O di Obiettori di coscienza… in servizio civile

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In occasione del Convegno ecclesiale del 1976 la Caritas ha ricevuto dalla Chiesa italiana il compito di promuovere l’obiezione di coscienza e il servizio civile, un’alternativa al servizio militare. La Caritas prosegue ancora oggi con rinnovata convinzione il proprio impegno sul versante del Servizio civile nazionale (legge 64/2001). Si tratta di una proposta scelta liberamente dal giovane della durata di 12 mesi, per giovani dai 18 ai 28 anni, articolata su più aree d’intervento: dalla promozione delle relazioni, dei diritti umani e di cittadinanza al sostegno delle persone in stato di disagio alla sfida dell’immigrazione (guarda qui la fotogallery).

Nella Caritas diocesana di Macerata ad oggi oltre 90 giovani hanno svolto il servizio civile. Hanno appena concluso il loro viaggio i tre ragazzi che hanno partecipato al progetto “Solidarietà diffusa Macerata”, portando con orgoglio e passione i principi e i valori del servizio civile. Ci raccontano così la loro esperienza.

«Il nostro viaggio è iniziato il 14 settembre 2015, tra perplessità, dubbi, e rinunce siamo arrivati al traguardo. In questo viaggio ci hanno accompagnato testi di canzoni più o meno popolari che racchiudono il nostro anno e vorremo condividerle con voi.

Durante il viaggio abbiamo imparato a “vivere il nostro tempo e starci bene dentro”, come direbbe Piero Pelù, ed è stato un viaggio alla scoperta del “senso” del nostro servizio, direbbe Vasco.  Ci siamo trovati ad ascoltare gli altri, a portare equilibrio ai volontari, a vedere le persone in tutto il loro essere portando loro un ascolto più profondo e meno istituzionale, evitando il pregiudizio come in “Bocca di rosa” di De André.

Il viaggio è come nella canzone di Giusi Ferreri “Roma Bangkok”, “andata senza ritorno”!! Perché, nel bene e nel male quando decidi di fare il servizio civile e quindi di fermarti un attimo donando un anno a te stesso e agli altri è inevitabile uscirne cambiati, cresciuti e con la consapevolezza che non hai buttato via del tempo, ma che in questo periodo hai investito su te stesso, incontrando dei ragazzi che come direbbe Max Gazzè “prendo la vita com’è, non la faccio finita, incrocio le dita e mi bevo un caffè”, scoprendo le proprie attitudini e i propri limiti.

Oltre ad occuparci del nostro progetto riguardante il disagio adulto abbiamo cercato nel nostro piccolo di combattere l’indifferenza sull’immigrazione, portando nelle scuole le testimonianze degli ospiti del Centro di Ascolto e Accoglienza di Macerata e i dati reali sull’immigrazione, perché come dice De André “se la paura di guardare vi ha fatto chinare il mento…e vi siete detti non sta succedendo niente… per quanto vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti”.

Quest’anno è volato, ma guardandoci indietro possiamo essere fieri del nostro lavoro, reso possibile solo attraverso la costante presenza del nostro OLP Emanuele, delle nostre responsabili Giulia, Sonia, Noemi, del direttore Mario e dei collaboratori Elisa, Silvia, Emanuele S, Giancarlo e Alessandro R.

Sicuramente scuola di vita sono stati i volontari dei centri coinvolti nel progetto, nominarli tutti sarebbe impossibile, ma nel loro cuore sanno di chi stiamo parlando. A tutti voi: grazie!

E come dicono i Pooh “mi dispiace devo andare il mio posto è là” …. Là fuori dove continueremo a portare questa esperienza, cercando di coinvolgere altri giovani che come noi vogliono lasciare un po’ di loro stessi all’interno della Caritas e della comunità diventando cittadini attivi di questo tempo dove l’egoismo prevale.”

Le buone abitudini: THE CLOCK in Servizio Civile 

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