«Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi»; si “odorava” davvero questa grande potenza dall’involucro fragile, sabato pomeriggio nella Casa salesiana di Macerata nel seguire l’Ordinazione sacerdotale di don Andrea Berardi (leggi qui l’intervista), sostenuto e accompagnato dal Vescovo, dall’ispettore della circoscrizione salesiana dell’Italia Centrale, dai tanti confratelli presbiteri (salesiani di don Bosco ma anche diocesani), dalla famiglia e dai tanti amici che hanno affollato non solo la cappella ma anche le altre sale attrezzate dalla famiglia salesiana per l’occasione.

14566233_908911942585771_6831952871191044865_oUna cerimonia che ha saputo trasmette la delicatezza e la dolcezza di un giovane che, pieno di emozione e serenità consacrava la sua vita a Dio, per diventarne servitore. «Fidati, il Signore ti conosce» gli ha detto monsignor Nazzareno Marconi, durante l’omelia, spiegando come la «vocazione non è altro che il momento in cui noi scopriamo quello che Dio già sa di noi». E se Andrea, consapevole delle sue fragilità, ha scelto per la se stesso il paragone con il vaso di creta, non sono tardati nelle parole del Vescovo la consolazione e il coraggio: «Non aver paura delle tue fragilità. Non aver paura del fatto che sei un uomo povero e semplice, Dio è molto più grande della luce che brilla in te e se qualche volta i tuoi limiti ti porteranno ad essere un vaso “scocciato” la luce di Dio che rifulge in te saprà passare anche attraverso i tuoi limiti». Prete nella forma di don Bosco, salesiano in mezzo ai poveri perché «i poveri di oggi sono i giovani, non c’è oggi posto per loro; questo è un mondo per pensionati e spesso i giovani sono i poveri fin da quando vengono concepiti, perché non sono una vita accolta ma una vita programmata»

14568260_1409092849104278_6955764021172013353_nNei dieci anni durante i quali don Andrea Berardi ha maturato la propria vocazione all’interno della famiglia salesiana, tante sono state le Case che lo hanno ospitato e nelle quali ha saputo farsi accogliere con affetto; un affetto ricambiato che ha portato tantissimi giovani, e non solo, ad essere presenti in questa giornata di fondamentale significato per la sua vita. E con la stessa serenità e gratitudine con cui ha vissuto i servizi ha voluto ringraziare e pregare insieme in conclusione alla celebrazione. Accompagnato dal coro che ha animato la messa, ha recitato il suo “grazie” durante un canto ispirato al Magnificat di Maria: «Grazie Signore per il dono della vita e della mia vocazione salesiana e sacerdotale. Grazie Signore per il dono della famiglia: babbo Franco, mamma Rosaria, i miei fratelli e sorelle e tutti i miei familiari. Grazie Signore per la nuova famiglia che tu mi hai donato da tempo, i Salesiani. Confratelli del passato e del presente. Guide spirituali e confessori, tutti insieme verso la santità. Grazie Signore per i maceratesi e per coloro che oggi hanno preparato questa bellissima giornata; gente forte e tenace che ha generato quello che sono oggi. Io, vaso di creta, ti seguirò ovunque mi manderai e che Maria sia per me maestra madre e modello».

Il giorno seguente con lo stesso spirito di gratitudine la comunità salesiana di Macerata si è ritrovata per vivere la prima messa presieduta dal “neo” presbitero in coincidenza con l’apertura dell’anno pastorale in Oratorio. Il giovane sacerdote non si è sottratto “all’incombenza” dell’omelia, come da tradizione, ma ha voluto aiutare i presenti a comprendere il Vangelo. In conclusione don Flaviano D’Ercoli, direttore della Casa di Macerata, ha salutato la comunità di Scandicci, comune della città metropolitana di Firenze nel quale si trova l’Oratorio di cui don Andrea è già responsabile da qualche tempo, e dove continuerà a prestare servizio.

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