«C‘è bisogno di qualcos’altro che può dare soltanto il prete come uomo di Dio. Alla fine è Dio che manca all’uomo». Le parole del cardinale Angelo Comastri oggi suonano come melodiosamente vere per la comunità di Santa Maria della Pietà, a Recanati, dove, attraverso la presenza dei Padri Passionisti, negli anni si sono sempre avvicendati veri uomini di Dio, parroci che hanno realmente saputo testimoniare al popoloso rione Le Grazie la sequela di Cristo.

Stavolta, a succedersi in una “staffetta” del bene autentico, in cui si sperimenta come poter contare l’uno sull’aiuto dell’altro, sono stati padre Bruno De Luca, subentrato alla guida della parrocchia nel novembre dello scorso anno, e il giovane padre Anthony Masciantonio, che, con la celebrazione di insediamento presieduta nella serata di oggi, 30 settembre, dal vescovo diocesano Nazzareno Marconi, assume ufficialmente il nuovo incarico di parroco.

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(foto Fabrizio Carbonetti)

In comune, i due religiosi Passionisti hanno un “cuore” abruzzese, terra natìa di padre Bruno e del papà di padre Anthony. Lui e sua moglie, di origine laziale, entrambi presenti alla funzione religiosa, hanno vissuto ben ventotto anni in Canada dove Masciantonio è nato, il 10 dicembre 1974, e vissuto fino all’età di dodici anni (frequentando la scuola cattolica) prima del rientro della famiglia in Italia, senza mai smarrire, però, quelle radici nel lago Ontario e il gusto di scoprire il mondo attraverso una vera vocazione missionaria. A condurlo qui nelle Marche e a legarlo, ora, alla sua attuale “famiglia” recanatese non c’è solo un dovere di obbedienza ai superiori, ma anche la profonda devozione alla Madonna di Loreto, a cui si affida.

La benevola accoglienza per l’uno e il senso di sincera gratitudine per l’altro si sono già svelati un giorno prima, nell’intensa Adorazione eucaristica che ha preceduto la festa condivisa, preparando gli animi a questo cambio che porta con sè sentimenti di attesa verso il futuro, di fiducia per il presente e di vera riconoscenza per gli anni trascorsi.

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(foto Fabrizio Carbonetti)

Un cambio che, nell’omelia della messa, – a cui ha preso parte, oltre agli altri Passionisti, anche il vicario generale della Diocesi, monsignor Pietro Spernanzoni – don Nazzareno ha saputo tratteggiare con tratti sapienti e delicati, ricordando a ciascuno che «ricevere un parroco per una comunità è, prima di tutto, un impegno, perchè il Signore ci affida un dono, inviandoci qualcuno capace di annunciare il suo Vangelo». Quindi, riferendosi alle Letture della celebrazione, non ha mancato di ribadire che «chi ascolta un discepolo, ascolta Gesù, e un parroco, un prete, non è grande se è perfetto: solo Dio conosce i giusti sentieri da indicare ad ogni uomo e tu, padre Anthony, fatti conoscere dai tuoi parrocchiani senza timore, con le tue virtù e i tuoi limiti». Poi, ancora un rimando al valore della Parola di Dio, che «il sacerdote è chiamato a custodire e a portare», con un augurio schietto e paterno, rivolto al neo parroco come a tutti i preti per cui pregare «perchè si pongano sempre in obbedienza e umiltà». «Tramite l’ascolto di ciò che il Signore vuole dire alla sua Chiesa – ha concluso il vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia – giunga in voi la giusta parola che guida il popolo, perchè la gente vuole riconoscere nel cuore del Pastore la voce di Dio».

Emozionante il rito con la benedizione in cui, attraverso i segni della stola e dell’asciugatoio, da parroco a parroco, è passato il “testimone” di una pastorale da vivere secondo l’insegnamento cristiano. Riprendendo un famoso scritto di don Tonino Bello, infatti, Marconi ha spiegato come questi tessuti sacri stiano a simboleggiare il ruolo del sacerdote nell’«assolvere i peccati e celebrare l’Eucaristia», facendosi però, in primis «servi dei nostri fratelli», come accadde in Coena Domini dove compare «l’unico paramento sacerdotale registrato dal Vangelo».

