«Non devi mai volgerti indietro ma sempre avanti. La tua vita quella che è stata è stata. Iddio lo sa. L’importante è che non ti sfugga il presente che solo è nelle tue mani. In quello ama Dio con tutto il cuore, facendo la sua volontà». Dal 30 settembre al 2 ottobre si è svolta a Loppiano, in Toscana, la sesta edizione del LoppianoLab «La povertá delle ricchezze e la ricchezza delle povertá». La tre giorni di formazione, aveva l’obiettivo di stimolare una riflessione sul sistema economico attuale, che arricchisce il ricco e impoverisce il povero, che tende ad escludere chi è già emarginato ed è incapace di vedere le ricchezze che non sono economicamente quantificabili. Ci sono, invece, delle ricchezze invisibili dei poveri, come la resilienza, e delle povertà mai citate dei ricchi, come la solitudine.

Hanno partecipato alla formazione di LoppianoLab molti animatori di comunità del Progetto Policoro: all’appuntamento era presente anche Silvia Savoretti, AdC della diocesi di Macerata. Nei vari poli sono organizzati interessanti convegni, laboratori che hanno aiutato a scoprire più da vicino la riflessione iniziata ormai 25 anni fa su intuizione di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, e che ha dato avvio all’Economia di Comunione (EdC). In viaggio verso il Brasile, guardando dall’alto la città di San Paolo, notò i suoi grattacieli moderni accostati alle sconfinate favelas e fu colpita dalle sue estreme contraddizioni. Chiara Lubich capì che occorreva intervenire sull’economia consumista, basata sulla cultura dell’avere, per arrivare all’economia del dare.

In concreto, l’EdC è un progetto di economia civile che mira a realizzare una società più giusta. Le aziende che vi aderiscono si impegnano a suddividere l’utile in 3 parti: una per lo sviluppo e la crescita dell’azienda, una per la formazione, la ricerca e la diffusione della cultura del dare e della reciprocità, l’ultima parte va destinata ad un fondo che sostiene progetti di sviluppo a favore di soggetti svantaggiati. Il nostro tempo sembra particolarmente bisognoso di scoprire l’Economia di Comunione. Questa rivoluzione culturale può essere la via per uscire dalla crisi economica e di valori e riequilibrare la distribuzione della ricchezza.

«Molti segni come l’ambiente, il terrorismo, le crisi economico-finanziarie e l’aumento delle diseguaglianze, dicono a noi e a tanti altri osservatori economici, che il modello economico che il capitalismo ha messo in piedi in questo secolo non è più capace di assicurare un futuro all’intero pianeta. La comunione non è solo una esigenza della giustizia, è una necessità». Ad affermarlo, con convinzione, è il professor Luigino Bruni, economista e storico del pensiero economico.

Molto interessante è stato scoprire le realtà imprenditoriali operanti nell’EdC, ed in particolare aziende avviate da giovani imprenditori. Come Pilvi, start up innovativa che produce abiti per bambini, un progetto nato dalla matita di Chiara Pancino. Pilvi utilizza solo materie prime biocompatibili e rigenerate certificate, seleziona accuratamente tutti i propri fornitori, produce esclusivamente in due piccoli ed eccezionali laboratori aretini nel cuore della terra toscana. O la Management-Technologies srl di Enna, che pone tra i valori fondanti l’integrità, la legalità, la condivisione, il rispetto assoluto delle persone (indifferentemente dal fatto che siano clienti, dipendenti, fornitori o concorrenti).

Questi imprenditori concepiscono la loro attività in modo diverso: l’impresa non è un’isola che tende soltanto al proprio profitto ma al contrario uno strumento per contribuire al benessere dell’intera società.

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