Per un calciatore gli anni che passano rappresentano un autentico spauracchio, ma ci sono eccezioni, anzi “stelle” che brillano come stelle dalla fulgida carriera. Alla soglia dei trenta, il maceratese Federico Melchiorri, balzato agli onori della cronaca sportiva nei giorni scorsi, è tornato ad assaggiare quella serie A assaporata in un attimo fuggente il 20 dicembre del 2006 con la maglia del Siena contro l’Empoli. Cresciuto e allenatosi nel settore giovanile del Tolentino, esordisce a 17 anni in prima squadra in C2. Siamo nel 2004, poi, nel 2006, il salto a Siena: da lì, cinque stagioni in C1 e C2 con Giulianova, Sambendettese, Poggibonsi.

13698_1574973452721319_2845325153562338974_nCome purtroppo talvolta accade nel percorso di un atleta, però, per il giovane Melchiorri arriva uno stop forzato a causa di un serio problema di salute, che lo costringe ad assentarsi dagli amati campi di calcio. Dopo alcuni mesi, però, il mitico “Fede” riparte ancora da Tolentino per due anni e, nel 2012/2013, approda finalmente alla sua città d’origine, Macerata, dove tra campionato e coppa segna 26 reti senza rigori che lo lanciano in B, a Padova prima e a Pescara e Cagliari, poi sino a ritornare con i sardi nella massima serie. Le statistiche parlano di 264 gare e 98 reti nei vari campionati….e quota cento è dietro l’angolo. Per lui una sola espulsione in carriera e grinta da sportivo autentico da vendere. Questo il Federico calciatore che molti “addetti ai lavori” già conoscono.

A raccontarci invece il suo profilo più familiare è il fratello, Alessandro, per diverso tempo valente “penna” del periodico Emmaus, che accetta di tratteggiare la figura di un fuoriclasse amatissimo dai maceratesi, tifosi e non.

Alessandro, a sinistra, con Federico
Alessandro, a sinistra, con Federico

Avere un fratello “superstar” sui campi di calcio: che effetto fa?
L’effetto è quello di un’immensa gratitudine, per il dono meraviglioso di poter vedere il proprio fratello, accanto al quale si è cresciuti ogni giorno, realizzare il sogno di diventare un calciatore al massimo livello, protagonista su epici palcoscenici accanto ai più grandi campioni dello sport. Al contempo, al grande orgoglio si unisce la partecipazione morale all’importante senso di responsabilità che investe Federico, conscio del ruolo che questa sua posizione impone. Essere seguito ed amato da tante persone, tra cui molti giovani, significa avere l’onore di poter rappresentare, nel proprio piccolo, con la propria vita, un esempio di sportività, correttezza ed integrità.

In questi giorni in famiglia avrete palpitato e gioito insieme…
Ogni singola volta che Federico è sceso in campo, in qualunque categoria, con il medesimo ardore abbiamo partecipato tutti emotivamente alle sue vicende umane e sportive. Come certamente farebbe chiunque nei confronti di un proprio familiare, sempre, prima, durante e dopo i novanta minuti di gioco abbiamo sperato, tifato e gioito accanto a lui: poiché la partita è solamente il culmine, seppur fondamentale, di una quotidianità intrisa di attività e mentalità sportiva. La vicinanza familiare, poi, supera i limiti dello spazio e della socialità: non importa quanto ci si trovi ad essere spesso fisicamente lontani, il legame affettivo e spirituale genera quella partecipazione, quell’empatia che unisce, rafforza, sostiene, annullando ogni distanza. In particolare in questa indimenticabile partita di serie A, allo stadio di Cagliari erano presenti i nostri genitori, Enrico e Sandra, mentre io e l’altro nostro fratello Pierpaolo l’abbiamo seguito da casa in tv. Mio padre, in particolare, ha accompagnato Federico fin da bambino in ogni partita della sua vita, e sono felice che, anche in questo meraviglioso momento, gli sia stato accanto.

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Il nome Melchiorri è sinonimo di stima e sincero affetto da parte della tifoseria maceratese verso un atleta che non ha mai nascosto il suo desiderio di superare le difficoltà e puntare a nuovi traguardi. Cosa rappresenta, a tuo avviso, per Federico questo supporto locale?
L’affetto della tifoseria della squadra della nostra città è sempre stato e sempre continuerà ad essere importantissimo. La meravigliosa esperienza nelle fila della Maceratese ha rappresentato per mio fratello un onore ed un privilegio che lo accompagnerà sempre. I tantissimi amici ed appassionati che continuano a seguirlo facendo il tifo per lui costituiscono una base fondamentale, una radice preziosa che sorpassa l’ambito sportivo per approdare sul piano umano. Un indissolubile legame reciproco che incita a non mollare, che rincuora e sostiene in ogni momento, anche nei più difficili. Anche da queste solide fondamenta affettive, che non risentono del tempo e delle distanze, si alimenta la forza per superare le avversità: attitudine che accomuna la vita di Federico a quella della grande, forte e generosa tifoseria della nostra amata “Rata“.

«La meravigliosa esperienza nelle fila della Maceratese ha rappresentato per mio fratello un privilegio che lo accompagnerà sempre. I tantissimi amici ed appassionati che fanno il tifo per lui costituiscono una una radice preziosa che sorpassa l’ambito sportivo per approdare sul piano umano»

Una malattia, per un calciatore, può rappresentare uno stop pesantissimo. Quanto è stato importante il clima familiare per il suo pieno recupero fisico e sportivo?
Assieme alla fede, la famiglia svolge un ruolo fondamentale. E’ il porto sicuro quando infuria la tempesta, l’ambito che protegge e sostiene nei momenti più dolorosi. La malattia per un atleta, ma anche per altre professioni in cui la competitività è molto incentrata sul piano fisico, è un grande ostacolo che complica seriamente l’attività, fa perdere morale, terreno e può abbattere con spietatezza fino ad escludere. Ecco allora che l’affetto, in particolar modo quello familiare, ci attende sempre con amore, salvandoci dall’incessante frastuono esterno della sfiducia. Proprio come accade nei primi anni di vita, la famiglia accompagna ogni volta i nostri primi passi, ci rialza nelle nostre innumerevoli cadute, crede in noi, indipendentemente dai risultati che riusciamo a raggiungere. Questo ambito umano e personale, questo affetto incondizionato, unito alla preghiera, è stato certamente alla base anche della rinascita sportiva di mio fratello, poiché oltre al fisico, è solo fortificandosi anche nello spirito e nel cuore che si può sempre ripartire, ricominciare a mettere a frutto i propri talenti, inseguendo nuovi orizzonti e realizzando i propri sogni.

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La famiglia Melchiorri al completo, in una foto di qualche tempo fa: papà Enrico, mamma Sandra e i tre fratelli Alessandro, Federico e Pierpaolo

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