Fabrizio e il suo labrador tra le macerie di Amatrice

«Abbiamo visto il coraggio di un popolo fiero»

0
234

Si muove agile tra le macerie, sotto lo sguardo vigile del suo conduttore. Anche dal suo fiuto dipende la vita di chi non ha avuto il tempo o la forza di correre fuori casa prima che tutto crollasse. Jack è un labrador, un cane da superficie, valanghe e macerie. Annusa tutto, poi si volta al suo padrone, in un modo che solo lui sa comprendere, è il segnale. Potrebbe esserci qualcuno sepolto sotto le macerie. Jack torna dal padrone, si prende la sua carezza e attende. Arrivano i medici e i tecnici specializzati nel recupero dei dispersi. Si sentono lamenti, espressioni di dolore, ma sono segni di vita. Le macerie vengono rimosse un po’ alla volta, per evitare altri crolli. Entra aria e luce nel cratere. Stavolta è andata bene. Una vita è salva.

Jack e Fabrizio, lavorano in coppia da diversi anni, ormai. Si sono piaciuti subito i due. Sin dal primo momento, quando Jack, ancora cucciolo e in attesa di essere adottato, si avventava contro i lacci delle scarpe di Fabrizio, cognome Fracassi, originario di Trasacco (Aq), in forza al IX Regimento Alpini dell’Esercito e membro dell’unità cinofila del Soccorso Alpino di Rieti. Una storia nata quasi per caso con la decisione di Fabrizio – che dopo essere rimasto travolto da una valanga durante un’operazione di soccorso poi andata a buon fine – di prendere un cane da addestrare a valanga.

«All’inizio – racconta il soccorritore – avevo scelto un altro cane ma poi ho visto questo cucciolo che mi scioglieva le scarpe ed è stato amore a prima vista. Grazie al Soccorso Alpino ho voluto addestrarlo anche per superfici e macerie. Lavoriamo insieme da quando era un cucciolo di pochi mesi. Jack mi aiuta anche quando le cose non vanno bene, quando i ritrovamenti non vanno a buon fine e ci sono solo cadaveri e nessun superstite. È in questi momenti che ti fa le feste, ti lecca, ti incoraggia. Quell’incoraggiamento che una persona non può darti anche per l’angoscia che un uomo prova in quei momenti. Un cane nonostante tutto ti sorride».

Jack è stato tra i primi ad arrivare ad Amatrice insieme al suo conduttore. «La notte del terremoto abbiamo ricevuto la chiamata e siamo partiti subito, zaini sempre pronti, con i materiali utili alle emergenze – ricorda Fabrizio – arrivati sul posto abbiamo cominciato le ricerche. Davanti a noi solo macerie fumanti e tanti abitanti che avevano trovato rifugio in strada ma che si stavano prodigando come potevano per dare aiuto a chi era rimasto sotto le macerie. In quel momento servivano tante braccia. Tutte erano necessarie perché quando il cane segnala bisogna scavare per cercare di tirare subito fuori la persona e nel migliore dei modi. Ho visto gente che non si è tirata indietro davanti a niente e che faceva il possibile per rendersi utile e cercare tra le macerie».

Una gara di solidarietà nella quale anche il labrador Jack ha fatto la sua parte. Con la potenza del suo fiuto. Spiega Fabrizio: «Jack è un cane da superficie, fiuta e va per esclusione, vale a dire che se – a titolo di esempio – vede e annusa 15 persone ma sente 16 odori, si dirige sul posto da dove proviene l’odore della persona che non vede. Ne segnala il punto. Ma le macerie non sono un terreno regolare, gli odori delle persone potrebbero arrivare anche da metri di distanza». A questo punto interviene il conduttore che, conoscendo i movimenti del cane, circoscrive il luogo dove potrebbe essere sepolta la persona. «Il cane è un animale molto espressivo – spiega Fabrizio – quando Jack fa un movimento circolare con la coda vuole dire che ha trovato una traccia, il muso troppo basso indica che non è in modalità ricerca ma è solo curioso degli odori che trova, se abbaia più o meno forte, più o meno costante, potrebbe voler dire che ci sono più persone disperse sotto le macerie».

L’efficacia del servizio sta tutta nella preparazione quotidiana, nell’allenamento. «L’umanità e la voglia di salvare le persone resta il motore di tutto», rimarca il soccorritore abruzzese che ringrazia tutte quelle persone, abitanti di Amatrice soprattutto, che “ci hanno dato utili informazioni relative al posizionamento delle abitazioni colpite, la disposizione delle stanze, e dei servizi. Preziose per localizzare con maggiore precisione i sepolti”. Di quei momenti Fabrizio ricorda “la corsa contro il tempo per estrarli” e la cura delle operazioni. «Ogni piccolo spostamento di materiale avrebbe potuto causare ulteriori crolli e peggiorare la situazione». La bravura dei tecnici, dei medici, dell’elisoccorso. «Solo un lavoro coordinato con gli altri soccorritori offre la certezza di un intervento tempestivo e soprattutto efficace. Anche questo salva la vita delle persone». Ma c’è un valore aggiunto che esce prepotente in questi momenti drammatici come il sisma.

«È l’umanità e la forza di tante persone. Quando eravamo tra le macerie, ad Amatrice, – ricorda il soccorritore – ho visto e sentito l’umanità e la forza di un popolo fiero che non ha esitato a mettere a repentaglio la propria vita per aiutare chi era in difficoltà. Noi siamo operatori preparati ma loro no. Non si sono tirati indietro davanti al bisogno. Ho visto persone, anche colleghi, che pur avendo perso tutto, affetti e abitazioni, si prodigavano per aiutare. Persone da ammirare, testimoni viventi che esiste umanità in ogni persona. Questo mi rincuora e mi fa sperare che ci può essere un futuro anche dopo un sisma così devastante.

La solidarietà e la generosità del cuore – conclude – sono i primi mattoni della ricostruzione morale e materiale».

Daniele Rocchi

Print Friendly

Comments

comments