«Avevo preparato la catechesi di oggi, come per tutti i mercoledì di questo anno della Misericordia, sull’argomento della vicinanza di Gesù. Ma dinanzi alla notizia del terremoto che ha colpito il centro d’Italia, devastando intere zone e lasciando morti e feriti, non posso non esprimere il mio grande dolore e la mia vicinanza a tutte le persone presenti nei luoghi colpiti dalle scosse, a tutte le persone che hanno perso i loro cari e a quelle che ancora si sentono scosse dalla paura e dal terrore».

Queste sono state le parole di papa Francesco stamani in piazza san Pietro, rivolte ai fedeli convenuti per la consueta Udienza generale del mercoledì. Quindi, esprimendo dolore per le vittime del sisma che ha sconvolto Lazio, Marche e Umbria, il Pontefice, come riferisce l’agenzia Sir, ha annunciato la decisione di rinviare alla prossima settimana la catechesi e ha invitato i presenti a recitare con lui il Rosario per le vittime. «Sentire il sindaco di Amatrice dire: ‘Il paese non c’è più – ha proseguito il Santo Padre – e sapere che tra i morti ci sono anche i bambini mi commuove davvero tanto. E per questo voglio assicurare a tutte queste persone nei pressi di Accumoli, Amatrice o altrove, nella diocesi di Rieti, di Ascoli Piceno e le altre in tutto il Lazio e l’Umbria e nelle Marche, la preghiera e dire loro di essere sicure della carezza e dell’abbraccio di tutta la Chiesa che in questo momento desidera stringervi con il suo amore materno, anche del nostro abbraccio, qui, in piazza».

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La zona dell’Italia centrale colpita dal sisma

Nel Lazio. Purtroppo, come riferisce ancora il Sir, continua a crescere il numero dei morti accertati a causa del terremoto che ha colpito stanotte l’Italia centrale (leggi Qui il servizio): al momento «sono 38 le vittime accertate: di queste 10 nella zona di Arquata e 28 nella zona laziale tra Accumuli e Amatrice – spiega in una conferenza stampa Immacolata Postiglione, capo dell’Ufficio emergenza della Protezione civile -, ma i dati sono in continua evoluzione. Ci sono ancora persone sotto le macerie e dispersi e quindi temiamo che questo conto possa ancora salire». Ad Amatrice, avverte Postiglione, adesso i soccorsi stanno arrivando alle ultime zone da controllare. I soccorsi sono stati resi ancora più difficili per la condizione delle strade e perché il terremoto è avvenuto di notte, con poca la visibilità. Pesanti i danni anche alle strutture e infrastrutture delle zone colpite dal sisma.

Un aggiornamento in tempo reale arriva dalla Diocesi di Rieti, dove vive e lavora il giornalista Davide Fabrizi, capo redattore del settimanale Frontiera. «La situazione è terribile. Le foto aeree dei paesi colpiti da terremoto lasciano senza fiato. Dove poche ore fa c’era un centro abitato, si trovano solo polvere e macerie. E non è ancora possibile capire quante persone sono rimaste travolte dai crolli. Dalle ultime notizie, ad Amatrice la macchina dei soccorsi procede. Pare che la situazione sia più difficile ad Accumoli, dove si fatica di più a raggiungere i luoghi dei crolli. Dalla macchina dei soccorsi arriva un appello a non intasare la Salaria per facilitare l’arrivo e la gestione degli aiuti. La Caritas diocesana ha tempestivamente provveduto ad inviare i primi aiuti: viveri, coperte e generi di prima necessità, ma si sta già ragionando su come ampliare l’intervento». Il vescovo della Diocesi reatina, monsignor Domenico Pompili, da quasi un anno alla guida della comunità laziale, era a Lourdes al momento della tragedia e sta rientrando immediatamente in Italia per essere vicino ai terremotati.

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Nelle Marche. Diverse, come ormai tristemente noto, le vittime ad Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli, sul lato marchigiano del sisma quasi al confine con il Lazio. Tantissimi i dispersi: si calcola siano un centinaio sui 135 abitanti. Si cercano altri dispersi anche ad Arquata, residenti e persone ancora intrappolati. A Pescara del Tronto estratti vivi due fratellini di 4 e 7 anni, ospiti a casa della nonna che li ha salvati mettendoli sotto il letto: per i soccorritori è una corsa contro il tempo».

A raccontare, inoltre, la misura di questa immane tragedia è il vescovo di Ascoli-Piceno, monsignor Giovanni D’Ercole, che in piena notte, non ha esitato a raggiungere in auto le zone terremotate per essere più vicino alla sua gente. «Buio e grida, come un bombardamento che ha distrutto tutto», spiega nell’intervista concessa all’agenzia della Cei subito dopo il devastante terremoto. Attenzione e controllo costante della situazione confermata anche da don Giampiero Cinelli, direttore dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali della diocesi ascolana, che non nasconde l’emozione ma anche la determinazione – subito dimostrata da tutta la realtà civile e religiosa delle Marche, con volontari e operatori sanitari pronti a garantire immediata disponibilità per i soccorsi -, nel reagire di fronte a questo imprevedibile tragedia: «Qui ad Ascoli, a parte l’immane spavento, la popolazione sta bene, anche se non mancano i danni: qualche cornicione crollato in centro e qualche crepa. La situazione, come si sa, è più difficile nei paesi vicini all’epicentro. Conosco persone che, fortunatamente, sono state estratte vive dagli edifici. Il vescovo D’Ercole è vicino ai familiari delle vittime e agli sfollati e anche la Caritas diocesana si è messa in moto. Confidiamo nella speranza e continuiamo
a pregare sant’Emidio…».

Già, la preghiera. L’unica “forza”, oltre a quella materiale, delle mani che scavano tra le macerie e della solidarietà concreta che sta giungendo da tutta Italia, attraverso cui essere vicino a questa povera gente svegliata di notte dalla morte più tremenda.

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