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(foto Fabrizio Carbonetti)

All’applauso scrosciante di una chiesa gremita, al termine della messa, dopo un pensiero a nome della comunità parrocchiale, sono seguiti i ringraziamenti da parte del superiore provinciale padre Dario Di Giosia, che di padre Bruno, per il quale «le porte del convento recanatese saranno sempre aperte», ha elogiato la straordinaria «disponibilità nel prodigarsi in tutto e per tutto al servizio della comunità, nonostante i limiti imposti dalla salute», augurando al tempo stesso a padre Anthony «una viva stagione di missionarietà». A rivolgere inoltre un caloroso benvenuto alla nuova anima pastorale del suo quartiere d’origine è stato il sindaco di Recanati, Francesco Fiordomo, affezionato ai “frati”, di cui ha valorizzato «l’importante presenza in città, in termini di spiritualità e di storia nel corso dei secoli: tra queste mura, punto di riferimento per il territorio, anche in tempi di guerra c’era sempre un pezzo di pane per chi ne aveva bisogno».

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Annuisce e ascolta attento padre Anthony, lui che il carisma passionista l’ha conosciuto da giovanissimo grazie ad un gruppo di religiose, entrando dunque presto in seminario e compiendo gli studi necessari per diventare sacerdote. Diverse le esperienze di guida e di servizio compiute in varie realtà parrocchiali, da Ischia ad Alghero, da Ceccano al santuario di San Gabriele dell’Addolorata, passando per Puerto RicoRepubblica Dominicana, dove ha conosciuto una «povertà dignitosa e condivisa», senza mai perdere di vista l’essenza della sua chiamata al sacerdozio: per lui, infatti, «è la celebrazione eucaristica il fonte e il culmine della vita della Chiesa».

Padre Anthony durante la sua esperienza missionaria a Santo Domingo (foto Fb)
Padre Anthony durante la sua esperienza missionaria a Santo Domingo
(foto Fb)
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Il parroco uscente, padre Bruno De Luca: il suo incarico ora sarà a Rimini (foto Fabrizio Carbonetti)

Nell’Ermo colle leopardiano il sacerdote è arrivato la notte stessa del terribile terremoto ma, pur consapevole della “scalata” da intraprendere con il ministero che lo attende, da amante della montagna qual è non trema di fronte alle tante necessità che la vita parrocchiale esige: semmai, si lascia “scuotere” dalla bellezza delle sfide, confidando nei talenti, nell’operosità e nello spirito di collaborazione di cui, da sempre, il quartiere si fa interprete, manifestando quella «maturità ecclesiale» citata da padre Bruno nel suo saluto ai parrocchiani.

«Voglio entrare in questa comunità in punta di piedi – ha detto il parroco ai fedeli prima del momento conviviale organizzato dal Circolo Culturale Sociale Ricreativo «Le Grazie» -, condividendo gioie e angosce, difficoltà e speranze, come un Buon Pastore, tra le vie del quartiere, tra le stupende colline marchigiane. Dio scommette su questa umanità e io arrivo tra voi per riscoprire insieme il Suo infinito amore, ravvivandolo nelle famiglie, nei giovani, negli anziani, nei malati, e, specialmente, nei cuori feriti di chi ha smarrito la speranza». Rifacendosi poi a quella «carità» che segna la via del nuovo Anno Pastorale appena iniziato e allo «stile sinodale» con cui percorrere la strada verso la santità, desideroso di «provare la gioia di essere Chiesa, per farci prossimi a tutti», giungendo fino alle «periferie esistenziali» più volte richiamate da papa Francesco, padre Anthony, sguardo pulito e determinato, ha così “abbracciato” la sua nuova casa, rispondendo alla chiamata con le stesse parole della vergine di Nazareth: «Eccomi, Signore».

Padre Anthony Masciantonio con i suoi genitori (foto Fabrizio Carbonetti)
Padre Anthony Masciantonio con i suoi genitori
(foto Fabrizio Carbonetti)
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Il neo parroco festeggiato dalla comunità durante una cena conviviale al termine della Santa Messa: in dono per lui un paio di scarpe, per iniziare al meglio il nuovo “cammino” che lo attende
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