L’assessore alle risorse idriche, Angelo Sciapichetti, e il presidente del Consorzio di Bonifica, Claudio Netti, hanno tenuto oggi, giovedì 15 settembre, in Regione una conferenza stampa per fare il punto della situazione sul viadotto Castreccioni nel Comune di Cingoli.

«Occorre, fare un’operazione verità – ha affermato Sciapichetti – perchè non esiste nessun rischio Vajont a Cingoli. E’ necessario evitare allarmismi inutili. Cingoli è a circa 100 km dall’epicentro del sisma, una distanza quasi pari a quella di Roma. Fare paragoni con quanto successo con la diga del Vajont è fuori da ogni logica. Abbiamo assistito a un crescendo di notizie e polemiche alle quali non abbiamo prestato attenzione perché occupati a dare risposte a problemi urgenti legati alla crisi sismica. Ora però è necessario rettificare le notizie, tranquillizzare la popolazione e che ciascuno si assuma le proprie responsabilità perché qui si è vicini al procurato allarme. La diga è in perfette condizioni e già dopo le prime ore dal sisma i tecnici della Protezione civile hanno fatto le prime verifiche. Diverso e noto da tempo è il problema di alcuni dei piloni che sorreggono il viadotto che attraversa l’invaso. Viadotto, che à bene sottolinearlo, è di proprietà del Comune di Cingoli a cui compete la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’opera. Anche qui sono intervenuti i nostri tecnici di protezione civile a seguito del terremoto ed è emerso che i problemi già noti da tempo si sono aggravati negli ultimi anni, ma non è affatto certo che il sisma abbia inciso su tali problemi. Dal 2006, a seguito di un accordo con l’Ambito territoriale ottimale il Comune di Cingoli ha ricevuto, con rate annuali, 4,556 milioni di euro per opere di manutenzione ordinaria e straordinaria su questo viadotto e altri 4,3 milioni riceverà da qui al 2024. Si tratta – prosegue l’Assessore – di risorse destinate a interventi puntualmente e dettagliatamente elencati dallo stesso Comune di Cingoli, tra cui la manutenzione straordinaria dei piloni oggetto della cronaca. Le risorse sono state e saranno messe a disposizione dall’Autorità d’Ambito ed è il Comune di Cingoli che deve chiarire come queste somme siano state spese. La Regione, oltre alle competenze di protezione civile immediatamente messe in atto a seguito del sisma, non ha competenze su questa vicenda e nonostante ciò ho avuto diversi contatti con il sindaco Filippo Saltamartini, per cui va anche smentita l’idea di una Regione assente o sorda. Sono pronto a un confronto pubblico con il Sindaco – conclude l’Assessore – a condizione che questi ritiri le affermazioni allarmistiche diffuse con una polemica incomprensibile che crea psicosi nell’opinione pubblica».

Sciapichetti, a sinistra, e Netti in conferenza stampa stamane in Regione (foto Maurizio Rillo)
Sciapichetti, a sinistra, e Netti in conferenza stampa stamane in Regione
(foto Maurizio Rillo)

«Tra qualche giorno – ha detto Netti – verranno effettuate le prove di carico sul viadotto, che seguono le verifiche già effettuate a seguito del sisma. Ma va detto chiaramente che se per pura ipotesi dovesse crollare l’intero viadotto, nemmeno una goccia d’acqua tracimerebbe dalla diga di Castreccioni. Diga in perfette condizioni, che non ha subito il benché minimo impatto dal terremoto e che fu costruita secondo criteri che rispettano anche le normative antisismiche più recenti. Il problema del viadotto è noto da tempo e non è nato con il terremoto del 24 agosto. Peraltro, va detto che un amministratore accorto come Ezio Cintioni, mio predecessore al Consorzio di Bonifica, era contrario a questo ponte per la semplice regola che meno opere in acqua si fanno e meglio è. Per i costi di manutenzione che comporta e per l’impatto paesistico ambientale che procura, molto meglio sarebbe la sua demolizione e valorizzare la viabilità alternativa. Le molteplici analisi fatte sul calcestruzzo dicono che c’è addirittura eccedenza di cemento. Quello che è mancato e che ha portato alle lesioni e la carenza di manutenzione. Quel ponte in lungimirante anticipo fu dotato persino di diffusori antisismici e anche qualora alcuni di questi fossero stati originariamente montati male, come è stato detto, con le ingenti risorse messe a disposizione per la manutenzione il problema sarebbe stato risolto e non avrebbe comunque sia avuto riflessi sulle lesioni che oggi si manifestano».

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