Pubblichiamo la parole pronunciate dal nostro vescovo, monsignor Nazzareno Marconi, in occasione della santa Messa celebrata in piazza della Libertà a Macerata per la solennità della Mater Misericordiae, patrona della Diocesi.

29434244206_927c8fb0e6_oMacerata e Maria, Madre della Misericordia
Credo che sia chiaro a tutti che celebrare la festa della Mater Misericordiae in quest’anno, nell’anno Santo della misericordia che, nella lettera di indizione, papa Francesco ha dedicato e ha posto sotto la sua protezione ha proprio un valore particolare. All’inizio dell’anno Santo io chiesi a tutti voi, alla nostra gente, in particolare ai maceratesi di farsi onore come civitas mariae, come città che ha al suo centro la Mater Misericordie. E devo dire grazie, già ora, perché c’è stata una testimonianza di fede, forte, si è visto che c’è un legame tra la nostra gente, la nostra terra e questo bellissimo titolo dato a maria Madre della misericordia. Se volete ci sono anche i numeri: più di 12500 persone sono venute in pellegrinaggio finora al santuario della Mater Misericordiae e questi sono quelli che abbiamo contato. Un segno forte.

Maria, immagine della misericordia di Dio
Al centro della celebrazione di oggi c’è un canto: Maria canta il Magnificat. Maria loda Dio nel canto e canta in particolare la misericordia di Dio. Per due volte, all’inizio e alla fine del Magnificat, la Madonna esalta la Misericordia di Dio e il ricordo di questa Misericordia che attraversa la storia. L’amore Misericordioso di Dio ha segnato tutta la storia del suo popolo dice Maria. Ma la madonna non solo canta la Misericordia è lei stessa l’immagine più bella di un aspetto della Misericordia di Dio; per questo è la Mater della Misericordia. La parola Misericordia nella lingua della bibbia è espressa da tanti termini; c’è n’è uno particolare, un termine ebraico raham che vuol dire l’utero, il grembo, e ci dice che nell’amore misericordioso di Dio c’è un aspetto femminile che ricorda il grembo e Maria ci rivela questo aspetto.

L’accoglienza e il dono della vita
Perché la parola grembo, l’utero che da la vita, viene usata per chiamare l’amore di Dio? Un amore materno. Perché il grembo è il luogo accogliente che genera la vita e sono questi due temi, l’accoglienza e il dono della vita, che caratterizzano il femminile e ci spiegano questo aspetto dell’amore di Dio che non è solo un’amore maschile: l’uomo e la donna sono fatti a immagine di Dio e tutto è in Dio. C’è il maschile e il femminile e questo aspetto femminile dell’amore di Dio ha questi due tratti caratteristici: la misericordia e la capacità di accogliere come il grembo.

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L’amore di Dio
Accogliamo l’altro così com’è se siamo misericordiosi. Come un grembo materno accoglie un bambino e lo fa crescere senza distinguere se è bello o brutto, se è maschio e femmina, se è forte o debole, se è sano o è malato. Il grembo accoglie. Un’amore che sa accogliere è un amore misericordioso. Un amore che non sa accogliere non è misericordioso e non è amore, e non rivela la bellezza del femminile; così la misericordia è anche dono di vita, il grembo materno genera la vita, si svuota perché il bambino possa vivere una vita autonoma. Mi è capitato di vedere qualche mamma che pochi giorni dopo il parto mette la mano sul ventre: capisce che si è svuotata, si è, in qualche modo, impoverita ma perché questa vita possa vivere. È il segno più bello dell’amore di Dio, che si svuota di tutto per dare vita. L’amore di Dio è sempre un amore gratuito, sempre generoso. Un amore egoista, un amore chiuso in se non è amore misericordioso e non è amore, e non rivela per nulla la bellezza del femminile.

La bellezza del femminile
La nostra società, come dice spesso il papa, non valorizza il femminile: è una società di uomini e per gli uomini. Io faccio l’esegeta e stando attento alla parole ho scoperto alcune cose. Per esempio la parola potere è maschile, la parola società è femminile; e non è un caso. Nel nostro mondo le donne sono valutate, ed assumono potere, molto spesso solo se imitano gli uomini; solo se accettano di rinunciare al meglio della loro femminilità che è accoglienza e dono di se. Sta emergendo un mondo di donne vestite da uomini di potere che a volte si comportano come loro, spero non peggio. Il femminile che imita il peggio del maschile non mi piace. Un mondo che funziona così torna indietro, non va avanti. Invece il potere dovrebbe imparare il femminile dell’autorevolezza. Oppure il potere dovrebbe essere vissuto come servizio; servizio è un nome maschile, perché non è che tutto il maschile è sbagliato: è un bellissimo nome maschile. Anche nel maschile c’è tanto di positivo invece purtroppo accade il contrario; accade che la società si converte in gruppi di potere in guerra tra loro. Sarebbe bello se il potere diventasse servizio sociale.

IMG_7347Madre Teresa modello per le donne del futuro
Vedete, una società, un mondo che valorizza tutta la ricchezza del maschile e del femminile è più bella, è innegabile. Che la nostra società non perda la misericordia. Che la nostra società non perda i valori che esprimono il femminile di Dio e che le donne sono chiamate a testimoniare. Oggi celebriamo con gioia proprio questo: Maria che rivelandoci la misericordia ci ha rivelato i grandi valori del femminile di Dio, cioè l’accoglienza e il dono di se. Questi valori dovremmo viverli e ho pensato che non era un caso che oggi festeggiavamo madre Teresa che diventa santa. Ne abbiamo una reliquia qui, in mezzo a noi, che segna una presenza forte: Madre Teresa di Calcutta la piccola madre, come la chiamavano, era una grandissima donna, una donna molto influente dotata di una grandissima autorità morale, tanto che ha vinto anche il premio Nobel per la pace ma non è mai stata una donna di potere. È rimasta sempre profondamente femminile. Permettetemi una cosa, senza che si offendano le suore: inventando il suo ordine di suore invece di inventare un nuovo vestito per le consorelle, che di solito non sono molto belli, gli ha messo i sari indiani che sono di un’eleganza straordinaria. Una donna che sa lodare la bellezza. È stata la madre dell’accoglienza e del dono gratuito di sé. Una donna che amava la vita e lottava con coraggio e determinazione perché tutti potessero vivere. Vorrei che nella società del futuro le ragazze e le donne guardassero a lei come un vero modello. Macerata è la “Civitas Mariae” desidererei davvero che da qui dalla nostra città partisse con rinnovato orgoglio un cammino delle donne che non vogliono essere bambole di plastica e giocattoli per i potenti ma donne orgogliose della loro femminilità. Una femminilità che è autorità e servizio, che accoglie e fa vivere.

Un mondo fatto a immagine dell’Unico Dio
Maria nel magnificat canta la Misericordia di Dio che fa cadere i potenti e innalza gli umili. Un mondo che sappia valorizzare, in una vera e profonda uguaglianza, il meglio del maschile e del femminile è un mondo di donne di uomini fatto a immagine dell’unico Dio. Credo che l’esempio di Madre Teresa e della Mater Misericordia ci chiedono di riflettere su questo valore che è un valore umano e cristiano. Ecco, domandiamo davvero, alla Mater Misericordiae di proteggerci nel cammino di una vera civiltà che vada avanti.

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Questo il video della Messa:

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