Rapporto Italiani nel Mondo, la presentazione a Roma il 6 ottobre

All'edizione 2016 promossa dalla Fondazione Migrantes hanno collaborato 60 autori, dall’Italia e dall’estero, per un totale di 51 saggi

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Si terrà, a Roma giovedì 6 ottobre, presso l’Auditorium “V. Bachelet” – The Church Palace, Domus Mariae, l’XI edizione del “Rapporto Italiani nel Mondo” realizzato dalla Fondazione Migrantes. Dopo il saluto introduttivo di mons. Guerino Di Tora, Vescovo Ausiliare di Roma e Presidente della Fondazione Migrantes, seguirà la proiezione del video e la presentazione di Paolo Ruffini, direttore di Tv2000. I dati del Rapporto saranno presentati da Delfina Licata, curatrice del Volume che tratterà il tema “La mobilità italiana tra appartenenze multiple e spazi urbani”.

Seguiranno interventi su “Trasformazioni demografiche e mobilità degli italiani: uno sguardo al passato per capire il presente” affidato a Sabrina Prati, dirigente Istat – Servizio registro della popolazione, statistiche demografiche e condizioni di vita; “La pastorale migratoria oggi: giovani italiani a Barcellona» parlerà don Luigi Usubelli, cappellano per la comunità italiana di Barcellona. Per la voce delle istituzioni: «Italiani nel mondo oggi nel contesto europeo» interverrà il sen. Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari Esteri del Senato; per “La rappresentanza degli italiani all’estero tra antichi percorsi e nuove prospettive” il segretario generale del Cgie, Michele Schiavone; mentre “La promozione linguistica come volano del Paese” a Massimo Riccardo, direttore centrale per la Promozione della cultura e della lingua italiana del Maeci. Infine, le conclusioni saranno affidate a mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes. A moderare i lavori Roberto Napoletano, direttore de “Il Sole 24 ore”.

All’edizione 2016 del “Rapporto Italiani nel Mondo” hanno collaborato 60 autori, dall’Italia e dall’estero, per un totale di 51 saggi. «L’idea da maturare – si legge in copertina – è il passaggio a una nuova civilizzazione in cui il meticciato non significa tradire la propria origine, ma arricchirsi delle opportunità date dal mondo e dalle innumerevoli culture che lo abitano. Con questo pensiero è possibile sia vivere ovunque restando se stessi e mantenendo la propria identità, sia partecipare alla cittadinanza del mondo, al cosmopolitismo. Una partecipazione che coinvolge e non discrimina, guidata dalla solidarietà e dal rispetto reciproco, dove il dialogo e la interrelazione tra le persone diventa l’unico codice di comprensione al fine di un interesse comune».

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