Referendum. No allo scontro tra Guelfi e Ghibellini

Dopo il voto si dovrà aprire comunque una fase costituente per arrivare a soluzioni condivise. A cominciare dalla correzione della legge elettorale. Il Paese ha bisogno di unità

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L’Italia ha un futuro solo se unita. L’eccessiva polemica tra sostenitori del “Sì” e del “No” nel referendum di dicembre porterà danni a tutti. Il Parlamento ha votato, dopo trent’anni di mancata revisione della seconda Parte della Costituzione, sia pure a maggioranza stretta e forzata dalla fiducia, in ben sei votazioni, chiedendo di semplificare il sistema per garantire maggiore governabilità. Ora i cittadini-elettori sono gli arbitri per confermare o meno questa riforma, come previsto dall’articolo 138 della Costituzione, non essendoci stata una maggioranza dei due terzi in Parlamento.

È importante allora entrare nel merito degli articoli, confrontando vantaggi e svantaggi. Molto dipenderà dalla modifica o meno dell’Italicum per un ballottaggio tra coalizioni e dall’impegno a rendere più snelli e muniti di contrappesi, alcuni punti di questa riforma della Carta. Ciò significa aprire comunque, dopo il voto del Referendum, una fase costituente per ulteriori modifiche condivise il più possibile, in caso di vittoria del “Sì” e per l’approvazione di una riforma organica, assolutamente necessaria a causa di un anacronistico bicameralismo perfetto tra Camera e Senato e di una rivisitazione del rapporto conflittuale tra centro e periferia, tra Stato e Regioni, in caso di vittoria del “No”.

Il valore dell’unità del Paese deve prevalere sugli interessi miopi delle fazioni. L’Italia ha bisogno di istituzioni snelle e di semplificazione per reagire al ventennale declino ed alla corruzione diffusa che si annida nella lentezza della legislazione e della burocrazia.

Ci si può dividere su singole scelte ma bisogna avere lo sguardo lungo e dare al Paese un sistema politico sbloccato e adatto ai tempi veloci della globalizzazione. In fondo non è in pericolo la democrazia, come riconoscono quasi tutti i costituzionalisti del Si e del No. Quando la Consulta ha dichiarato incostituzionale il Porcellum, ha detto espressamente che sono obiettivi di rilievo costituzionale anche la stabilità del Governo e l’efficienza dei processi parlamentari.

Occorre allora fare spazio alla ragionevolezza, oltre la battaglia tra Guelfi e Ghibellini. Si apra una fase costituente fino alle elezioni del 2018 per migliorare l’Italicum e la riforma costituzionale, per impedire che diventi maggioranza in Parlamento chi non ha la maggioranza degli elettori. Questo altera infatti la volontà popolare sia pure allo scopo di realizzare una maggiore governabilità. La modifica dell’Italicum, che la stessa maggioranza in Parlamento si è dichiarata disponibile a rivedere insieme alle altre forze politiche, può fare la differenza.

Siamo di fronte ad uno snodo importante. E’ necessario attrezzarsi per un futuro internazionale e nazionale difficile, per combattere il declino che richiede comunque un salto nelle capacità decisionali dei governi, centrale e regionali.
Il Movimento politico per l’unità vuole favorire occasioni di confronto sereno nel merito delle ragioni del Si e del No, come il prossimo dibattito del 30 settembre a LoppianoLab, perché alla fine vinca l’Italia per una Europa unita.

Venerdì 30 settembre ore 12-14 Auditorium Loppiano: “Laboratorio Io sto col referendum. Le ragioni del sì, le ragioni del no: per un voto informato e ragionato”.

Intervengono: Salvatore Curreri, Univ. “Kore” Enna; Sen. Giovanni Endrizzi (M5S); Cristina Guarda, Consigliera Regione Veneto – gruppo civico; On. Antonio Palmieri (FI); On. Edoardo Patriarca (PD); Raniero La Valle, Comitati Dossetti per la Costituzione.
Modera: Michele Zanzucchi, Città Nuova.

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