Amatrice, nella visita del Papa il calore di un Padre verso i suoi figli

Il 4 ottobre, giorno di San Francesco, Bergoglio tocca con mano le ferite di un territorio

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Il Papa in visita alla scuola di Amatrice - Foto Sala Stampa Vaticana

Ho appena appreso della visita di papa Francesco, nel giorno del suo “onomastico”, ad Amatrice (leggi qui l’articolo). Subito, nella mia mente sono tornate le parole lette all’interno del Vangelo di domenica scorsa, 2 ottobre, in cui si ricorda come questo Dio grande, che ci “corteggia” con un amore misericordioso, si identifica in un piccolo granello di sabbia. Ecco, dunque, il paradosso del Dio di Gesù Cristo che si manifesta nelle piccole cose, nella gioia dei bambini, nelle foglie di un fico e, in particolare, nelle persone dimenticate ai bordi della strada.

Papa Francesco ha voluto questa mattina “uscire” dagli schemi della sua giornata per avvicinarsi personalmente alla città martoriata reatina. Con questo gesto, il Pontefice vuol fare come il buon samaritano che vede ai bordi della strada l’uomo povero assalito dai briganti. Si avvicina, lo tocca e lo carica sul suo giumento per accompagnarlo in un luogo sicuro per prendersi cura di lui completamente.

Mentre nel Vangelo gli altri passanti hanno tirato dritto, perché pressati dagli impegni e dalle fatiche della giornata, il papa Bergoglio ha oggi saltato tutto questo per un incontro che lo porta a diretto contatto con le ferite di un territorio. Questa visita, per alcuni aspetti improvvisa ma desiderata dalle popolazioni colpite dal sisma, non ha niente di spettacolare che possa mobilitare le smanie dei social network o le morbosità “masse”. Questa visita si manifesta “soltanto” nel calore di un Pastore o di un Padre verso i suoi amati figli.

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