«Affidarci al Sacramento ci fa creature nuove, capaci non solo di fare cose grandi, ma di vivere in modo grande le piccole cose di ogni giorno; di fare del poco che siamo un dono per gli altri». Lo ha spiegato il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nell’ultimo passaggio dell’omelia della Messa di apertura del Congresso eucaristico nazionale avvenuta ieri, giovedì 15 settembre, a piazza Matteotti, a Genova.

«La carità – ha puntualizzato – non ha muscoli da esibire, ma piccole anfore da portare, anfore comunque capaci di dissetare la sete dei poveri nel corpo e nello spirito». «Va in questa direzione – ha osservato il presidente della Cei – la colletta che domenica prossima viene fatta in tutte le nostre diocesi (leggi l’articolo): un segno di solidale condivisione che si aggiunge alla preghiera per quanti sono stati duramente colpiti dal terremoto nel centro Italia».

Ha poi aggiunto: «Intendiamo annunciare che Dio non è lontano, che nessuno è orfano in questo angosciato tempo, che non siamo vagabondi senza meta, che la solitudine non è il nostro destino, che l’ingiustizia non è l’ultima parola, perché tutti abbiamo una casa che ci  aspetta». È la missione dei credenti e il primo obiettivo del Congresso è portare la “luce” dell’Eucaristia «ai fratelli e alle sorelle di questo amato Paese». «Sappiamo che – nonostante segni contrari – un anelito, un’attesa, un desiderio di senso plenario batte anche nel cuore del nostro tempo», la convinzione del presidente della Cei, secondo il quale «non dobbiamo aver paura dell’apparente sordità, ma lasciare che questo battito salga lentamente dall’anima dell’uomo fino a farsi ricerca e scoperta. Portare la luce; non è forse questa la missione della Chiesa? Sì, è questa, come ci sollecita costantemente il Santo Padre».

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