«Ri-farsi prossimo». Sceglie un titolo originale e accattivante monsignor Nazzareno Marconi per la sua prima Lettera pastorale da vescovo diocesano che in questo dissertare – sviluppato in 28 pagine, che recano la data dell’8 settembre (giorno in cui si onora la Natività della Beata Vergine Maria) – si rivolge al suo popolo, ai fedeli, ai religiosi, alle famiglie con lo stile diretto e appassionato a cui, ormai da più di due anni, ci ha abituati.

Il testo, consegnato oggi stesso ai sacerdoti della comunità in occasione del consueto incontro mensile del Clero è dedicato al tema della Carità, che farà da filo conduttore nella riflessione del nuovo Anno Pastorale (leggi Qui il servizio di presentazione) che si apre tra pochi giorni, domenica 25 settembre.

Il
Il cardinal Martini

«La Lettera 2016– 17 – spiega lo stesso monsignor Marconi – si ispira, a trenta anni di distanza, alla lettera “Farsi prossimo”, curata dal cardinale di Milano, Carlo Maria Martini: un vero maestro per me, a cui devo la passione per la Lectio divina, lettura orante della Parola di Dio». Lo scopo è nitido: l’intento del Pastore della Chiesa maceratese è quello di «diffondere più ampiamente il cuore del messaggio della Lettera pastorale e magari spingere qualcuno a leggere il testo completo». A presentare il modello evangelico della carità cristiana su cui si fonda il documento è l’Evangelista San Luca, con la parabola del Samaritano. Un brano che, come spiegato dallo stesso presule, può dividersi in quattro parti.

All’incipit, caratterizzato dalla violenza, dal concetto del male e dell’abbandono e da quella «globalizzazione dell’indifferenza» a cui più volte richiama anche papa Francesco, in quest’epoca in cui «conosciamo di continuo ciò che di male accade nel mondo», fa seguito una seconda parte, in cui ci viene presentato «il penoso spettacolo della durezza del cuore, quando il sacerdote ed il levita, a cui purtroppo a volte assomigliamo, passano oltre». Ai termini «fretta», «paura» e «alibi», monsignor Marconi affianca i passaggi citati allora dal cardinal Martini: «Se ogni credente si impegnasse in un quotidiano servizio della Carità e se tutti i credenti fossero abituati a confrontarsi tra di loro, a comunicarsi nella fede le esperienze di Carità, a completare reciprocamente le proprie lacune, nascerebbe una vita di Chiesa più pronta a rispondere ai bisogni della società con la luce e la forza del Vangelo».

2016-lettera-pastorale-ri-farsi-prossimo-definitivoQuindi, il terzo momento a cui fa riferimento il Vescovo di Macerata, partendo da un’espressione, «cuore di tutta la narrazione»: si tratta di una sola parola greca che significa «fu mosso a compassione», ma che non equivale ad un sentimento «puramente istintivo e superficiale», in quanto questo stesso termine «descrive nel testo evangelico l’atteggiamento intimo di Gesù e di Dio». «Dobbiamo riflettere insieme – aggiunge – per scoprire le leggi misteriose, secondo le quali l’amore di Dio, mediante lo Spirito di Gesù, infonde la Carità nei nostri cuori». Un invito, declinato «nelle Lectio di Avvento e di Quaresima» in una sorta di «scuola spirituale» da vivere insieme al Pastore e che, attraverso un itinerario formativo di incontri mensili rivolti sia ai laici più impegnati che al clero, apre ad ulteriori quesiti, interpellando i fedeli e la comunità civile: «Come essere più creativi ed efficaci oggi nella Carità? Che rapporto c’è tra Carità e giustizia?», solo per citarne alcuni. L’intento sarà quello di riflettere anche alla luce della «Evangelii Gaudium» di Bergoglio, per essere realmente «una Chiesa missionaria in uscita verso gli ultimi» e «sensibile alla dimensione sociale dell’evangelizzazione», senza dimenticare gli insegnamenti e «il valore della Dottrina Sociale della Chiesa stessa».

Infine, la quarta parte della parabola presa in considerazione nella Lettera Pastorale, dove si mostra «la concretezza e l’efficacia della Carità». Da qui, spiega ancora Marconi, si evincono «cinque ambiti di impegno per la testimonianza concreta della Carità attuata da tutta la comunità cristiana: l’amore fraterno dentro la comunità cristiana; la dedizione personale al fratello bisognoso; il discernimento spirituale, ossia la capacità di leggere insieme alla luce dello Spirito Santo i veri bisogni dell’uomo; l’animazione sociale, come azione informativa e formativa dell’opinione pubblica, unita ad un fattivo impegno comunitario; infine, l’impegno politico, che oggi assume un’urgenza ancora più chiara, in una situazione nazionale e internazionale così complessa e, per tanti versi, degenerata verso populismi irresponsabili e pericolosi». Facendo nuovamente memoria degli scritti del cardinal Martini, poi, il Vescovo sostiene che «per noi cristiani la politica non è solo “una cosa sporca” perchè “il buon andamento della vita sociale dipende molto dalla vivacità, dalla efficienza, dalla correttezza del sistema politico». In particolare, il riferimento all’attività amministrativa si concentra nella consapevolezza che «è bene evitare che la politica divenga troppo invasiva, pretendendo di decidere su tutto e ignorando autonomia e sussidiarietà», con l’impegno di considerare seriamente proprio l’aspetto della «formazione» per costruire «una solida collaborazione tra Chiesa e Stato».

L’auspicio, conclude don Nazzareno nella sua sintesi di presentazione del testo, è quello «di accogliere questa Lettera come una provocazione a metterci in moto insieme, soprattutto a livello di Unità Pastorali» dando così origine a quei «Consigli Pastorali di UP» da cui ricevere quel «prezioso supporto» per guidare «come comunità unita la nostra Diocesi, sulle vie della Carità che lo Spirito traccia per noi».

Print Friendly

Comments

comments