Religioni e pace. Fuori dalla logica della guerra

Dal 18 al 20 settembre, incontro interreligioso ad Assisi con la presenza di papa Francesco, a 30 anni dalla prima Giornata mondiale di preghiera per la pace convocata da Giovanni Paolo II

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Dal 18 al 20 settembre, incontro interreligioso ad Assisi con la presenza di papa Francesco, a 30 anni dalla prima Giornata mondiale di preghiera per la pace convocata da Giovanni Paolo II. 

Attesi centinaia di rappresentanti di religioni, culture e convinzioni diverse, da tutto il mondo ad un nuovo appuntamento ad Assisi per la pace, organizzato da Comunità di Sant’Egidio, diocesi della città umbra e Famiglie Francescane.

A 30 anni dall’evento indetto nella città di San Francesco da papa Giovanni Paolo II, oggi ci troviamo a vivere altri problemi rispetto al 1986, in quest’epoca di globalizzazione fortemente caratterizzata da una «guerra mondiale a pezzi» – come dice papa Francesco –, dal dilagante terrorismo e da sempre più estesi fenomeni migratori. Per questo lo spirito di Assisi, specie oggi, è ancora più prezioso e decisivo. 

Questi contesti – ha affermato il card. Pietro Parolin – portano «genti di religione o di etnia diversa» a convivere e, in generale, tutti siamo sempre più «destinati a incrociarci con chi è diverso da noi» in un mondo dove è sempre più evidente «la ricchezza di pochi e la miseria di tanti, come spesso ci suggerisce papa Francesco».

La convivenza tra gruppi eterogenei si unisce a «fenomeni preoccupanti che sono sotto i nostri occhi: individualismi irresponsabili, tribalismi difensivi, nuovi fondamentalismi», ha aggiunto il cardinale. Se, quindi, da un lato Assisi 1986 ha fatto da apripista a quell’«arte del convivere così necessaria in una società plurale come la nostra», dall’altro nel corso di questi trent’anni si è sempre più preso coscienza che «le religioni non hanno la forza politica per imporre la pace ma, trasformando interiormente l’uomo, invitandolo a distaccarsi dal male, lo guidano verso un atteggiamento di pace del cuore». Ogni religione, nessuna esclusa, «ha un’energia di pace, che deve liberare e manifestare».

Proprio su queste grandi sfide si confronteranno più di 500 leader di diverse tradizioni religiose e culturali nel corso di 29 tavole rotonde e forum che approfondiranno vari temi: migrazioni, salvaguardia dell’ambiente, terrorismo, fondamentalismo religioso, integrazione sociale e convivenza.

interverranno, oltre ai leader religiosi, anche protagonisti della nostra epoca a livello di pensiero e di politica. Fra loro vanno ricordati il sociologo Zygmunt Bauman, la cattolica nordirlandese Mairead Maguire, nobel per la Pace 1976, il presidente emerito di Polonia e leader di Solidarnosc Lech Walesa, nobel per la Pace 1983, l’attivista americana per i diritti umani e direttrice della campagna sulle mine antiuomo Jody Williams, nobel per la Pace 1997, la leader della Primavera araba in Yemen Tawakkul Karman, nobel per la Pace 2011, Hassine Abassi e Amer Meherzi,componenti il quartetto tunisino vincitore del Premio Nobel 2015. Fra le autorità politiche e istituzionali, oltre al presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e a vari ministri del nostro governo, saranno presenti il presidente dell’Assemblea nazionale della Repubblica del Sudafrica, Baleka Mbete, che vive una fase di transizione, e Cesar Alierta, dell’associazione spagnola ProFuturo che promuove progetti di educazione per i giovani in Africa attraverso la diffusione di computer.

La presenza di papa Francesco sarà una garanzia perché attraverso questo grande appuntamento possa essere trasmessa quella «esperienza dell’incontro» che papa Bergoglio vede come fondamento per un dialogo costruttivo fra gli uomini e le donne di fede e che costantemente coniuga con la coscienza che nessuno può rivendicare il possesso della Verità, perché «è la Verità a possederci».

Fonte: CN online

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