Asseriva il poeta John Ruskin che «arte è quando la mano, la testa, e il cuore dell’uomo vanno insieme». Oggi, dopo decenni di abbandono, poi anni di lavoro, finalmente, più “mani”, “teste” e “cuori”, collaborando insieme, potranno dare nuova vita alla Madonna Addolorata dello scultore settempedano Venanzio Bigioli.

La statua policroma, risalente al 1845, era in completo stato di trascuratezza nel silenzio del castello di Aliforni di San Severino Marche. Quindi, l’intuizione dell’Accademia di Belle Arti di Macerata di intervenire per riportarla al suo antico, meritato splendore. Si concretizza in questa storia “a lieto fine” il primo risultato del cosiddetto «Progetto Bigioli», che, prendendo il nome proprio dall’architetto marchigiano operante tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, è sorto in seguito a un’edizione di Salvalarte che il circolo Legambiente «Il Grillo» di San Severino ha realizzato nel 2010 insieme all’Abamc. Una sinergia che, dal 2014, vede attivamente impegnata l’Accademia sul progetto in collaborazione con l’Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche e il comune di San Severino Marche. «Lo scopo – ha affermato a tal proposito la direttrice dell’Abamc, Paola Taddei nel corso della conferenza stampa in cui è stato illustrata l’iniziativa -, attraverso un percorso di catalogazione e recupero, è quello di riportare in luce le opere di Venanzio Bigioli: un artista che ha molto lavorato in più parti delle Marche e rischia di finire nell’oblìo».

Da sinistra, in conferenza stampa: Gobbi, Bianconi, Angelucci e Taddei
Da sinistra, in conferenza stampa: Gobbi, Bianconi, Angelucci e Taddei

Nato a Frontale, località ai tempi inclusa nel territorio del comune settempedano, nel 1770, Bigioli era figlio di un artigiano falegname che aveva trasferito la bottega nella città di San Severino. Avendo dato prova di talento nella lavorazione del legno, grazie al fratello sacerdote filippino Giovanni Battista, il Bigioli ebbe la possibilità di affinare la sua preparazione in due soggiorni a Roma e Venezia.

Venanzio Bigioli
Venanzio Bigioli

Tornato nelle Marche e rilevata la bottega paterna, Venanzio la fece diventare un laboratorio di prima importanza nella produzione di ornati lignei intagliati, dipinti e dorati, che ebbe commissioni da moltissime città dello stato Pontificio e persino dalla Capitale. L’artista dette prova del proprio talento artistico anche nel campo della scultura lapidea e dell’avorio, nel disegno dell’architettura e nella realizzazione di sontuosi apparati effimeri per solenni festeggiamenti.

«Bigioli è un tesoro del nostro territorio – ha aggiunto Taddei – e salvaguardare la sua arte rappresenta un’esperienza e un’emozione unica per gli studenti di restauro». Dello stesso avviso l’assessore alla Cultura di San Severino, Vanna Bianconi che pure si dimostra favorevole a promuovere l’eredita artistica di Venanzio Bigioli e già preannuncia «un seguito per questa collaborazione».

sm-addolorata_aliforni-pre-restauroPasso dopo passo, si plaude intanto il primo step di un cammino tanto delicato quanto doveroso: restituire all’effige mariana, ostaggio di polvere e topi, la giusta dignità, così da essere restituita all’ammirazione del pubblico che ora potrà di nuovo contemplarla, provvisoriamente, nel Museo diocesano settempedano. Alta un metro e 30 cm, la statua della Madonna Addolorata, con mani e piedi in legno ingessati e di seguito dipinti (mentre le altre parti del corpo erano state realizzate in iuta), attende ora una sistemazione definitiva, oltre ad una mostra dedicata al poliedrico artista stesso.

Dalla pratica alla… teoria, è inoltre il caso di dire. Il vasto e articolato lavoro, durato tre anni, è stato realizzato come progetto di tesi della studentessa Valentina Silvestri, sotto la guida della professoressa Francesca Pappagallo, responsabile del corso quinquennale di Restauro.

Altri allievi, poi, stanno lavorando al restauro conservativo dell’altare Servanzi-Collio (un’altra opera del Bigioli) collocato nella Concattedrale di San Severino, mentre è quasi terminata la documentazione fotografica – sia delle numerose opere sparse nel Maceratese, che fuori regione – sotto la guida del docente Emanuele Bajo.

Infine, prosegue il rilievo grafico e la catalogazione degli altari lignei e delle sculture allocati nelle principali chiese settempedane sotto la guida rispettivamente dei docenti Paolo Gobbi e Luca Maria Cristini, architetto e direttore dell’Ufficio Beni Culturali della diocesi di Camerino-San Severino Marche. «Abbiamo catalogato quasi 140 opere di Venanzio Bigioli – dichiarano Gobbi e Cristini – e intendiamo realizzare una monografia con le schede delle opere più significative, una mostra che raccolga le sculture e una brochure che guidi il turista alla scoperta delle opere di Bigioli esposte in provincia». Di certo, prosegue Cristini, «questo progetto culturale è destinato a lasciare una traccia indelebile anche per merito della sinergia attuata con l’Accademia».

Paola Taddei e Luca Maria Cristini
Paola Taddei e Luca Maria Cristini

Nel futuro del «Bigioli» è in programma anche un film documentario sulla vita dell’artista: assieme ai suoi studenti, vi sta lavorando il docente Massimo Angelucci Cominazzini.

Nello specifico, il Progetto prevede anche un agile Comitato tecnico-scientifico, con i membri individuati nell’ambito delle tre istituzioni proponenti il progetto: Accademia di Belle Arti di Macerata–IRM, Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche, Comune di San Severino Marche. Nella prima fase il comitato provvederà a definire e agevolare il lavoro di ricerca propedeutico, a coordinare le fasi esecutive delle attività didattiche, quindi a pianificare le manifestazioni pubbliche conclusive.

In vista delle manifestazioni pubbliche il Comitato di coordinamento, allargandosi ad altre figure, fungerà da Comitato organizzatore delle iniziative in programma. L’iniziativa sarà autofinanziata per quanto concerne la fase di ricerca effettuata nell’ambito delle attività didattiche dell’Accademia di Belle Arti-IRM. Per la realizzazione delle iniziative pubbliche finali, come la mostra, il catalogo delle opere e il documentario, sarà invece necessario richiedere contributi a Miur, enti locali, Istituzioni camerali e Fondazioni bancarie. “Investimenti” certamente non facili in tempi di crisi, ma necessari, perchè anche di arte, antica e preziosa, vive l’uomo.

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