La Festa del Perdono tra il sacro e gli eventi civili

I cambiamenti nel tempo e secondo le necessità dovute al terremoto della manifestazione

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Entrano nel vivo le celebrazioni per la ricorrenza di san Nicola (morto a Tolentino il 10 settembre 1305, nato a Sant’Angelo in Pontano nel 1245). Non è il patrono, ma si dice “tutto per Nico’ niente per Cate'” a sottolineare il maggiore spazio che da sempre la città riserva a questa festa rispetto a quella del patrono san Catervo (17 ottobre).

La preferenza rispecchia la devozione di cui gode San Nicola, diffusa in tutto il mondo, ed è sottolineata dalla concessione che la Chiesa ha fatto, tramite papa Bonifacio IX, nel 1390, dell’indulgenza plenaria a chi visitasse la tomba del Santo entro gli otto giorni dalla data della sua morte. È la cosiddetta Festa del Perdono, che quest’anno si celebra domenica 18 settembre. Punto di arrivo della lunga preparazione dal 1° settembre (leggi qui il programma). Come per ogni festa religiosa, ha un suo profondo significato affiancare ai tanti momenti liturgici e di riflessione religiosa, appuntamenti diversi che sottolineano il desiderio della gente di trovarsi insieme e condividere occasioni che appaiono di semplice svago. Tenendo presente che forse è proprio la coscienza del Perdono (esperienza centrale in questo anno della Misericordia) che rende capaci di poter affrontare e valorizzare la realtà intera.

In origine, fino a non molti anni fa, era in effetti un’unica “commissione” composta da padri Agostiniani e laici a predisporre il programma unico, in cui ogni occasione coerentemente avesse lo scopo di “preparare” il momento centrale e culminante della giornata del Perdono. Negli anni si è passati più ad un settembre tolentinate in cui scorrono parallelamente il programma religioso, le iniziative di spettacolo o ricreative, e quelle cosiddette culturali. Con l’attenzione minima di evitare coincidenze e sovrapposizioni. Probabilmente una scelta anche opportuna. Ad ognuno il suo.

Solo che in molti resta ferma l’idea che tutto invece ruoti intorno a san Nicola (il Comune provvede a stampare un manifesto unico distinguendo programma religioso e civile, con lo sfondo di una immagine molto bella di san Nicola) ed ai suoi frati, dai quali deriverebbero tutte le scelte. Nel bene e nel male. Nell’inizio di discussione avviata online, senza molto successo, nei giorni scorsi, sull’opportunità o meno di fare i fuochi di artificio, in relazione al terremoto, qualcuno provava a sostenere che la decisione fosse indirizzata dagli Agostiniani. Come se i fuochi rappresentassero un particolare interesse religioso, avendo forse a che fare con l’ardore della fede.

manifesto-san-nicola-2016

I fuochi non ci sono. È una scelta rispettabile: i soldi non li prenderà la ditta che li prepara ed andranno ai terremotati (ma non sarebbe stata un’infamia farli, raccogliendo offerte dal pubblico presente, come ha fatto Senigallia). È comunque normale che le feste risentano di quanto accade intorno e ne tengano conto. Così come accade a Tolentino con la tradizionale Fiera del Perdono che si terrà in viale Giovanni XXIII, dove è stato trasferito anche il mercato settimanale. Cambi di luoghi e date obbligati, che però possono portare a sovrapposizioni multiple nel programma.

Terna di appuntamenti venerdì 9 settembre, tutti alle 21,15. Il primo presso la Basilica San Nicola: testimonianza di Susanna Bo autrice del libro La Buona Battaglia; l’altro presso l’auditorium della Biblioteca Filelfica, con Luca Violini in Chiamatemi don Tonino… sulla figura di Tonino Bello; infine, stessa ora in piazza della Libertà, Un gran varietà di solidarietà con vari personaggi emergenti dello spettacolo, con raccolta fondi per i terremotati. Tanta grazia di appuntamenti si poteva meglio distribuire, ma qualcuno difetta forse di comunicazione…

Prendiamola comunque come occasione per ognuno di mettere in moto la propria libertà. E non lamentiamoci che a Tolentino non c’è mai niente.

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