13876519_1118541494877376_6493448019437216119_nDario Di Giosia*

Pinocchio è figlio di Geppetto, un uomo buono che scommette sulla bontà della vita. Geppetto ritiene che sia piacevole avere compagnia, progettare, realizzare, godere insieme la vicinanza l’uno dell’altro. Diverso è l’atteggiamento del suo amico, Mastro Ciliegia, che del miracolo della parola, di un legno che parla, non si innamora: anzi, ne ha paura e lo cede con facilità.

Nella favola di Pinocchio i grandi sono come bambini, litigano facilmente ma altrettanto facilmente fanno la pace. Così sono Geppetto e Mastro Ciliegia. È il primo messaggio educativo che viene dato al bambino lettore: capita di litigare ma, dopo ogni litigio, si fa la pace. A seguire, però, c’è un altro messaggio che dura per tutto il libro: nella vita si fanno delle scelte e non tutte le scelte portano allo stesso risultato.

Pinocchio è una favola pedagogica in cui Geppetto è un padre presente, un modello di vita. Il piccolo sa che il babbo ha voluto un burattino-bambino bello, «un burattino meraviglioso che sappia ballare, tirar di scherma e fare salti mortali». Una compagnia per girare il mondo, trovare un modesto guadagno e vivere in pace. «Bravo!» dice infatti il burattino, ancora nascosto nel legno, mostrando ciò che egli ugualmente desidera.

Geppetto è un padre single. Non sappiamo perché, la favola non lo dice. Era vedovo? Il suo amore non era andato in porto? Oggi diremmo che potrebbe essere anche separato o divorziato. Di questo, tuttavia, egli non vuol morire e, nonostante la povertà dei suoi mezzi, si avventura nella cura di suo figlio. Per lui corre il rischio della libertà e della socialità.

Geppetto è un povero che stima la povertà come «fortuna». I “pinocchi” sono fortunati, dice: «Il più ricco di loro chiedeva l’elemosina». E tra ironia e realtà non cede allo sconforto. Egli scommette su quel burattino la propria felicità. I due sono come un babbo e il suo figliolo che giocano e si fanno gli scherzi ancor prima che il bimbo sappia camminare. Come un papà riceve dispiaceri ma subito educa: «Birba d’un figliolo! Non sei ancora finito di fare e già cominci a mancar di rispetto a tuo padre!».

Geppetto è un padre single. Non sappiamo perché, la favola non lo dice. Era vedovo? Il suo amore non era andato in porto? Oggi diremmo che potrebbe essere anche separato o divorziato. Di questo, tuttavia, egli non vuol morire e, nonostante la povertà dei suoi mezzi, si avventura nella cura di suo figlio…

Con una lacrima, muove il cuore del piccolo a non fare più il male. Geppetto insegna a Pinocchio come diventare grande, gli insegna a camminare, lo rincorre quando si perde per via. Fino a quando la polizia lo ferma. Quanti i giovani che si fermano solo di fronte ad un limite insormontabile! Lasciano ai padri la gravità delle loro sregolatezze, il peso dei propri esperimenti, le amarezze della crescita personale. Io sono stato quel giovane.

Il padre si commuove della condizione del figlio, lo abbraccia, lo bacia, lo ascolta, raccoglie il suo lamento. Geppetto dà il suo cibo al burattino. Aveva poco ma lo dà a lui. Lo educa a mangiare in povertà, a non buttare niente, perché «non si sa mai cosa può capitare in questo mondo» e non bisogna essere troppo delicati per affrontarlo. All’occorrenza anche lo rimprovera e lo lascia un po’ in punizione. Ma comunque lo veste e vende anche la sua di giacca per comprargli i libri di scuola. Pinocchio inizia così a studiare e si mostra colmo di riconoscenza per la bontà di Geppetto: «Non ci sono che i babbi che siano capaci di certi sacrifici!».

Questo padre insegna a Pinocchio come diventare grande, gli insegna a camminare, lo rincorre quando si perde per via. Fino a quando la polizia lo ferma. Quanti i giovani che si fermano solo di fronte ad un limite insormontabile!

Nella vita del burattino-bambino c’è anche una sorellina, un’amica-fata che si prende cura di lui in un momento di grande bisogno. «Se tu vuoi rimanere con me, tu sarai il mio fratellino e io la tua buona sorellina». La bambina lo ascolta nei suoi racconti e ride delle bugie che gli fanno crescere il naso. «Quanto sei buona Fata mia e quanto bene ti voglio», dice Pinocchio. «Ti voglio bene anch’io», risponde la Fata. È un’amicizia che però non dura molto. Il dramma continuo della vita di Pinocchio non gli risparmia, infatti, l’esperienza della morte di una persona cara.

Solo qualche pagina più in là questo trauma affettivo viene sanato dal ritrovamento miracoloso della Fata. Come una donna ormai grande, la Fata ora di nuovo aiuta Pinocchio e lo sfama. «Potrei farti da mamma», dice al burattino-bambino, il quale, solo e bisognoso di tutte le cure, risponde: «Gli è tanto tempo che mi struggo di avere una mamma come tutti gli altri ragazzi!». La famiglia di Pinocchio cresce così insieme con lui: una mamma adottiva arricchisce i suoi orizzonti. Il bambino educato dal padre, fa nuova esperienza di avere anche un’amica, una sorella e una mamma. Questa famiglia, raccolta dalle avversità della vita, si stringe intorno al bambino trovando nella sua felicità la propria realizzazione.

Pinocchio non parla mai direttamente di famiglia, né risulta che Geppetto sia legato in qualche modo alla Fata. Egli è piuttosto un babbo-nonno, un “vecchietto arzillo”. Ad ogni modo, la favola ruota intorno a legami famigliari, di paternità e di maternità, e di figliolanza anche. Un contesto oggi non troppo lontano dalla realtà delle famiglie, con le sue difficoltà e le sue speranze. Il centro della favola di Pinocchio è diventare uomini, maturare nonostante le avversità e i limiti della vita, sperimentare la felicità di amare e soffrire, sacrificarsi e realizzare il bene. È una favola molto attuale per il valore dato al rapporto padre-figlio, mai troppo scontato. È una favola che ha a cuore la famiglia senza idealizzarla. Vi è una certa sintonia con lo spirito della «Amoris laetitia» di papa Francesco. Bisogna accogliere le famiglie così come sono: «Esse non sono un problema, sono principalmente un’opportunità» (AL 7).

La favola ruota intorno a legami famigliari, di paternità e di maternità, e di figliolanza anche. Un contesto oggi non troppo lontano dalla realtà delle famiglie, con le sue difficoltà e le sue speranze

Pinocchio diventa bambino. Pagina dopo pagina, tra fallimenti clamorosi e successi insperati, il burattino fa esperienza di vita, trovando la pienezza nel donare il proprio vestito, come aveva visto fare dal babbo Geppetto. C’è un po’ di Vangelo tra le righe. Quando tutte le difficoltà della vita risultano trasformate, quando la fame è stata vinta, la malattia curata e la vita è diventata più vera, Pinocchio chiede: «Come si spiega tutto questo cambiamento improvviso?» e Geppetto gli risponde: «Quando i ragazzi, da cattivi diventano buoni, hanno la virtù di far prendere un aspetto nuovo e sorridente anche all’interno delle loro famiglie». Figli, padri e madri, amici e burattini, sono invitati a questo miracolo: tra le avversità della vita, amore e responsabilità fanno la differenza, costruiscono l’opportunità del bene e il sorriso.

*Congregazione della Passione di Gesù Cristo

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