andrea Zampa)

Grazie a loro si è potuto realizzare il progetto dall’arch. Andrea Stortoni che ha ideato i nuovi arredi dalle linee contemporanee capaci di integrarsi e interagire con l’architettura storica della chiesa e con il suo imponente presbiterio rialzato. Il nuovo ambito presbiterale pertanto viene concepito come il prolungamento del primo gradino del presbiterio storico, che dilatandosi in direzione dei fedeli diviene spazio dove trovano una ponderata collocazione i nuovi arredi – l’altare, l’ambone e la presidenza – tutti realizzati in metallo e legno massello.

L’altare composto da tavole plurisecolari di ulivo è aperto al centro. La luce che dal pavimento attraversa la fessura tra le due assi vuole rappresentare la preghiera che dalla terra sale al cielo per mezzo della liturgia eucaristica. L’altare dalle linee tese quasi bidimensionale se osservato dall’ingresso della chiesa diviene cubico e volumetrico per mezzo dei paramenti, realizzati con i colori dei tempi liturgici, con i quali viene letteralmente vestito in occasione delle celebrazioni. La tovaglia a base quadrata oltre che trasformare la mensa/tavolo in un ara/altare con la sua forma rappresenta Cristo e in quel momento la fessura dell’altare diviene simbolicamente il sepolcro aperto.

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Mons. Nazzareno Marconi (Foto Andrea Zampa)

Per sottolineare la centralità della mensa, luogo attorno al quale i fedeli si ritrovano con il padre, la base dell’altare è stata impreziosita con un pavimento in lastre di cuoio lavate e lavorate artigianalmente, inoltre la presidenza è stata ruotata rispetto alla configurazione passata e posizionata a lato del presbiterio orientata verso il suo centro. Questa disposizione durante le celebrazioni affollate permette all’assemblea di prendere posto anche alle spalle dell’altare trasformando lo scalone in una sorta di platea per concretizzare quanto auspicato dal Concilio Vaticano II in merito agli spazi per le funzioni religiose contemporanee.

Infine l’ambone, pulpito da cui viene proclamata la parola del Signore è poggiato in equilibrio su di un’ulteriore aggetto del presbiterio verso i fedeli parte integrante e fondamentale della celebrazione. A sottolineare questo slancio il “leggio” è posizionato completamente a sbalzo al di fuori del presbiterio, come fosse una mano tesa pronta per essere afferrata. Con il nuovo presbiterio e i nuovi arredi sacri si concretizza la nuova vita per lo spazio liturgico della piccola abazia di San Firmano. Che i nuovi arredi, pensati per trovare armonia con l’architettura millenaria della chiesa benedettina, siano per i fedeli il giusto mezzo per celebrare con coinvolgimento le odierne liturgie eucaristiche.

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